martedì 14 maggio 2024

Opinioni in pillole, videogiochi in 2D che non sono riuscito a finire: Teslagrad, Lucky Luna, Slain - Brack from Hell, Rising Hell

 Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ecco un altro articolo della serie "opinioni in pillole", dove raccolgo commenti più o meno brevi per cose che ho visto/letto/giocato. In questo caso parliamo di 4 videogiochi in 2D, che non sono riuscito a finire.


Teslagrad  recensione

Teslagrad (2013, giocato da me nella versione per Android)

Teslagrad è un puzzle-platform ambientato apparentemente al tempo della seconda guerra mondiale. In realtà siamo nel regno di Elektopia, governato da un re crudele, che ha ottenuto il potere distruggendo una setta di tecnomaghi che dominavano il potere dell'elettricità. Un giorno un bambino, inseguito dalle guardie del re per motivi inizialmente misteriosi, scappa entrando nella torre dei tecnomaghi, e qui inizia la sua scalata verso la cima.

Il gioco ha qualche elemento da metroidvania, ci sono delle sezioni inizialmente non raggiungibili che diventano disponibili dopo aver sbloccato nuovi poteri. Poca roba comunque, per la maggior parte è un platform abbastanza lineare diviso in quadri nei quali per proseguire oltre a saltare da una piattaforma all'altra bisognerà risolvere degli enigmi ambientali basati sul magnetismo. Poli uguali si respingono e poli uguali si attraggono, usando un guanto speciale potremo cambiare di polarità ad alcuni elementi dello scenario per ottenere vari effetti, e usando un particolare mantello con cappuccio potremo magnetizzare anche il protagonista. Esempio, maghetizzando positivamente il mantello potremo saltare e appenderci a un soffitto magnetizzato negativamente.

giovedì 9 maggio 2024

Gioco da tavolo: Light Speed Arena

Light Speed Arena kickstarter

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Non ho mai trattato prima l'argomento su questo blog, ma sono sempre stato moderatamente appassionato di giochi da tavolo. Negli ultimi mesi la mia passione si è acuita, complici due fattori: il primo è che mio figlio ha raggiunto l'età giusta per riuscire a giocare a molti giochi, il secondo è l'esistenza di un enorme numero di giochi cosiddetti "print and play", cioè giochi per i quali si scarica semplicemente il PDF e li si stampa poi per conto proprio. Ce ne sono molti a pagamento, e ovviamente i costi sono molto minori rispetto ai giochi acquistati in negozio (possono andare tra i 2 e i 6 euro, all'incirca), ma ce ne sono anche un sacco gratuiti, che non richiedono altro che una stampante e la voglia di mettersi a lavorare con forbici, colla e cartone.
Ma parleremo un'altra volta delle decine di giochi che ho già stampato e montato da me. Quello di cui voglio parlarvi oggi è Light Speed Arena, del quale è recentemente partita la campagna Kickstarter.

martedì 7 maggio 2024

Opinioni in pillole, film di Robert Eggers: The Northman, The Lighthouse

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ecco un altro articolo della serie "opinioni in pillole", dove raccolgo commenti più o meno brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché sempre più spesso mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. 
Stavolta metto insieme due film diretti dallo stesso regista. Li trovate nell'ordine in cui li ho visti, che è invertito rispetto all'ordine di uscita.

The Northman recensione

The Northman (2022)

Un film scritto dal regista dello stesso, Robert Eggers, con la collaborazione del poeta islandese Sjón (noto soprattutto per i testi delle canzoni di Björk, la quale ha a sua volta una piccola parte nel film): sembra quasi un esperimento, in tempi in cui i film sembrano sempre tratti da questo o da quello, e le sceneggiature originali sono rare come le volpi bianche. Ma non preoccupiamoci, in realtà anche The Northman è ispirato a qualcosa, e nello specifico alla leggenda di Amleth, personaggio della mitologia scandinava a cui anche Shakesperare si è ispirato per Amleto. Tutto nella norma, insomma.

Nonostante la storia sia decisamente diversa dalla versione più nota della vicenda di Amleto, basta il suo nome per farci capire le atmosfere che troveremo in questo film.
Tragedia, tragedia a palate, momenti onirici e surreali, eventi difficilmente spiegabili, sangue a secchi e un totale disprezzo per la vita di chiunque non abbia sangue nobile.

martedì 30 aprile 2024

Zagor: Il passato di Jenny, Il cuore di Manito, Il creatore di mostri

 Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Come ho già fatto altre volte, raccolgo in questo articolo le opinioni che ho scritto sul forum Zagortenay riguardo alle ultime storie uscite, modificandole un po' per renderle fruibili anche per chi non è un abituale frequentatore del forum in questione e quindi magari non ha già letto i volumi di cui si parla o non conosce a menadito la storia di Zagor.

E' chiaro che siamo in un periodo di celebrazioni, visto che subito dopo il n. 700 è uscita la storia sul passato di Jenny, e poi quella lunghissima sul ritorno di Supermike. Un allaccio a due personaggi importanti nella mitologia dello spirito con la scure uno dietro l'altro e subito dopo il 700. "Coincidenze? Io non credo."



Zagor n. 701-702: Il passato di Jenny

Nel n. 22 della fanzine Zagorianità trovate un mio articolo di analisi sul personaggio di Jenny e sulle cosiddette "donne nel frigorifero" in narrativa, vale a dire quei personaggi femminili totalmente inutili prima e che assumono importanza solo nel momento della morte, solitamente per dare all'eroe un motivo per scatenare la vendetta. Jenny poteva essere allegramente fatta rientrare in questa categoria.
Senza riportare l'intero articolo, c'è un passaggio in particolare che vorrei citare: 

Jenny è caratterizzata in modo molto “semplice”. Una ragazza dei boschi, relativamente in gamba, indipendente, ma poco altro [...] Non ha fratelli vendicativi che possano a un certo punto saltare fuori ad accusare Zagor di averne causato la morte (almeno credo), non ha una storia familiare particolare, non ha traumi nel passato, una semplicità che non è sinonimo di cattiva o sbagliata scrittura, ma una scelta precisa.

Ovviamente sono stato subito smentito, ed ecco che arriva pure il trauma nel passato. A questo punto mi aspetto che il fratello vendicativo possa spuntare da un momento all'altro.

Jenny come Gwen Stacy per l'Uomo Ragno, personaggio secondario di scarsa importanza che diviene rilevante solo dopo la sua morte (senza contare tutti i cloni e le varie versioni di mondi paralleli che saltano fuori in tempi più moderni). 
Allo stesso modo si iniziano a narrare storie che vedono Jenny protagonista solo dopo che è schiattata (solo flashback, niente cloni. Per ora). Ma, io mi chiedo, non sarebbe stato meglio rendere Jenny un personaggio a tutto tondo, con un passato complesso e una personalità approfondita, prima di farla crepare con gli stivali ai piedi? Così da permettere al lettore di affezzionarsi e rendere la sua successiva morte un vero colpo, di scena ed emotivo? Ma io lo so cosa ha pensato Burattini: che poi troppa gente avrebbe protestato, prima perché ha inserito un elemento romantico non richiesto, poi perché l'ha tolto. Meglio una protesta sola.

In effetti è facile capire qual è lo scopo di Burattini, quando scrive le sue storie. In questa, è evidente che ha voluto trovare un modo di inserire tematiche delicate e poco prese in considerazione su Zagor (che, ricordiamolo, nasce come fumetti per un pubblico di ragazzini e tale è rimasto, anche se nel frattempo i ragazzini sono cresciuti e diventati dei vecchi barbogi), quali lo sfruttamento e lo stupro. Mi sembra che Burattini abbia la tendenza a scrivere le sue storie pensando già alle dichiarazioni che farà al riguardo, piuttosto che preoccuparsi di intrattenere. 


La storia di Jenny è drammatica, anche se di certo non originale. Se da una parte va apprezzato il voler parlare di tematiche un po' più adulte visto che il pubblico di Zagor è evidentemente cambiato, dall'altra hai una storia prevedibilissima, senza alcun guizzo di originalità.
Storia raccontata abbastanza bene. La mania di Burattini per spiegare ogni dettaglio, convinto com'è che altrimenti il lettore non sia in grado di arrivarci, ha colpito anche stavolta, ma siamo abituati ad eccessi ben peggiori.

Ho amato il tratto di Laurenti nelle sue precedenti storie Zagoriane, ma stavolta non ci siamo proprio, i disegni sembrano abbozzati. Leggo che ha dovuto lavorare in pessime condizioni con dei tempi molto ristretti, se è vero non è neanche colpa sua, ma comunque è colpa di qualcuno che non ha saputo organizzare bene il lavoro. E che in una storia dedicata a due splendide ragazze il disegnatore che ci ha regalato le donne più belle della saga Zagoriana non abbia potuto rendere al meglio è un peccato che grida vendetta al cielo.

Nel complesso una storia che si lascia leggere, ma che verrà dimenticata in fretta, quindi nella media della produzione zagoriana degli ultimi (e pure penultimi) anni. 


Zagor + n. 12 - Il cuore di manito, di Barbieri e Barison recensione

Zagor + n. 12 - Il cuore di manito, di Barbieri e Barison

Mi ha fatto piacere leggere questa storia, versione zagoriana di Cuore di tenebra. D'altronde abbiamo visto spesso nella serie citazioni quando non veri e propri rifacimenti di film, romanzi o altro.
Non ho mai letto Cuore di tenebra, ma è una di quelle opere talmente citate che è come se l'avessi fatto. Ed effettivamente la storia è quella, Zagor si inoltra su un fiume che si perde in una fitta e misteriosa foresta in cerca di vecchi amici. Qui un bianco ha radunato intorno a sé una banda di indiani spietati, intenzionato a fondare una nuova nazione indiana.


Non bisogna cercare l'originalità ne Il cuore di Manito, che è una di quelle storie del tipo Zagor contro... e lo dichiara dall'inizio. Certo che rispetto al materiale originale risulta molto più edulcorato, finendo così per assomigliare a molte altre storie simili già viste sia in Zagor che in Tex.
Quello che funziona è che è ben scritta e ben disegnata, capace di mantenere l'attenzione fino al fondo.
Non un granché le gag di Cico, ma almeno ci sono. 


Speciale Zagor n. 38 - Il creatore di mostri recensione

Speciale Zagor n. 38 - Il creatore di mostri, di Fantelli e Mangiantini

Basileo è un altro "mad doctor" della saga zagoriana, qui al suo primo "ritorno" dal 1980, una sorta di dottor Moreau ossessionato dall'antica grecia, tanto da costruirsi una sorta di cittadina con architetture e statue in stile greco e creare mostri che ricordano quelli dei miti greci, da far scontrare con Zagor.

La storia segue l'aurea regola dei sequel: come il primo, ma di più.
Stavolta con la parte "come il primo " abbiamo forse un po' esagerato. In effetti la trama è praticamente ideantica all'originale, ma più corta.
Ne La montagna degli dei c'era tutta una parte iniziale in cui Zagor indagava sulla scomparsa degli altri "forzuti" della regione, prima di finire nelle grinfie di Basileo, che lo obbliga ad affrontare i suoi mostri. Ma questo è uno speciale con foliazione limitata, quindi abbiamo un ottimo inizio in medias res con Zagor e Cico già cattturati, tra l'altro nello stesso modo dell'altra volta, frantumando bocce piene di gas narcotizzante. 
Basileo ovviamente vuole sottoporre di nuovo Zagor alle sue prove, stavolta per semplice vendetta. Dotato presumibilmente di fondi illimitati, ha ricostruito il suo "nuovo olimpo" più bello di prima, ottimamente reso dalla matita di Mangiantini (bravo negli sfondi ma meno nella resa di Zagor, ma ormai lo sappiamo), le cui architetture e statue greche sono tutte da ammirare. 

Speciale Zagor n. 38 - Il creatore di mostri recensione

Nella storia del 1980 Basileo non sembra in grado di ottenere esattamente ciò che vuole dai suoi esperimenti. Il suo leone di Nemea era un puma particolarmente grosso e feroce, la sua idra di Lerna era un anaconda particolarmente grosso e feroce, la sua cerva di Cerinea era un alce particolarmente grosso e feroce con in più gli zoccoli ferrati e le corna affilate, il cinghiale di Erimanto era, indovinate un po', un cinghiale particolarmente grosso e feroce, i suoi uccelli del lago Stinfalo erano dei falchi da caccia... no, questi mi sembra fossero normali. La sua scienza gli permetteva quindi per lo più di ottenere versioni un po' più grandi di animali già pericolosi per conto loro, e il suo più grande successo era Cerbero, che era effettivamente un cane a tre teste.

Per quanto riguarda il "ma di più" della regola aurea dei seguiti, la scienza di Basileo qui è migliorata. Continua per lo più a ingrandire animali già esistenti, ma stavolta li ingrandisce di un sacco! I nemici di Zagor infatti sono una lumaca gigante, un granchio gigante, una lucertola gigante, formiche giganti! Ma questa roba ha davvero un corrispondente nella mitologia greca?
Più interessanti sono i frutti dei suoi esperimenti alla Moreau, la sirena e il minotauro, e i vari orrori scaturiti dagli esperimenti più o meno falliti, tra cui uno che è chiaramente una citazione diretta di un Licker di Resident Evil nella posa del primo zombi della saga.



Una lettura valida, un volume che fa quello che dovrebbe fare, cioè intrattenere. E' vero che la storia è uguale alla prima, è anche vero che sono passati quarant'anni, la prima non l'abbiamo appena letta.
Magari avrei preferito un po' di spazio in più per introdurre i vari mostri, farli avvicinare lentamente magari nell'ombra, invece qui la maggior parte compare di colpo in piena luce.

Il finale non funziona molto bene. Considerate SPOILER le prossime righe.

Le due Moire rimaste, andandosene, commentano: "a volte il taglio del filo è solo simbolico e rappresenta una rinascita e non la morte... ma non c'è mai nascita senza dolore...", il che ha poco senso, perché l'avventura appena vissuta per Zagor è un lunedì qualunque, quale dolore dovrebbe aver provato? Quale rinascita, se se ne è andato esattamente come è arrivato? Avrebbe avuto più senso se quella che interpretava Cloto fosse morta. In effetti, farla rimanere viva sembra un atto di buonismo eccessivo, farla morire avrebbe reso la storia più interessante perché, appunto, Zagor avrebbe dovuto passare attraverso il dolore della morte dell'unica che lo aveva aiutato. 
Inoltre, anche che a pronunciare quella frase sia una semplice attrice appare fuori luogo. Sembra quasi che le Moire dovessero avere un ruolo più mistico e surreale nel finale, come se la questione fosse andata oltre le intenzioni di Basileo e loro avessero davvero per un momento incarnato i personaggi mitologici. Mi è venuto quasi spontaneo immaginare un "finale alternativo" in cui le Moire, compresa Cloto morta sotto forma di fantasma, commentavano la vicenda come avrebbero fatto le "vere" moire. Chissà se l'autore voleva davvero qualcosa del genere e poi non ha avuto abbastanza spazio? Altrimenti, quella frase è fuori luogo per due motivi e basta.

Il Moro

Articoli interessanti: 

Le mie fanfiction (gratuite) su Zagor:

Tutti i miei articoli su Zagor

martedì 23 aprile 2024

Opinioni in pillole, cinque opere (più altre due a metà) tratte dalla Divina Commedia, terza parte

 Salve a tutti, è Il moro che vi parla!

Eccoci giunti alla terza e ultima parte di questo piccolo speciale sulle opere tratte dalla Divina Commedia. Come già detto, non c'è nessuna pretesa di completezza, solo che per caso mi sono ritrovato a leggere/giocare diverse opere derivate dagli scritti del Sommo Poeta nel giro di poco tempo, quindi ho raccolto le mie opinioni al riguardo in questi tre articoli. Qui trovate il primo e qui il secondo.


La divina commedia di Go Nagai

La divina commedia di Go Nagai recensione
Immagine presa di fianco per dare l'idea delle dimensioni.


Ho preso in biblioteca il volumone che raccoglie l'opera completa, e vi sfido a tenerlo appoggiato sullo stomaco seduti nel divano. Nel volumone in questione (che nonostante il peso è completamente privo di redazionali) Go Nagai traspone fedelmente i passi più rappresentativi dell'opera del sommo poeta, senza cambiare nulla, limitandosi a rendere più evidenti le allegorie grazie ai dialoghi e ai pensieri di Dante, probabilmente con lo scopo di facilitarne l'interpretazione. Questo fa sì che la figura del poeta risulti un po' diversa da quella dell'opera originale, che qui è un po' più attivo e si pone delle domande per indurre il lettore a fare lo stesso, mentre il "vero" Dante si limitava per lo più a fare da spettatore.

giovedì 18 aprile 2024

Opinioni in pillole, cinque opere (più altre due a metà) tratte dalla Divina Commedia, seconda parte

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Benvenuti alla seconda parte di questo piccolo speciale sulle opere tratte dalla Divina Commedia. Come già detto, non c'è nessuna pretesa di completezza, solo che per caso mi sono ritrovato a leggere/giocare diverse opere derivate dagli scritti del Sommo Poeta nel giro di poco tempo, quindi ho raccolto le mie opinioni al riguardo in questi tre articoli. Qui trovate il primo. Per il terzo, dovrete aspettare fino a martedì.
Stavolta mi focalizzerò sui videogiochi.


Dante's Inferno (videogioco 2010) recensione

Dante's Inferno (2010)

L'inferno dantesco è anche l'ambientazione di questo gioco d'azione per PS3, PSP e Xbox 360. Il protagonista, però, non è il Dante poeta ma un altro tizio con lo stesso nome, un veterano della terza crociata che viene ucciso durante la stessa ma riesce a sconfiggere in duello la Morte (il primo combattimento è anche il primo boss) e quindi a tornare in vita.
Tornato a Firenze, scopre che la sua amata Beatrice è stata rapita da Lucifero in persona, per scopi misteriosi. Non esita dunque a gettarsi all'inseguimento del diavolo e della sua amata, potendo muoversi liberamente all'Inferno forte del fatto di aver già sconfitto la Morte, e armato della falce d'ossa che le ha strappato. Qui distrugge più o meno tutto quello che incontra, guidato da Virgilio che compare ogni tanto per accompagnarlo nel suo viaggio. Il poeta romano ha il compito di dare informazioni su quanto ci aspetta declamandolo in versi, e saltuariamente ci consegna dei potenziamenti.

martedì 16 aprile 2024

Opinioni in pillole, cinque opere (più altre due a metà) tratte dalla Divina Commedia, prima parte

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Le opere tratte dalla Divina Commedia si sprecano, in ogni parte del mondo. Per puro caso però mi è capitato di usufruire di diverse di queste opere a poca distanza l'una dall'altra, quindi ho deciso di mettere le mie opinioni al riguardo tutte insieme. L'articolo però veniva troppo lungo, quindi ho deciso di dividerlo in tre parti, e pubblicare in via del tutto eccezionale due post in una settimana invece del solito post singolo. Stavolta parliamo della trilogia di romanzi L'ora dei dannati!


L'ora dei dannati, trilogia di Luca Tarenzi

L'ora dei dannati l'abisso Luca TArenzi recensione

Libro primo: L'abisso

Il canovaccio di questo romanzo appare classico: qualcuno ha un piano per un "colpo" grandioso, e per riuscirci ha bisogno di "mettere insieme una squadra". In questo caso il "colpo" è nientemeno che la fuga dall'inferno, e la squadra sarà composta da personaggi ben noti a chi conosce la storia e/o la Divina Commedia.
Sì perché, come una versione dannata del George Clooney di Ocenan's Eleven, in L'ora dei dannati - L'abisso è Virgilio, che dopo aver accompagnato Dante ha conservato la capacità di muoversi liberamente per l'inferno, ad andarsene in giro nel posto peggiore immaginabile a reclutare la gente giusta per il colpaccio.

martedì 9 aprile 2024

Opinioni in pillole, fumetti di Daniel Warren Johnson: Murder Falcon, Beta Ray Bill - Argent Star, Wonder Woman - Terra morta, Extremity, Space Mullet, Transformers

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Questa volta parliamo dei fumetti di Daniel Warren Johnson!

I disegni di Daniel Warren Johnson sono potenti, quasi sempre valorizzati dai colori di Mike Spicer, evocativi, ricchi di dettagli, ultradinamici. In essi si vede la plasticità del fumetto statunitense unita con suggestioni nell'impostazione delle pagine da quello francese e nelle scene d'azione con quello giapponese. Uno stile spesso sporco, quasi graffiato, che sembra vicino più al fumetto indipendente che a quello mainstream a cui comunque appartiene. 
Ma il vero salto Daniel Warren Johnson l'ha fatto quando ha iniziato a scrivere anche i testi, e da quel momento non ce n'é stato più per nessuno. 

Dopo aver letto quel capolavoro di Murder Falcon, come da saggio consiglio di Lucius, ho "dovuto" recupare qualsiasi cosa scritta e disegnata da lui su cui sono riuscito a mettere le mani. 

Ognuna delle opinioni seguenti è stata scritta subito dopo aver letto l'opera, e le trovate nell'ordine in cui le ho lette.


Murder Falcon (2018)

Murder Falcon recensione

Murder Falcon è il fumetto che ha messo Daniel Warren Johnson nel radar di tutti gli appassionati di fumetti e musica metal. Storia: una band metal si ritrova dotata del potere di evocare delle creature a cui far combattere un male proveniente da un'altra dimensione. 
Detto così sembra quasi una versione dei Pokemon dove gli allenatori invece di gridare il nome della mossa del loro mostriciattolo ci danno dentro di riff, ma attenzione: il livello di epicità raggiunto da Murder Falcon è qualcosa che raramente si è visto nel mondo del fumetto. Come si può rimanere indifferenti a un giro di basso che evoca un mammut?
Ma, per quanto sia immensamente figo evocare un guerriero falco con un braccio meccanico e una bandana alla Rambo da un mondo heavy metal e farlo combattere caricandolo di energia con uno shredding furibondo, questo fantastico fumetto ha ben altre frecce al suo arco.
Sì, perché da cosa deriva il potere del metal? Dalla volontà di gridare in faccia al vuoto quando minaccia di prenderci.

martedì 2 aprile 2024

Opinioni in pillole, film fantastici: Ghostbusters Legacy, Dungeons and Dragons - l'onore dei ladri, Godzilla e Kong - Il nuovo impero

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Questa volta parliamo di tre film fantastici, non nel senso che sono particolarmente belli, ma che appartengono al genere del fantastico! Dato che scrivo questi commenti subito dopo aver visto il film e poi li lascio a macerare tra le bozze in attesa di averne abbastanza per riempire un articolo, alcuni potrei averli visti anche molto tempo fa.


Ghostbusters Legacy recensione

Ghostbusters Legacy

Ho sentito parlare solo male di questo film. In realtà non è poi così brutto. O meglio, non sarebbe così brutto se solo non...

Per il canovaccio di base, non si può nemmeno più parlare di già visto, talmente è un cliché trito e ritrito (ma di solito si usa nel fantasy): giovane (in questo caso giovani, sono due fratelli) normale o addirittura con problemi scopre di essere discendente di "qualcuno". In questo caso, i due fratelli in questione, figli di madre single e con problemi economici, scoprono di essere i nipoti di uno degli acchiappafantasmi che negli anni '80 salvarono New York e il mondo dalla distruzione (di quale non lo dirò, ma si capisce immediatamente). 
Gli episodi di fantasmi sono stati, a quanto pare, dei casi isolati limitati a quel periodo, quindi gli acchiappafantasmi si sono sciolti per mancanza di lavoro. Ma è un ciclo, e quindi i fantasmi stanno per tornare. Per fortuna i ragazzi trovano l'attrezzatura per affrontarli proprio al momento giusto...

martedì 26 marzo 2024

Chaos Rings III, tra il giochino per cellulari e il tripla A

Chaos Rings III recensione


Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Chaos Rings III non è stato realizzato dalla solita Square Enix, regina (più o meno) indiscussa dei JRPG, che l'ha solo pubblicato. Le menti dietro il gioco sono invece della Media.Vision, già autori di Wild Arms.

Il gioco, uscito nel 2014, nonostante il 3 nel nome è il quarto episodio della saga Chaos Rings, saga sviluppata interamente per il mercato mobile. Ma tanto sono come i Final Fantasy, la trama non c'entra nulla con i predecessori con i quali ha probabilmente in comune solo alcuni aspetti del gameplay. 

Il fatto che sia uscita una versione di questo gioco anche per PSVita ci fa intuire la natura della produzione: nonostante si tratti di un gioco per smartphone e tablet, è tutt'altro che un "giochino per cellulari" come le migliaia che infestano il Play Store.
Si tratta piuttosto di un gioco fatto e finito, senza stupide microtransazioni (e ci mancherebbe pure, visto il prezzo notevole) che appunto non sfigura per nulla rispetto a un gioco per console, sia per quanto riguarda l'aspetto tecnico che quello narrativo.
La natura di gioco per dispositivi mobili si vede praticamente solo nell'implementazione dei comandi a touch screen, in particolare nei menu, in una certa tendenza a spingere per partite brevi con salvataggi frequentissimi, e premi giornalieri per ogni volta che si apre il gioco. E' possibile giocarci seduti sul cesso, insomma, anche se la lunghezza totale del gioco è paragonabile a quella di altri JRPG (io sono arrivato a una novantina di ore, completandolo al 90% o giù di lì), quindi vi serviranno MOLTE sessioni sulla tazza o una settimana di influenza intestinale.

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