Ecco un altro articolo della serie "opinioni a piccoli sorsi", dove raccolgo commenti più o meno brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. In questo caso parliamo di tre (facciamo due e mezzo, va) videogiochi di genere "sparatutto in prima persona" o FPS. Tutti di ambientazione fantascientifica e tutti avuti gratis su PC grazie a promozioni varie.
Prey (2017)
Remake dell'omonimo videogioco del 2006, questo gioco (che ho avuto gratuitamente grazie all'Epic Store) esplorativo/survival in prima persona ha avuto recensioni a dir poco entusiastiche, ma come mi succede spesso a me non ha fatto tutta questa impressione.
Come ho già fatto altre volte, raccolgo in questo articolo le opinioni che ho scritto sul forum Zagortenay riguardo alle ultime storie uscite, modificandole un po' per renderle fruibili anche per chi non è un abituale frequentatore del forum in questione e quindi magari non ha già letto i volumi di cui si parla o non conosce a menadito la storia di Zagor.
Zagor 729-730: La regina della giungla, di Luigi Mignacco e Anna Lazzarini
Di tarzanidi era pieno il fumetto del secolo scorso, e anche Zagor era parte del gruppo, anche solo per il fatto che trovava sempre liane a cui aggrapparsi in un bosco teoricamente di conifere e latifoglie, anche se poi le storie erano di altro genere. In Bonelli ricordiamo Akim, ad esempio. Nell'editoriale del numero 729 Antonio Serra fa un elenco di tarzanidi donne, dal 1937 al 1993. Donne bellissime e dagli abiti succinti, tutte bianche come il latte nonostante vivessero per lo più in Africa, tutte perfettamente depilate come se andassero a fare la ceretta dall'estetista una volta a settimana, tutte pronte a invaghirsi del cacciatore bianco di turno, magari dopo averlo fatto girare un po' a vuoto per la giungla.
Queste donne vengono omaggiate in La regina della giungla, nella quale in Darkwood salta fuori l'ennesima valle nascosta dentro il cratere di un vulcano spento. È una storia veloce, breve (un albo e mezzo), divertente e ben disegnata. Ci sono alcune ingenuità e stranezze forse fuori moda (vedi ad esempio i personaggi che si chiamano come l'arma che usano), ma io penso che sia tutto voluto, per riprendere e omaggiare quelle dei fumetti degli anni '40-'50-'60 di riferimento, dei quali ammetto di aver letto pochissimo.
Stavolta prendiamo in esame due capitoli della saga di Tomb Raider. Due capitoli in realtà molto diversi tra di loro, ma sempre di Tomb Raider si tratta.
Rise of the tomb Raider (PC, 2015)
Mi sono accaparrato tutti e tre i Tomb Raider della saga cosiddetta "survivor timeline" gratuitamente grazie alle promozioni dell'Epic Store, ma la vita gira come vuole quindi è ormai da qualche anno che ce li ho ma solo adesso ho giocato al secondo. Quando giocherò il terzo probabilmente sarò in età pensionabile. No, scherzo: per me non arriverà mai l'età pensionabile. Che scherzo triste... lasciamo perdere, e partiamo del gioco: come in ogni sequel che si rispetti, anche Rise of the tomb Raider è come il primo, ma di più!
"Weird West" è un'etichetta abbastanza moderna, che in realtà non vuol dire
molto. Se il "weird" letterario è quel genere in cui succedono "cose strane",
spesso senza spiegazione, inquietanti senza però essere smaccatamente horror,
il termine "weird" abbinato a "western" si usa per indicare un po' tutte le
storie che abbiano un qualche elemento soprannaturale in ambientazione
western. Si vede che piace l'allitterazione. Quale che sia il modo di chiamarlo, ho sempre avuto una predilizione
per questo tipo di storie. Probabilmente è colpa di Zagor. Anzi, direi
sicuramente.
Ho letto svariati racconti "weird western" (nessun romanzo, ora che ci penso),
un sacco di fumetti contando anche Zagor e Tex (senza Zagor e Tex, molti meno), visto una manciata di film (non ne sono stati fatti poi molti, almeno
che mi risulti, e quei pochi sono per lo più dimenticabili).
E i videogiochi? Saranno stati più fortunati? Piazzare un po' di zombi e
vampiri nel Far West permette di creare un videogioco di successo?
Partiamo dall'inizio. In questo articolo prenderemo in considerazione
solo giochi effettivamente ambientati nel far west o in una qualche strana
versione dello stesso, non giochi con ambientazioni post-apocalittiche che
finiscono per assomigliare al far west, tipo Fallout per dirne
uno.
Cheyenne (1984)
Si tratta di uno sparatutto in prima persona a schermata fissa uscito per la
sala giochi, corredato di un fucile montato sul cabinato. Un nostro amico,
apparentemente del tutto rimbambito, passeggia avanti e indietro per lo
schermo, mentre intorno a lui chiunque e qualunque cosa cerca di ucciderlo.
Col nostro fucile dobbiamo colpire tutto quello che cerca di avvicinarglisi,
fino al livello successivo. Il gioco conta 7 quadri più alcuni
schemi bonus. Di questi quadri, la maggior parte sono a tema western diciamo
classico, ma sono presenti anche un cimitero e una città fantasma, nei quali i
nemici saranno fantasmi, scheletri, demoni e simili amenità. In questo
video si vede anche il cabinato.
Risposta alla domanda del titolo: lui no, ma la Disney ha comunque rispettato la sua quota di occhioni sgranati.
Il nuovo corso di Predator ormai è inarrestabile, diamo un'occhiata agli anni di uscita dei film: 1987 il primo, 1990 il secondo, poi saltiamo avanti di una quindicina d'anni per i due Alien Vs Predator (2004 e 2007) e per Predators (2010), usciti quindi a tre anni di distanza l'uno dall'altro. Ne sono passati altri 8 per il dimenticabile The Predator(2018), ma solo più 4 per Prey (2022). Altri tre anni, e saltano fuori addirittura due film nello stesso anno, Predator - Killer of killers e Predator: Badlands. Se continuano ad avvicinarsi arriveremo al punto che ne esce uno a settimana (meglio che sto zitto, o ci faranno davvero una serie tv). A tenere le redini di questo nuovo corso il regista Dan Trachtenberg, specializzato in seguiti a quanto pare, dato che il suo unico lavoro prima di diventare il nuovo profeta di Predator è stato 10 Cloverfield Lane, a sua volta sequel di Cloverfield. Non che desse grande fiducia all'inizio, dato che con Prey ha sfornato un film troppo impegnato a inserire tematiche femministe dove non andavano inserite, e pure male, e citazioni nostalgiche a pioggia. Decisioni sue o richieste della produzione? E chi lo sa, ma c'è da dire che il tiro è stato aggiustato con Killers of killers, una simpatica tamarrata, esagerata e divertente, in cui le citazioni erano ridotte al minimo e almeno erano solo citazioni e non mandavano avanti la trama, e le tematiche woke se proprio volevi trovarle le trovavi ma dovevi davvero impegnarti.
E ora questo Predator: Badlands, in cui Dan Trachtenberg si diverte a ribaltare un sacco di regole.
Stavolta parliamo di due film che compongono una saga di fantascienza cinese, che si basa su una premessa a dir poco GROSSA.
The Wandering Earth
Uscito nel 2019, il film è tratto da un libro di Cixin Liu, noto ultimamente anche qui per la Trilogia dei tre corpi.
Anche la Cina ha voluto fare il suo bel kolossal catastrofico, e dato che aveva voglia di esagerare ha immaginato la catastrofe più grande possibile: il sole sta per esplodere e bisogna spostare tutto il pianeta da un'altra parte! Con il sole che sta per espandersi e inglobare tutto il sistema solare, l'unica cosa da fare per salvare più gente possibile è spostare la Terra vicino a un altro sole. Vengono quindi costruiti migliaia di enormi motori a reazione da un lato del globo per dare la spinta e altre migliaia lungo l'equatore per mantenere la rotazione. Allontanandosi dal sole però la superficie diventa così fredda da essere inabitabile, e così gli umani, che comunque sono già stati decimati da catastrofi naturali precedenti, vivono in città sotterranee. La Terra, ora un'immensa astronave, inizia così il suo viaggio interstellare, portando con sé ciò che resta dell'umanità...
Ecco un altro articolo della serie "opinioni in pillole", dove raccolgo commenti più o meno brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. In questo caso parliamo un trittico di videogiochi di genere "run and gun" in 2D, che hanno anche la caratteristica di guardare al passato, in modi diversi.
Broforce (2015)
Broforce è un "run 'n gun", ossia un platform/sparatutto bidimensionale in cui bisogna correre da sinistra verso destra fino alla fine del livello, seccando lungo la strada qualsiasi cosa faccia l'errore di muoversi. Realizzato in un'ottima grafica in pixel art che richiama i quadrettoni dei giochi 8 bit (non che potrebbe mai girare davvero su una console 8 bit, comunque), Broforce si distingue dalla massa dei suoi simili (i vari Metal Slug in testa a tutti) per due particolarità.
Come ho già fatto altre volte, raccolgo in questo articolo le opinioni che ho scritto sul forum Zagortenay riguardo alle ultime storie uscite, modificandole un po' per renderle fruibili anche per chi non è un abituale frequentatore del forum in questione e quindi magari non ha già letto i volumi di cui si parla o non conosce a menadito la storia di Zagor.
La cacciatrice, Zagor 720 bis, di Moreno Burattini e Mauro Laurenti
Il primo numero in cui compariva Linneha era il bis del 2022, intitolato La vendicatrice. Questo invece si intitola La cacciatrice. Chissà se alla prossima apparizione il titolo dell'albo sarà quello giusto, con il titolo che spetta a Linneha fin dal primo momento, cioè La punitrice? Vedremo, intanto saluto il Zinefilo.
Ehi gente, un nuovo film su Predator! Alcuni franchise sono come i loro protagonisti, o meglio come i loro cattivi: Terminator, Alien, Predator, per quanto spari loro addosso usando infimi sequel come proiettili, ritornano sempre!
Per quanto io sia un amante dell'alieno cacciatore, e abbia adorato i primi due film (sì, sono uno dei pochi a cui è piaciuto un sacco anche Predator 2, mai capito perché sia così maltrattato), non posso certo definirmi un "esperto", dato che per esserlo dovrei conoscere bene anche lo sterminato universo espanso, tra libri, fumetti e videogiochi, che è derivato da quei film. Ma d'altronde non tutti sono IlZinefilo, anzi mi sa che non lo è quasi nessuno, visto che ben pochi dei sedicenti esperti hanno mai letto uno di questi fumetti, nonostante sia proprio grazie a loro che un franchise come quello di Predator è ancora così fiorente. Io libri non ne ho letto nessuno, ma almeno di fumetti e videogiochi qualcosa so. Tutto questo per dire che gli episodi di cui è composto questo film mi sono sembrati più vicini all'universo fumettistico dei Predator che a quello cinematografico, universo nel quale i Predator si sono già trovati più volte ad affrontare prede sparse nel tempo. Ma visto che i fumetti li leggono in quattro (beh, in Italia ne sono arrivati ben pochi, quindi gli italiani sono in parte giustificati), questa roba sembrerà una novità a chi conosce i Predator solo dai film. Da notare anche quello che credo sia il primo utilizzo del termine "Yautja" in un film, termine fin'ora appartenente solo all'universo espanso, peccato che sia una delle poche cose che questo film ha mantenuto dal "canone" stabilito dai fumetti stessi, se di canone si può parlare per qualcosa di così fumoso (l'altra, beh sarebbe spoiler quindi se preferite saltate oltre, è la camera di criostasi con tutti i guerrieri congelati, ripresa da un fumetto Marvel).
"Ma come si è ridotto Samurai Jack?" E' la prima cosa che viene in mente guardando il primo episodio dell'ultima stagione, e vale sia direttamente, riguardo al protagonista, sia indirettamente, riguardo alla serie a cui da il nome.
Ma andiamo con ordine. Ho adorato Primal, quindi, come avevo anticipato nel relativo articolo, mi sono procurato l'intera serie di Samurai Jack a opera dello stesso autore, Genndy Tartakovsky. La serie è andata in onda a partire dal 2001 per quattro stagioni, ed è la storia di un samurai cresciuto nell'antico Giappone e addestrato con l'unico scopo di sconfiggere un'entità malvagia, il demone Aku, che spadroneggiava sulle sue terre. Forte della sua spada magica, l'unica arma in grado di ferire Aku, il samurai sfida il demone a duello e questo, vistosi sul punto di essere sconfitto, crea un portale temporale che trasporta il samurai millenni nel futuro. Il samurai si ritrova così in un mondo nel quale la tecnologia ha raggiunto livelli fantascientifici, diventando una sorta di spazioporto abitato da creature provenienti da ogni regione dello spazio. Ma, soprattutto, è una dittatura sotto il giogo di Aku, che ha avuto campo libero per millenni per conquistare e dominare il mondo intero.
Temevo di non riuscire a vedere questo film al cinema, ma per fortuna una sala
dalle mie parti alla fine ha deciso di metterlo, anche se una settimana in
ritardo. Già, perché ci tenevo, perché a volte si devono sostenere i film
anche solo per il coraggio che hanno, il coraggio di fare "cose che
normalmente in Italia non si fanno", ma che solo se hanno successo possono
sperare di inaugurare un trend che possa tirare il cinema italiano fuori dal
pantano in cui si trova. Fortunatamente, non ho bisogno di consigliarvi
di andare a vedere La Città Proibita perché così sostenete un certo
modo di fare cinema in Italia: posso permettermi di consigliarvelo perché è
davvero un bel film. Farò di più, sprecando per La Città Proibita il
più grande complimento che si può fare a un film italiano: non sembra un film
italiano. Non c'è praticamente una sola inquadratura che sembri il tipico film
italiano, basti dire che nemmeno per un momento mi è venuto in mente René
Ferretti che grida "Biascica, apri tutto", cosa che mi succede quasi sempre.
Ho scoperto che, a partire dalla settima serie, Steel Ball Run, i capitoli di Jojo hanno iniziato a venire pubblicati su una rivista differente, da Weekly Shonen Jump a Ultra Jump magazine. Mentre la prima rivista era dedicata a un pubblico shōnen, cioè adolescenti (maschi), la seconda è per i seinen, cioè ragazzi (maschi) più grandi che però non possono ancora essere considerati adulti (tendenzialmente perché non hanno un lavoro). Il chè è avvenuto nel momento giusto, perché al termine della serie precedente, Stone Ocean, si verificava uno sconvolgimento temporale, per cui Steel ball run e seguenti sono ambientati in una realtà alternativa rispetto alle serie precedenti. Questo passaggio ha permesso ad Araki di spingere un po' di più sulla complessità delle sue trame (non che diventi Tolstoj). Per quanto riguarda il titolo della serie, semplicemente Araki stavolta voleva inserire nel titolo la parola "jojo". Ha scoperto che in greco il suffisso -lion ha significato di vangelo, o parola di Dio. Jojolion, quindi, signifiva all'incirca "Il vangelo di Jojo". Ma nella serie non c'è alcun riferimento religioso, quindi mi sa che semplicemente all'autore "suonava bene".
Sundered è un videogioco sviluppato da un team canadese, uno di quelli che non sai mai se definire "indie" o semplicemente "piccoli". Trattasi di un metroidvania 2D in grafica bidimensionale disegnata. Il metroidvania 2D è tra i miei generi videoludici preferiti, ma ultimamente, soprattutto grazie alla scena indipendente, è davvero difficile orientarsi nella marea di offerte in questo senso (se non sapete cos'è un metroidvania, ne diedi una spiegazione nell'articolo di Aliens infestation). Negli ultimi anni i metroidvania sono spuntati come funghi, e scegliere quale giocare diventa difficile, per fortuna ci vengono incontro occasioni come quella offerta dal recente bundle for Ukraine del sito itch.io, che con 10 euro da l'acceso a quasi mille tra videogiochi e manuali per giochi di ruolo e simili. Ed è pure beneficenza.
Sundered è per l'appunto uno dei giochi compresi nel bundle, e anche uno di quelli che da soli valgono il prezzo del pacchetto. La protagonista, Eshe, di etnia araba si direbbe, si ritrova nel deserto dove finisce in una surreale città sotterranea, dove un'entità che parla direttamente nella sua testa le affida l'incarico di... boh, in realtà non ho capito bene nonostante i sottotitoli in italiano, la storia è piuttosto criptica. Veniamo subito buttati nel mezzo dell'azione, intenti a esplorare corridoi e affettare mostri usciti da un incubo lovecraftiano. In effetti i riferimenti a Lovecraft e ai Miti di Cthulhu sono parecchi, sia nell'aspetto dei nemici che nei loro nomi, alcuni dei quali sono riconoscibili immediatamente.
Di film indiani non ne ho visti molti, perché ho la sensazione, spesso confermata da altri colleghi blogger, che la maggior parte non siano proprio il massimo, sebbene tra di loro si trovino diverse chicche. Qui sul blog trovate le mie opinioni su Enthiran,Enthitan 2.0. e RRR (che rimane il migliore tra i film indiani che ho visto, se dovete sceglierne uno solo scegliete quello). In questo articolo raccolgo le mie su altri due film d'azione indiani, accomunati dal far parte di una stessa saga.
So anche che questo film fa parte di un universo condiviso, quindi sono andato a informarmi un po'.
L'universo condiviso in questione si chiama Spy universe, dato che si parla appunto di film di spie d'azione, e comprende a oggi cinque film con altri quattro già programmati. I primi due sono Ek Tha Tiger e il suo seguito Tiger Zinda Hai, e War è il terzo, che comunque non ha nessun collegamento diretto con gli altri due. Presumo che ci sia qualche accenno a far capire che l'agenzia di spionaggio è sempre la stessa, ma non avendo visto i Tiger non saprei.
Ecco un altro articolo della serie "opinioni in pillole", dove raccolgo commenti più o meno brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. Questa volta ho messo insieme tre serie animate destinate a un pubblico adulto, che sia per il tono, per le tematiche, per la violenza o per le tre cose insieme. Questa non è roba per bambini!
Hazbin Hotel
Non ho capito bene la storia di questa serie. C'è un episodio pilota del 2019, poi non se ne è più parlato. Ma nel frattempo è uscito uno spin-off della serie disponibile gratuitamente su YouTube (anche in italiano, anzi è più facile da trovare di quello in lingua originale) intitolato Helluva Boss. Pur essendo già alla seconda stagione, per un totale di 20 episodi, Helluva Boss continua ad essere considerata uno spin off di una serie uscita dopo e molto più corta (anche se gli episodi sono più lunghi). Sia come sia, gli 8 episodi di Hazbin Hotel sono su Prime compresi nell'abbonamento base, e al momento in cui scrivo queste righe stanno avendo molto successo, e ispirando un mucchio di cosplayer.
Benvenuti alla seconda parte di questo piccolo speciale sulle opere tratte dalla Divina Commedia. Come già detto, non c'è nessuna pretesa di completezza, solo che per caso mi sono ritrovato a leggere/giocare diverse opere derivate dagli scritti del Sommo Poeta nel giro di poco tempo, quindi ho raccolto le mie opinioni al riguardo in questi tre articoli. Qui trovate il primo. Per il terzo, dovrete aspettare fino a martedì. Stavolta mi focalizzerò sui videogiochi.
Dante's Inferno (2010)
L'inferno dantesco è anche l'ambientazione di questo gioco d'azione per PS3,
PSP e Xbox 360. Il protagonista, però, non è il Dante poeta ma un altro tizio
con lo stesso nome, un veterano della terza crociata che viene ucciso durante
la stessa ma riesce a sconfiggere in duello la Morte (il primo combattimento è
anche il primo boss) e quindi a tornare in vita. Tornato a Firenze,
scopre che la sua amata Beatrice è stata rapita da Lucifero in persona, per
scopi misteriosi. Non esita dunque a gettarsi all'inseguimento del diavolo e
della sua amata, potendo muoversi liberamente all'Inferno forte del fatto di
aver già sconfitto la Morte, e armato della falce d'ossa che le ha strappato.
Qui distrugge più o meno tutto quello che incontra, guidato da Virgilio che
compare ogni tanto per accompagnarlo nel suo viaggio. Il poeta romano ha il
compito di dare informazioni su quanto ci aspetta declamandolo in versi, e
saltuariamente ci consegna dei potenziamenti.
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Questa volta parliamo di tre film fantastici, non nel senso che sono particolarmente belli, ma che appartengono al genere del fantastico! Dato che scrivo questi commenti subito dopo aver visto il film e poi li lascio a macerare tra le bozze in attesa di averne abbastanza per riempire un articolo, alcuni potrei averli visti anche molto tempo fa.
Ghostbusters Legacy
Ho sentito parlare solo male di questo film. In realtà non è poi così brutto. O meglio, non sarebbe così brutto se solo non...
Per il canovaccio di base, non si può nemmeno più parlare di già visto, talmente è un cliché trito e ritrito (ma di solito si usa nel fantasy): giovane (in questo caso giovani, sono due fratelli) normale o addirittura con problemi scopre di essere discendente di "qualcuno". In questo caso, i due fratelli in questione, figli di madre single e con problemi economici, scoprono di essere i nipoti di uno degli acchiappafantasmi che negli anni '80 salvarono New York e il mondo dalla distruzione (di quale non lo dirò, ma si capisce immediatamente). Gli episodi di fantasmi sono stati, a quanto pare, dei casi isolati limitati a quel periodo, quindi gli acchiappafantasmi si sono sciolti per mancanza di lavoro. Ma è un ciclo, e quindi i fantasmi stanno per tornare. Per fortuna i ragazzi trovano l'attrezzatura per affrontarli proprio al momento giusto...
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su
cose che ho visto/letto/giocato e a cui non mi andava di dedicare articoli più
lunghi e dettagliati. Questa volta parliamo di una manciata di fumetti
americani NON di supereroi, perché anche in America c'è vita oltre le tutine.
Visto che scrivo questi commentini subito dopo aver letto i fumetti e li tengo
lì per accumularli in attesa di averne abbastanza, alcuni potrei averli letti
davvero un sacco di tempo fa.
Demon, di Jason Shiga
Visto che la parte iniziale è molto intrigante, eviterò qualsiasi spoiler su
questa serie in quattro volumi da 240 pagine l'uno. Si tratta di una
storia di genere action-horror-thriller, basata su un particolare potere di
cui è dotato il protagonista e sull'ingegno dello stesso, che trova sempre
modi nuovi e più intricati di usarlo. Ricorda in questo opere come Death Note o Code Geass: Lelouch of the Rebellion, nei quali appunto
abbiamo personaggi dotati di intelletto superiore e poteri speciali. Altra
cosa che accomuna queste opere è il carattere del protagonista: totalmente privo
di empatia, non si ferma davanti a niente pur di raggiungere
il suo scopo, compreso uccidere con assoluta indifferenza centinaia di
persone. La storia narrata contrasta prepotentemente con lo stile di
disegno, che appare più adatto a un fumetto umoristico. Non sono sicuro di
quanto mi piaccia questo contrasto, con tutte queste morti orribili che vengono
mostrate in una grafica da cartone animato. Però se provo a immaginarlo con
uno stile realistico quello che ne viene fuori ha semplicemente una
caratteristica in meno che lo differenzi dalla massa, quindi alla fine è
giusto così. Non si può comunque dire che i disegni siano il massimo in
generale, nemmeno tenendo conto dello stile. In generale il fumetto mi è
piaciuto molto, lo stile di disegno diciamo che non mi ha dato fastidio,
l'unica cosa che secondo me poteva essere migliorata sono alcuni dialoghi
troppo lunghi che rendono psesante a momenti la lettura e che si potevano
sforbiciare. Comunque assolutamente consigliato. Se non avete problemi
con l'ìinglese,
potete leggervi l'opera integrale gratuitamente sul sito dell'autore. Altrimenti, Qui potete acquistare i volumi su Amazon.
Ok arrivo un po' in ritardo, visto che di questo gioco hanno già parlato tutti e ci hanno già giocato tutti, oltretutto questo brano aleggia tra le bozze del blog da almeno sei mesi ma ehi, che volete farci, io arrivo piano ma prima o poi arrivo.
Vampire Survivors è un gioco indipendente uscito su Steam nel 2022 e in seguito approdato anche su Android, che è la versione giocata da me.
Trattasi di un gioco incredibilmente semplice ma in grado di dare un'altrettanto incredibile assefuazione, portandolo a un successo che probabilmente nemmeno l'unico sviluppatore (musiche a parte), Luca Galante, si aspettava.
Controlliamo un personaggio, un cacciatore di vampiri, che si muove in delle arene apparentemente infinite (anche camminando sempre dritto non sono riuscito ad arrivare a una "parete"), molto scarne, con pochissimi elementi decorativi e architettonici. Il personaggio spara da solo, quindi tutto quello che dobbiamo fare noi è schivare i nemici che ci arrivano addosso da ogni direzione. Uccidendoli questi rilasciano delle gemme che, raccolte, ci danno punti esperienza. Con i punti esperienza si possono potenziare le armi. Possiamo avere fino a 6 armi e altrettanti elementi di supporto (oggetti che aumentano la velocità o permettono di raccogliere le gemme da più lontano o altro ancora). Sparsi per le arene o sbloccabili salendo di livello si trovano decine di armi e potenziamenti diversi. A ogni partita si inizia con zero potenziamenti e una sola arma. Lo scopo è sopravvivere per 30 minuti a ondate sempre più numerose di nemici sempre più potenti, potenziando le nostre armi fino a diventare vortici di distruzione inarrestabili. Al minuto 30 arriva la Morte e ci fa fuori comunque.
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Questa volta parliamo di tre film d'animazione americani usciti nel 2023, due al cinema e uno direttamente in streaming. Le opinioni sono nell'ordine in cui ho visto i film e sono state scritte subito dopo la visione, quindi anche a diverso tempo di distanza l'una dall'altra.
Nimona
Nimona è una notevole sorpresa, un film d'animazione avventuroso-fantasy-fantascientifico divertente e con una storia appassionante.
Certo, il protagonista omosessuale farà gridare a molti qualche frase fatta sulle pietanze cucinate con il woke, ma a parte che potranno vivere delle avventure pure gli omosessuali, in questo caso non può davvero essere considerato un problema, dato che non risulta forzato e anzi è giustificato dalla storia, che senza questo particolare avrebbe dovuto essere chiaramente diversa.
Un po' più forzate le diverse etnie dei personaggi, che stonano parecchio con l'ambientazione: in una città che da 1000 anni è chiusa tra mura da cui nessuno entra e nessuno esce, da dove arrivano le popolazioni delle diverse etnie? Non si parla mai di minoranze chiuse in sé stesse, anzi, quindi sarebbe logico che dopo 1000 anni il sangue si sia diluito. Sembra una stupidaggine ma durante la visione ci si fa caso, soprattutto in questo periodo in cui l'argomento è sulla bocca di tutti. A mio figlio non ne è fregato nulla, comunque.