martedì 28 giugno 2022

Opinioni in pillole, videogiochi d'azione 3D: Saints Row IV, Warhammer 40.000 - Space Marine

 Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Di nuovo un articolo di "opinioni in pillole", perché a volte mi riesce difficile scrivere articoli di una lunghezza accettabile su quello che guardo/gioco/leggo. Magari sono cose su cui ho poco da dire, oppure mi sta un po' passando la voglia di sbattermi per fare articoli lunghi e circostanziati, chi lo sa. Comunque sia, questa volta parlerò di due videogiochi che ho giocato nel primo trimestre del 2021 (che quindi non è l'anno di uscita del gioco, ma il momento in cui io li ho giocati! Ormai potrebbero essere quasi considerati retrogames... Sì, questo è uno di quegli articoli che aleggiano da un sacco di tempo tra i fantasmi del blog), due giochi d'azione con prospettiva in terza persona, giusto per dare un "tema" all'articolo.

Saints Row IV recensione

Il primo è Saints Row IV, del 2013 per PC. Un gioco davvero cretino.

I Saints, protagonisti degli episodi precedenti, dopo aver preso il controllo della città e altre amenità simili hanno salvato gli Stati Uniti dalla distruzione, e per qualche strana catena di conseguenze il loro capo è stato nominato presidente. Ma un'invasione aliena distrugge la terra e rinchiude i superstiti nel Matrix. Sì, è proprio uguale a quello del film. Il capo dei Saints riesce a liberarsi e a dominare la simulazione, acquisendo superpoteri, e lotta per liberare i suoi amici e vendicare la Terra.

Saints Row IV recensione
Armi non convenzionali

Il gioco è puro divertimento, il capo e gli altri Saints sono dei cazzoni incorreggibili e non mancheranno di dire e fare un mucchio di stupidaggini. Avete mai usato come arma in un videogioco una sonda rettale? Ecco.

La città simulata di Steelport è molto grande, anche se esistono free roaming molto più vasti, e costellata di missioni secondarie. Queste spesso prevedono di giocare in modo molto diverso dal gioco principale, A volte cambiando addirittura la grafica (mitica la sessione simil beat 'em up 2d in grafica 16 bit). Tonnellate di citazioni cinematografiche e videoludiche, soprattutto dagli anni '90, e un mucchio di piccole prelibatezze sparse qua e là per l'area di gioco, come i punti in cui la simulazione scazza e ambiente e persone si deformano e fanno cose strane. Punto più importante, l'editor del personaggio mi ha permesso di crearne uno molto somigliante a Bud Spencer, e così si vince facile.

Saints Row IV recensione
Ci sono anche armi normali, eh. Quella che fa ballare i bersagli non è tra quelle.


Difetti: alcune cose che si porta dietro dai capitoli precedenti risultano ora inutili, come le missioni coi veicoli. Perché andare in macchina quando a piedi si va molto più in fretta?
I poteri, poi, a volte sono così esagerati da creare confusione. Si corre talmente in fretta che non si vede più la strada, e a volte lo schermo si riempie talmente di esplosioni che non ci si capisce più niente. Inoltre c'è da dire che dopo un po' le missioni secondarie vengono a noia, per cui il consiglio è di fare solo quelle che vi danno delle effettive ricompense (difetto, questo, tipico di qualsiasi open world abbia mai giocato). Comunque un bel gioco, divertente, da provare.

martedì 21 giugno 2022

Freaks Out, i mostri del grande cinema italiano

Freaks Out recensione
Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Pur non essendo esattamente un film di supereroi, i protagonisti di Freaks Out sono persone con superpoteri, per quanto scarsi. Un po' come molti dei mutanti che compaiono nei fumetti degli X-Men, hanno dei poteri e devono conviverci, senza per questo diventare "eroi".
Ultimamente ho fatto un recupero degli ultimi film Marvel che non avevo visto, guardando a breve distanza Shang-ChiEternals e Spider-Man: No way home, e poco dopo ho guardato questo. Boh, sarò campanilista, ma mi sembra che non siano nemmeno da mettere vicino. I freak di Mainetti a parer mio asfaltano senza difficoltà la maggior parte dei film delle tutine Marvel, è vero che il tono è diverso, è vero che questo è un film "per adulti" che negli Stati Uniti non potrebbe vedere il PG13 neanche con il binocolo, ma comunque sempre di superesseri parla, quindi un confronto è possibile, seppur con tutti i distinguo del caso.

Il precedente film di Mainetti, Lo chiamavano Jeeg Robot, era un bel film. All'epoca ho scritto una recensione entusiastica, dovuta più che altro al fatto che si trattava di un film italiano. Ora, non so se sto subendo lo stesso effetto, ma francamente non credo che per Freaks Out valga la stessa cosa: questo film è bello a prescindere.

martedì 14 giugno 2022

Se mi ami, non morire

Se mi ami, non morire - Bury me, my love
Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Anche questo post è tra quelli che aleggia tra i fantasmi delle bozze del blog da un po', in questo caso "solo" da tre anni. L'ho ripreso dopo aver fatto un terzo gameplay, e ora ve lo ripresento.

Abbiamo già analizzato un paio di videogiochi di questo tipo, per la precisione la saga dedicata a Taylor all'interno della serie di Lifeline e Zarya-1. In entrambi i casi si tratta di avventure di ambientazione fantascientifica, in cui bisogna dare consigli tramite chat a personaggi dispersi su pianeti alieni.

Nel caso di questo gioco del 2017 l'ambientazione non ha niente di fantascientifico, anche se agli occhi di molti può sembrare aliena quanto LV-486, e la chat non avviene tramite qualche strano sistema ultratecnologico: viene simulata una semplice chat di Whatsapp o app simili.

La storia prende l'avvio in Siria. Nour inizia la sua fuga dal paese natale in cerca di miglior fortuna in occidente, con l'intenzione di farsi successivamente raggiungere dal marito Majd.
Stiamo parlando, evidentemente, di immigrazione clandestina.
Nei panni (e nel cellulare) di Majd seguiamo quindi il viaggio di Nour attraverso la Siria, la Turchia, la Grecia, eccetera, tramite i messaggi e le foto che lei ci manda e una mappa che traccia la sua posizione.

martedì 7 giugno 2022

Opinioni in pillole, film russi da tempi non sospetti: T-34, Coma, The Blackout

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

In realtà questo articolo è già pronto dalla fine dell'anno scorso, ma per varie decisioni logistiche è slittato un bel po'. Poi la Russia ha fatto quello che ha fatto, e non mi osavo più tanto a pubblicarlo.
Ma, d'altronde, I film di cui parliamo sono tutti antecedenti alle ultime decisioni del governo russo, e probabilmente la maggior parte di quelli che ci hanno lavorato non hanno niente a che vedere con il governo stesso o le sue decisioni.
Oltretutto, due su tre sono film di guerra... Magari è il momento sbagliato per vedere dei film con dei russi che sparano, ma tant'è, io ormai l'articolo l'ho scritto e voi ve lo beccate. Al massimo evitate di guardarli.


T-34

T-34 recensione


Spinto dall'interessantissimo articolo al riguardo del Zinefilo, ho visto questo spettacolare film di guerra russo del 2018, e non posso che concordare con Lucius: a me i film di guerra hanno sempre fatto addormentare, ma questo ti tiene incollato alla sedia dall'inizio alla fine.
Non è di sicuro il primo film di guerra che non parla della guerra, ma delle persone che la combattono. In questo caso, è la storia di un comandante carrista russo impegnato a combattere contro i nazisti.
Il film si apre con uno scontro tra carri armati semplicemente spettacolare, nonostante i carri coinvolti siano relativamente pochi. Segno che non è necessario moltiplicare i fattori per ottenere risultati grandiosi. Insomma, stiamo parlando di carri armati: bestioni enormi e pesantissimi, difficilissimi da guidare ma dotati di una potenza di fuoco devastante, che fanno sentire i loro piloti contemporaneamente come divinità scese in terra e come topi in trappola. Questa è l'epica della guerra, faccenda sporca e schifosa ma che ha davvero regalato pagine epiche e materiale per film e romanzi per il resto dell'eternità. L'epica di pochi uomini per i quali è difficile dire se a muovere i loro passi sia il coraggio o la disperazione.
I carri si muovono con la lentezza e l'ineluttabilità di giganti, e ogni colpo sparato è come un fulmine divino. Non è uno di quei film dove si sprecano centinaia di proiettili per non colpire nulla, qui ogni colpo conta e viene seguito dalla regia con scene al rallentatore che Snyder dovrebbe studiare un po', per poi terminare con il suo effetto devastante.

T-34 recensione


Dopo la lunga battaglia iniziale c'è uno stacco dopo il quale troviamo il protagonista prigioniero in un campo di concentramento, nel quale gli viene data la possibilità di guidare di nuovo un carro armato T-34 per fare da bersaglio in delle esercitazioni dell'esercito nazista.
Un compito tutt'altro che piacevole, ma è anche un'occasione troppo ghiotta. Una volta messa insieme una squadra (e dopo aver avuto un bel colpo di fortuna) ecco che il piano di fuga prende forma.
Questo film non pretende certo di essere realistico, tra botte di fortuna che si possono accettare solo in un film, nazisti macchiettistici e nemici che non riescono mai a colpire un bersaglio grosso come una casa, ma l'abilità con cui il tutto viene messo in scena e grazie anche alle musiche che sottolineano in modo perfetto gli eventi questo film scorre in modo fantastico. Certo, c'è un po' di apologia filo-russa, ma è più blanda di quel che si potrebbe pensare e non da nessun fastidio [almeno, questo è quello che pensavo quando ho scritto questo post, prima che la Russia iniziasse a mandare davvero carri armati ingiro, NdMeStessoDelPresente).

Ok, forse ci sono film di guerra, e ci sono film d'azione ambientati durante la guerra, film in cui non si perde troppo tempo a riflettere su quanto la guerra sia barbara e ingiusta e a piangere sul destino dei giovani che combattendo hanno perso la vita, preferendo usare quel setting per mostrare grandiose scene d'azione. Questo appartiene alla seconda categoria, e tra quelli è sicuramente tra i migliori.

martedì 31 maggio 2022

Alle montagne della follia, di H.P. Lovecraft

Le montagne della follia, di H.P. Lovecraft
Salve a tutti, È il moro che vi parla!

Vi presento qui di seguito un manuale per farsi detestare in qualsiasi circolo di narrativa, non solo del fantastico. Un metodo infallibile, che può essere riassunto agevolmente in una sola frase: parlare male di Lovecraft..

Ora, io non intendo parlar male di lovecraft in, in realtà. Intendo parlar male di una sua opera che, guarda caso, è anche una delle sue opere più famose: Alle montagne della follia, o, più spesso, Le montagne della follia.

Ora, sarà che io vivo nel 2022 e ho letto centinaia di libri e racconti fantastici, horror e fantascientifici, molti dei quali derivativi dalle opere dello stesso Lovecraft, ed è probabilmente per questo che non riesco a mettermi nei panni di un lettore del 1936 e che si trova davanti un'opera, per l'epoca, innovativa sotto diversi punti di vista (viene anche considerata la prima opera riguardante storie di spedizioni in regioni polari).

Sia come sia, ho trovato Alle montagne della follia di una noia mortale.

giovedì 26 maggio 2022

Dottor Strange nel multiverso della follia

Dottor Strange nel multiverso della follia recensione
Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ammettiamolo, eravamo tutti curiosi di vedere questo film, ma mica per il Dottor Stefano Strano, o perché è l'ennesima puntata dell'enorme telenovela cinematografica che ha cambiato il modo di fare cinema negli ultimi 10 anni. No, tutti aspettavamo solo Sam Raimi. 

Cosa farà Sam Raimi? Si piegherà alle richieste del carrozzone Marvel e dell'onnipotente Disney oppure riuscirà a farsi valere e a produrre qualcosa degno del suo nome? Sarà come i primi film dell'Uomo Ragno? Beh, impossibile che sia come La Casa, no?

Ebbene, il nostro Sam ce l'ha fatta: ha portato nella Marvel quello che è il suo modo di fare cinema e quello che i suoi fans amano di più. Per la prima volta non ho dovuto limitarmi a prendere atto di tutte le citazioni che i fan della Marvel riuscivano a beccare e che a me sfuggivano completamente: stavolta ho beccato io tutte le citazioni agli horror di Raimi! Dalle più evidenti, come quel cameo, a quelle più vaghe, come alcuni tipici movimenti di macchina, per non parlare di quello che si configura ormai come un certo feticismo per i libri maledetti. 

martedì 24 maggio 2022

Opinioni in pillole, film Marvel: Shang-Chi, Eternals, Spider-Man: No Way Home

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ecco un altro articolo della serie "opinioni in pillole", dove raccolgo commenti brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. In questo caso ho raccolto qui i commenti per tre degli ultimi film Marvel, tutti da me visti sul divano. E' un po' che la Marvel non riesce più ad attirarmi al cinema, lo ammetto.


Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli

Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli recensione

Non so un accidente di questo personaggio, so che esiste ma non ho idea nemmeno di come sia fatto il suo costume. E non ho nemmeno letto nulla a riguardo del film, né recensioni, né approfondimenti né niente, quindi quanto segue è tutto legato esclusivamente alle mie impressioni durante la visione.

Shang-Chi si rifa chiaramente ai film di arti marziali cinesi. Non sono uno studioso del genere, quindi magari a questo punto dirò qualche castroneria, mi aspetto di essere pesantemente redarguito nei commenti.
La parte iniziale nel passato sembra, e probabilmente è, la fedele riproduzione live-action di un Dinasty Warriors a caso o altro videogioco di genere musou ("colui che non ha rivali"), cioè quei giochi dove singoli guerrieri potentissimi menano centinaia di nemici contemporaneamente su campi di battaglia, anche questi quasi sempre di ambientazione cinese o giapponese. In questo senso, mi è anche piaciuto.
La parte successiva, poi, appare ispirata ai film di genere gogfu, a cui noi di solito ci riferiamo semplicemente come ai "film di menare cinesi". Quelli di Bruce Lee, per dire, di enorme successo sia nel paese d'origine che nell'Italia degli anni '60 e '70, come ben ci racconta il Zinefilo nel suo ciclo dedicato.
Ci sono poi delle parti che sembrano rifarsi invece al wuxiapian, genere identificabile con quello che noi chiameremmo "cappa e spada", ambientato quasi sempre nel medioevo cinese. Storie di guerra e/o di vendetta, con la caratteristica di poggiare le loro fondamenta sui combattimenti realizzati con l'ausilio di cavi. I personaggi dei wuxiapian svolazzano qua e là scambiandosi colpi in quelli che sembrano più balletti aerei che duelli, con movimenti aggraziati e vestiti svolazzanti. Il film più famoso di questo genere in occidente è probabilmente La tigre e il dragone, l'unico film di arti marziali ad aver vinto un oscar (nel suo caso addirittura quattro, oltre a una paccata di altri premi), ma il genere è popolarissimo in Cina e i film prodotti sono centinaia.
Mi piacciono molto i combattimenti dei wuxia, ma ammetto che mi risulta più facile guardare gli spezzoni relativi su Youtube. I film di questo tipo hanno la tendenza ad essere mortalmente noiosi quando non combattono, e a volte anche quando combattono. Quindi alla fine ne ho visti pochi, e di quei pochi devo dire che il mio preferito è Hero.

Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli recensione
Cominciamo a parlare del film o no?!

Sia i gongfu che i wuxia sono basati tutti sull'abilita di attori, stuntman e coreografi. Qui, il protagonista due pugni li saprà pure tirare, ma il cinema marziale cinese (e, più di recente, indonesiano) ci ha abituati ad artisti marziali di tutt'altro livello. Le coreografie dei momenti più "fantasy" hanno il vantaggio di essere più movimentate di quelle di molti wuxia, quindi non stufano, ma allo stesso tempo mancano di quella sensazione di "poesia nel movimento" dei migliori film del genere, e poi è troppo evidente è l'uso della CGI.

Essendo che il film è interamente recitato da attori orientali (il che è piuttosto strano se pensiamo che di solito gli americani sono talmente razzisti che piuttosto di doppiare un film straniero lo rifanno da capo con attori americani), immagino che sia stato pensato con l'occhio verso il mercato cinese. Certo che andare a giocare nel campo dei cinesi, producendo roba di qualità inferiore a quella a cui sono abituati, e poi cercare di vendere loro il film, beh, forse avete sbagliato qualcosa.

Non voglio nemmeno parlare delle parti in cui non si menano, con un protagonista carismatico come una mozzarella, personaggi insulsi come l'amica/spalla comica, battute infilate con l'accetta in momenti in cui tutto ci voleva tranne una battuta, e tutti i peggiori difetti dei film Marvel tutti insieme.

Abbiamo un film che cerca di mettere il piede in un sacco di scarpe, abbracciando diverse filosofie senza riuscire a coglierne davvero nessuna, con qualche combattimento pseudo-marziale godibile solo da chi di "veri" film marziali ne ha visti pochi. Insomma, parecchio evitabile. Almeno ha il pregio di non pretendere di aver visto cento altri film e telefilm prima.


Eternals

Eternals recensione


Con il film visto poco sopra questo condivide il vantaggio di non pretendere di aver visto tutta la filmografia Marvel precedente, visto che prende in considerazione personaggi nuovi e per i quali evidentemente non c'era intenzione di inserirli dall'inizio. In effetti, la loro esistenza in questo mondo narrativo appare piuttosto forzata... proprio come nei fumetti, guarda un po'.

Sì, qualche fumetto degli Eterni l'ho letto, e ho letto la versione moderna scritta da Neil Gaiman pubblicata all'interno di qualche collana raccoglitore abbinata a un giornale qualche anno fa. So che dovrebbe esistere uno o due seguiti, ma quelli mi sono sfuggiti.
Non avendo alcuna affezione per i personaggi, il rimescolamento di etnie non mi tange minimamente, e in questo caso potremmo dire che è stato fatto per una motivazione anche narrativa piuttosto che solo per spuntare un elenco di etnie e minoranze da rappresentare. Presentare tutti gli Eterni come appartenenti ad etnie diverse ha sicuramente senso in quanto gli Eterni dovrebbero rappresentare tutta l'umanità, non solo gli Stati Uniti, avendo oltretutto iniziato ad agire in medio oriente. Certo, fa strano che quella che dovrebbe essere Circe sia per metà cinese, che quello che dovrebbe essere Efesto sia nero, che quella che dovrebbe essere Mercurio sia mezza messicana e mezza africana, che quello che dovrebbe essere Gilghamesh sia cinese... Sprite, Kingo e Druig non so bene che dei dovrebbero rappresentare, quindi prendiamoli per buoni, ma se mi ricordo i titoli di coda più o meno dovrebbero starci.
E poi, visto che sono macchine perfette create ad arte, perché ne hai creata una sordomuta? E' solo che sei stronzo, Arishem?

Eternals recensione
Tutto il potere dell'universo e lo usa per fare gli scherzoni.


Pur concedendosi qualche battutina qua e là, Eternals ha un tono di gran lunga più cupo della media dei film Marvel, tono che si riflette anche nella palette di colori usati: è tutto più scuro, sembra quasi un film della DC.
Abbiamo uno stile altalenante, con momenti che cercano (senza riuscirci nemmeno per sbaglio) di imitare l'epica e l'epicità (non sono la stessa cosa) delle pazzesche tavole che Jack Kirby ha creato per questi personaggi, che si alternano con momenti sottotono e che sembrano avanzare a stento. No, nemmeno l'entrata in scena di Arishem e la risalita di Tiamat mi hanno colpito più di tanto, magari viste al cinema rendevano di più.
Film che cerca di essere epico senza riuscirci davvero, forse per paura di allontanarsi troppo dallo "stile Marvel" e perdere spettatori invece di acquistarli. Gli Eterni non sembrano nemmeno così potenti, le loro battaglie coi devianti non sono nemmeno da mettere vicino a quella degli Avengers coi Chitauri.
Ma probabilmente l'in6ento non era di concentrarsi sulle mazzate ma puntare il focus su temi quali inclusività, semidei in cerca di umanità, vivere per sempre in un corpo da bambina, eccetera. Insomma rendere tutta la faccenda piuttosto noiosa oltre che già vista: obbiettivo perfettamente riuscito, complice anche l'eccessiva durata del film. Questa cosa dei film che durano troppo si può applicare a quasi ogni blockbuster degli ultimi dieci anni, o sbaglio?


Spider-Man: No Way Home

Spider-Man: No Way Home recensione


Ci ho messo un bel po' a decidermi a vedere questo film, nauseato dall'hype esagerato che si respirava in rete prima, e dal proliferare di immagini e spoiler a pioggia e senza nessun ritegno dopo. Un paio di giorni dopo l'uscita al cinema sembrava che ormai l'avessero già visto tutti e tutti dovessero condividere le loro impressioni al riguardo. Questo è quello che mi succede quando si parla "troppo" di un film (o altra opera narrativa): mi passa la voglia di vederlo.
Ho quindi visto Spider-Man: No Way Home quasi sei mesi dopo, senza troppa ansia di tenermi lontano da spoiler, un po' perché sarebbe stata una battaglia persa in partenza, un po' perché non è che ci sia tanto da spoilerare, in fondo. Andiamo, il film si basa per la maggior parte sull'apparizione di questo o quel personaggio proveniente da altri film dell'Uomo Ragno, e basta cercare il titolo su Google per veder comparire al primo posto le foto di tutti gli attori principali.

Questo film parte bene, con una parte iniziale comica che effettivamente risulta molto divertente ma, man mano che si va avanti e il tutto cerca di diventare più drammatico, il film diventa meno interessante. Le scene d'azione sono abbastanza ben girate, ma niente di particolarmente esaltante, abbiamo visto di meglio in altre produzioni Marvel. La trama, va ammesso, ha molti difetti: come è possibile che decidano di continuare ad andare a scuola in quel delirio? Come è possibile che nello stesso delirio Peter si preoccupi della relazione tra Happy e sua zia? Ma questi, volendo, possiamo farli rientrare nella parte "commedia".
Quando, però, Peter si mette a cercare delle "cure" per i villain, trovandole tutte con facilità irrisoria nel giro di mezza giornata, sintetizzando addirittura un siero per guarire le persone dallo sdoppiamento di personalità, va beh che son fumetti su gente che butta giù i palazzi a pugni, ma a me sembra lo stesso che si esageri. Uno con un genio del genere non dovrebbe fare domanda all'M.I.T., è l'M.I.T. che dovrebbe fare domanda da lui. Insopportabile poi il siparietto di rilassamento tra i tre Spider-Man prima della battaglia finale, lungo e spezza-ritmo.

C'è comunque da dire che poteva andare molto peggio, poteva essere solo una fiera del fan service, invece è tutto giustificato e, alla fine, gira tutto nel modo giusto.

Spider-Man: No Way Home recensione
Ma siamo sicuri che lo zio si chiamasse Ben e non Otto?

Ciò detto, andando contro ai molti commenti entusiastici che si sentono in giro, non rientrerà di certo tra i migliori film Marvel e nemmeno tra i migliori dell'Uomo Ragno (Un nuovo universo, a parer mio, se lo mangia a colazione), ma comunque un buon film che merita di essere visto. A patto che abbiate visto tutti quelli che lo hanno preceduto, ovviamente. Addirittura, giusto per rincarare la dose (tranquilli, non era spoiler nemmeno prima che l'avessero visto tutti), dopo i titoli di coda invece della solita scenetta c'è né più e né meno che il trailer di Doctor Strange nel multiverso della follia, così che non si possa dubitare nemmeno per un istante che il vero scopo di questo film è farvi comprare il biglietto per il prossimo.

Al giorno d'oggi bisogna studiare prima di poter andare al cinema.

Il Moro.

Tutte gli altri articoli sui film di supereroi

martedì 17 maggio 2022

Opinioni in pillole su Zagor: L'acqua che urla, Da un antico passato, Vulture Peak

 Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Come ho già fatto altre volte, raccolgo in questo articolo le opinioni che ho scritto sul forum Zagortenay riguardo alle ultime storie uscite, modificandole un po' per renderle fruibili anche per chi non è un abituale frequentatore del forum in questione e quindi magari non ha già letto i volumi di cui si parla o non conosce a menadito la storia di Zagor.


Zagor+ n. 4, L'acqua che urla, di Luca Barbieri ed Emanuele Barison, recensione


Zagor+ n. 4, L'acqua che urla, di Luca Barbieri ed Emanuele Barison

Leggo solo pareri positivi su questa storia, ma a me ha lasciato ben poco.
Il punto è che è una storia che sarà pure ben scritta, ma è già sentita e strasentita. Una classica rivolta indiana con i coloni da salvare e la giustizia che non sta mai da una parte sola. Se esistesse un "manuale su come scrivere Zagor", l'autore in questo caso l'avrebbe seguito punto per punto.
Il risultato è una storia di Zagor che, pur non essendo né brutta né deludente in nessun aspetto, non ha nemmeno nessuna caratteristica che le permetta di rimanere nella memoria, risultanto troppo simile a molte altre. Sono sicuro che me la sarà completamente dimenticata nel giro di una settimana.
Sembra una storia scritta apposta per far ritrovare il gusto delle "belle storie di una volta", visto che contiene tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna di storie molto amate. Però visto che io quelle storie le ho già lette tutte (e più volte), questa mi da l'impressione di minestra riscaldata.
Se, invece, l'obbiettivo fosse far conoscere ai lettori "giovani" quella che è una "tipica storia western dello Spirito Con La Scure", allora è stato completamente centrato.

martedì 10 maggio 2022

Autonomous, di Annalee Newitz, l'audiolibro

Autonomous, di Annalee Newitz, l'audiolibro, recensione
 Salve a tutti, È il moro che vi parla!

Autonomous è un romanzo di fantascienza del 2017, da me ascoltato sotto forma di audiolibro scaricato dalla piattaforma Audible di Amazon.

Due sono i principali spunti fantascientifici di questo romanzo. Il più evidente sono i BOT, che altro non sono che dei robot senzienti, alcuni di forma praticamente identica agli umani, altri macchine solo vagamente umanoidi, utilizzati nei modi più disparati similmente a degli schiavi, e come gli schiavi possono essere liberati.
Ma la storia ruota principalmente intorno ai brevetti farmaceutici, detenuti dalle solite multinazionali farmaceutiche malvagie.

Una droga legale che aumenta l'efficienza nel lavoro provoca un tremendo effetto collaterale: chi ne abusa diventa dipendente dal lavoro, al punto di scordarsi di mangiare e dormire per continuare a lavorare in modo ossessivo. Il problema pare legato a una partita di medicinale fallato, diffuso nel mercato nero da un pirata dei brevetti.
Il pirata dei brevetti in questione, una scienziata clandestina di nome Jack, fa ingegneria inversa sulle medicine creando così delle copie perfette da diffondere a prezzi molto inferiori a quelli delle medicine ufficiali. Jack sa che la medicina da lei creata non è per nulla fallata: era l'originale ad avere il problema, ma la multinazionale farmaceutica malvagia in questione trova ovviamente molto più comodo usare lei come capro espiatorio, costringendola alla fuga e a mettersi alla ricerca delle prove per sostenere la sua innocenza.

martedì 3 maggio 2022

Monster, di Naoki Urasawa

Monster, di Naoki Urasawa, recensione
Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Monster è il primo manga di Naoki Urasawa, già autore di 20 century Boys e Pluto.

Come già detto, 20 century boys è bellissimo, ma nella seconda parte si dilunga troppo. Ecco, Monster è quasi tutto così.

Inizia con un abilissimo neurochirurgo giapponese che va a lavorare in Germania. La direzione dell'ospedale in cui lavora dimostra di preferire dare la precedenza alle persone da operare non in base all'ordine di arrivo o all'urgenza ma all'importanza della persona. Qui c'è da aprire una piccola parentesi: si ha la forte sensazione che l'autore voglia dire che queste cose in Giappone non succedono, e che invece in Europa sia normale. Chiusa parentesi.
Comunque sia, quando gli viene chiesto di operare un cantante lirico invece di un bambino che è arrivato prima, lui non ha dubbi su quale sia la scelta giusta da fare... andando quindi contro le ire della direzione.
Ma non è questo il guaio più grande, perché il bambino che ha salvato si rivelerà, poco tempo dopo, essere un vero e proprio "mostro". Il medico caduto in disgrazia inizia quindi a dare la caccia a quello che nel frattempo è diventato un ragazzino, per eliminare definitivamente il suo errore...
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