Niente da dire, il titolo di questo libro del 2019 è davvero intrigante, e per una volta il malvagio consiglio dei titolisti italiani© (metterei il link del blogger che ha coniato questo nome, Mr. Giobbin, ma non esiste più) non ha fatto danni, in originale è The Future of Another Timeline. Ma l'interno rispetterà le promesse?
Ho avuto difficoltà a scrivere un articolo su questo libro, potreste infatti notare che ho dedicato un articolo intero a un solo romanzo, mentre già da un paio d'anni ne metto di solito più o meno tre per ogni post. Questo perché mi rendo conto che si tratta di un libro pensato per rientrare in una categoria particolare, e che per questo a parlarne male è un attimo che ti insultano perché sei un retrogrado sostenitore del patriarcato e ti senti minacciato da personaggi femminili forti, quindi ho cercato di spiegarmi bene. Così almeno chi mi vuole insultare ha un sacco di argomenti con cui farlo, poi dici che non sono generoso.
Ci troviamo in un'ucronia un po' confusa. Già da millenni sono state scoperte, fuse nella roccia in diverse parti del mondo, cinque macchine del tempo. Con esse si può viaggiare verso il proprio passato e tornare indietro, ma non verso il proprio futuro. Non appena si scopre il modo di farle funzionare il viaggio nel tempo diventa una cosa abbastanza normale, le macchine sono poche ma accedervi non è troppo diverso dal prendere un aereo. E qui inizia a cascare l'asino: sebbene l'andamento generale della linea temporale sembri destinato a rimanere più o meno nei binari, molti dettagli possono essere cambiati dall'intervento dei viaggiatori. Come è possibile quindi che non esista un qualche ente di controllo dei viaggi nel tempo che si occupa di preservare la linea temporale? Non c'è, chiunque voglia andare nel passato a uccidere tuo nonno lo può fare tranquillamente, basta superare la semplice trafila burocratica per ottenere il permesso di viaggio.










