martedì 7 aprile 2026

Opinioni a piccoli sorsi, la saga dei 28 qualcosa dopo.

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ho raccolto in un unico articolo le mie opinioni su secondo, terzo e quarto film della saga iniziata con 28 giorni dopo. Ogni opinione è stata scritta subito dopo aver visto il relativo film, quindi tra la stesura dell'una e dell'altra è passato un po' di tempo, se l'articolo non vi sembra un discorso unico è perché non lo è.


28 settimane dopo recensione


28 settimane dopo (2007)

Volevo guardare 28 anni dopo, e m'è venuto un dubbio: ma questo non è il terzo? Ma il secondo l'ho visto? 
O non l'ho visto, o non me lo ricordavo per niente, quindi in ogni caso ho fatto bene a guardarlo (che poi anche 28 giorni dopo me lo ricordo solo più o meno, non ho idea di come finisse... Ah, l'età).
Ma dite la verità: voi ve lo ricordavate? L'originale è strafamoso, questo non mi sembra proprio che abbia avuto la stessa risonanza. Perché, non saprei, visto che non è affatto male.
28 settimane dopo, è ambientato dopo, beh, potete arrivarci. Siamo sempre a Londra, ma ormai gli "infetti" sono tutti morti di fame. Le forze armate americane sono sbarcate in Inghilterra e hanno riunito i pochi superstiti con gli inglesi che fortunatamente erano all'estero, scegliendo la capitale per iniziare la ricostruzione. Ma ovviamente tutto se ne va a quel paese, se no che film di zombi è (si, vabbé, non sono zombi, ma poco ci manca)?
Seguiamo quindi le vicende di una famigliola divisa dalle avversità, poi riunita, poi divisa di nuovo. Una vicenda struggente e recitata da bravi attori, in particolare da un Robert Carlyle meravigliosamente tormentato, che riesce a coinvolgere dall'inizio alla fine, con alcuni pugni nello stomaco che si fanno ben sentire.

28 settimane dopo recensione


Cambiano gli autori, Danny Boyle e Alex Garland stanno lavorando a Sunshine (film che non sono riuscito a finire, mi sono addormentato prima della metà), rimangono solo come produttori, il che probabilmente ha aiutato a ottenere un budget di 15 milioni, ben di più degli 8 del primo capitolo. Comunque poco per le cifre che siamo abituati a sentire, ma molto ben sfruttati: subito prima di questo ho visto, per puro caso, due horror con un budget intorno ai 20 milioni (Nessuno ti salverà e Hellboy - L'uomo deforme, del quale parlerò prossimamente), ma niente in questo film mi ha fatto pensare di avere a che fare con un budget inferiore, anzi, piuttosto il contrario.

Il nuovo regista Juan Carlos Fresnadillo non fa sentire la mancanza degli autori originali, presentandoci una storia interessante (per quanto non perfetta: viene portata avanti da svariate "coincidenze", colpi di culo o di sfiga che sono evidenti forzature di sceneggiatura) e ben girata. Gli "infetti" sono sempre ugualmente spaventosi, al netto di un uso un po' eccessivo della shaky cam, altrimenti nota come "telecamera agitata a cazzo". Ma la sua forza è quella di essere un film dalla durata di un'ora e mezza in cui il ritmo non cala mai e che riesce a far temere per i suoi personaggi, che sembrano davvero sempre sul punto di lasciarci le piume.

Un ottimo seguito, quindi. Certo, l'originale era meglio, anche perché era, appunto, l'originale, mentre il seguito si limita a costruire una nuova storia nell'ambientazione creata dal primo. E' per questo che è un ottimo "seguito".
E ora posso pure vedermi il terzo, anche se molto probabilmente non avevo bisogno di guardarmi prima questo.



28 anni dopo recensione

28 anni dopo (2025)

Confermo che potevo anche non guardare 28 settimane dopo (beh, non che mi sia dispiaciuto farlo): non è stato minimamente preso in considerazione. Gli infetti che nel giro di 28 settimane erano tutti morti di fame, dopo 28 anni sono invece ancora perfettamente in forma, hanno giusto perso i vestiti. Si presume che mangino quello che trovano in giro e si riproducano tra di loro, il che denota anche un'intelligenza superiore a quella che si è vista nei film precedenti. E il virus che si era diffuso anche al di fuori della Gran Bretagna viene liquidato con una mezza frase all'inizio del film: "L'Europa continentale riuscì a respingerlo", e fatevelo bastare.

Tornano comunque Danny Boyle alla regia e Alex Garland alla sceneggiatura, che ci portano in una Gran Bretagna in quarantena, isolata dal resto del mondo, in cui alcune comunità sopravvivono come possono. Eccoci quindi in una comunità rurale su un'isoletta in cui i giovani maschi vengono allevati come cacciatori, per poi inoltrarsi nel continente a fare scorte, cercando di evitare gli incontri con gli infetti. Il fatto che siano inglesi e non americani si vede dal fatto che usano arco e frecce: gli americani non avrebbero mai finito le pallottole, anche senza produrne altre probabilmente ne hanno abbastanza da far fuori tutto il Regno Unito un infetto alla volta.
Nella "mitologia" del 28 qualcosa dopo vengono introdotti anche gli infetti lenti, ciccioni pelati che avanzano carponi (alla faccia del morire di fame!) e gli "alpha", infetti particolarmente grossi, forti, intelligenti e, ehm, con un pene enorme. Roba da far venire male alla schiena per portarlo in giro.
In questa ambientazione che sembra il preludio a una tamarrata apocalittica alla moda di una volta (dai, gli zombi evoluti, il prete pazzo dell'introduzione!), Garland e Boyle invece rimangono su un terreno a loro più congeniale, una storia toccante riguardo all'amore di un figlio per la madre malata, in un mondo in cui non è possibile procurarsi medicine. 

28 anni dopo recensione

Un film diretto con maestria, che riesce sia a spaventare sia a emozionare. Il dramma della malattia e del distacco che diventa quasi preponderante rispetto al fatto che il mondo (o almeno il Regno Unito) è bello che finito. Il racconto di un passaggio dall'infanzia all'età adulta vissuto nel modo peggiore possibile. E non ci facciamo mancare riferimenti politici, in particolare alla Brexit, che evidentemente agli autori non piace granché, visto che ci mostrano una Gran Bretagna isolata (ah ah!) che non può attendersi aiuto dal mondo esterno, mentre un'altra isola, cioè la madre di nome Isla e spesso anche isolata all'interno della sua mente malfunzionante, ha bisogno di recarsi all'esterno dell'isola più piccola su cui sorge il villaggio in cerca d'aiuto. Per nulla didascalico, eh.
Poi però, dopo la seconda metà del film, con un messianico Ralph Finnies e i momenti più toccanti della pellicola, arriva di colpo, quasi appiccicato al fondo come se il film dovesse finire un paio di minuti prima poi fosse venuto in mente all'ultimo agli autori di aggiungere un pezzo come lancio per il sequel, un finale che fa un tale contrasto con il resto da lasciare spiazzati. L'essenza di quella tamarrata di zombi che all'inizio sembrava voler essere, oltretutto girata neanche tanto bene visto che si torna a un uso della telecamera shackerata e a un montaggio schizofrenico che eravamo riusciti a evitare per quasi tutto il film. Ma che c'entra con il resto?!

Va beh, comunque 28 settimane dopo è un ottimo film, peccato che sia anche lui pensato come tutti i blockbuster dell'era moderna: come un primo capitolo di una saga più lunga. Ma se lo stoppate due minuti prima della fine funziona benissimo come film a sé stante.


28 anni dopo - Il tempio delle ossa recensione

28 anni dopo - Il tempio delle ossa (2026)

Non abbiamo dovuto aspettare un "28 lustri dopo", il sequel di 28 anni dopo è uscito a distanza di un solo anno. Anche perché è un sequel diretto, che continua esattamente da dove si è concluso il predecessore (sì, proprio quegli ultimi strambi due minuti di cui si poteva fare a meno) ripresentando sia il personaggio del ragazzino, qui non più protagonista ma ridotto a mera spalla, sia quello di Ralph Finnies, qui decisamente più importante. 

28 anni dopo - Il tempio delle ossa sembra piazzarsi in un settore leggermente diverso da quello dei suoi predecessori, avvicinandosi di più alla saga di Romero. Quindi meno riferimenti politici, sia interni sia sulla politica estera, e sotto con un classico: ci sono gli zombi, anche se qui si chiamano in un altro modo, ma il vero pericolo non sono loro, ma le persone.

Gli infetti qui sono pochi, e sono più le volte che vengono ammazzati senza troppi problemi che quelle in cui costituiscono un vero pericolo. Non si vedono nemmeno i ciccioni pelati, evoluzione degli infetti molto "da videogioco" del predecessore, e l'unico alfa è Samson, che subisce un trattamento che non può non ricordare Bub di Il giorno degli zombi. No, qui l'orrore vero è costituito da questo gruppetto di satanisti cattivissimi (e apparentemente immuni al sangue infetto, visto che non si fanno problemi ad ammazzare infetti da vicino con armi da taglio, e li avessi visti una volta ripulire una lama) intenti a torturare e uccidere tutti i sopravvissuti che trovano in giro.
L'ho scoperto solo dopo, dato che è una faccenda molto nota nel Regno Unito ma di cui io non avevo mai sentito parlare: i "Jimmy" si rifanno a Jimmy Savile, in vita seguitissimo e molto amato conduttore radiofonico e televisivo, anche di programmi per bambini, nonché filantropo. Dopo la sua morte è venuto fuori che era un pedofilo seriale. Portava lunghi capelli biondi e in molte trasmissioni vestiva con tute da ginnastica. Palese, se lo sai.
Questo è un film della saga di 28 giorni dopo, nonché un film di zombi in odore di Romero, quindi si tende a cercare anche qui un'allegoria, del tipo cosa succede a ragazzi cresciuti in un mondo privo di valori e di regole. Sono dei ragazzi traumatizzati che si sono fatti trascinare nella follia di un leader nemmeno tanto carismatico, cosa che succede a chi non ha gli strumenti emotivi per trovare una sua strada. Vedete voi se sia la giusta chiave di lettura, oppure una di quelle interpretazioni successive che trovano in opere letterarie significati profondi a cui nemmeno l'autore ha mai pensato. Io un po' questa sensazione ce l'ho, forse dovuta anche al fatto che quella narrata sia una storia "piccola", con una manciata di personaggi, se Jimmy avesse avuto centinaia di seguaci forse l'avrei interpretata diversamente.

28 anni dopo - Il tempio delle ossa recensione

A fare da contraltare alla follia satanista abbiamo il rigore scientifico del dr. Kelson di Ralph Finnies, protagonista oltretutto di uno dei migliori utilizzi mai fatti al cinema di The number of the beast degli Iron Maiden. C'è probabilmente un'allegoria anche nel fatto che anche colui che dovrebbe rappresentare la ragione è matto come un cavallo, ma mi è sfuggita. Accetto suggerimenti.

Meno politica, più sociologia, che non sono proprio la stessa cosa anche se si somigliano. Sono stato per un po' perplesso guardando questo film e ho riscritto questa opinione un paio di volte, perché di sicuro mi è piaciuto, ma non ho capito se mi è piaciuto tanto o solo abbastanza. Forse è perché è un film che si stacca dalla falsariga della saga di appartenenza, anche registicamente dato che la regista Nia DaCosta lavora molto bene ma non è Danny Boyle, per addentrarsi in territori più romeriani. Se ti rifai a Romero di sicuro non sbagli, ma questo seppur leggero cambio di direzione mi ha lasciato un po' interdetto.
Tutte queste considerazioni non vi traggano in inganno: 28 anni dopo è un film assolutamente da vedere. Poi vi fate le vostre idee.

Anche questo film, come il precedente, sembra finito poi ce n'é ancora un pezzettino, che apre il terreno al prossimo sequel, un po' come le scenette dopo i titoli di coda nei film Marvel solo che qui sono prima dei titoli. Aspettiamoci quindi altri titoli come Ancora 28 ore con la partecipazione di Eddie Murphy e Nick Nolte, oppure Se vuoi che il bucato asciughi bene devi lasciarlo steso almeno 28 ore, o Il sugo non deve cuocere meno di 28 minuti, che vanno bene le allegorie sociali, ma ogni tanto bisogna parlare anche di problemi pratici. 

Il Moro

Gli altri film horror di cui ho parlato nel blog

martedì 31 marzo 2026

Opinioni a piccoli sorsi, fumetti di Star Trek pubblicati da IDW

 Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi su cose che ho visto/letto/giocato. Ancora una volta, un po' di fumetti moderni di Star Trek.


Star Trek e Star Trek - Defiant fumetti recensione

Star Trek e Star Trek - Defiant, autori vari

La IDW Publishing sta pubblicando negli Stati Uniti un sacco di nuovi fumetti di Star Trek. In particolare, anche se non ne ho quasi mai parlato, i fumetti di Lower Decks sono fantastici, leggerli è praticamente la stessa cosa che guardare la serie animata.
Ma la serie principale è questa, pubblicata dal 2022 al 2025, per un totale di oltre 70 numeri.
Inizia con la serie intitolata semplicemente Star Trek, ambientata dopo la fine delle serie classiche. Qui, Benjamin Sisko viene risputato nel mondo reale, dopo aver passato tre anni tra i Profeti del Tempio Celeste, ossia quelle creature mistiche che vivono all'interno del tunnel spaziale vicino al quale sorge la stazione Deep Space 9. Sisko ritorna con una missione affidatagli dai Profeti: qualcuno sta andando in giro per la galassia con un'arma di smisurata potenza, distruggendo tutte le creature divine o quasi, quali Q e simili, che riesce a trovare. Sta a Sisko fermare questa strage (possibilmente prima che arrivi ai Profeti stessi), ma non riesce a trovare l'aiuto che vorrebbe, perché molti affermano, giustamente, che questi dei spaziali non hanno mai causato altro che guai. 
Sisko riesce comunque a ottenere il comando di una nave, la U.S.S. Theseus, con un equipaggio composto da vecchie conoscenze: Worf, Data, Beverly Crusher, Tom Paris, Shaxs da Lower Decks e perfino Montgomery Scott, che come ricorderete è rimasto per 60 anni bloccato in un buffer di teletrasporto quindi è vivo e vegeto ai tempi di TNG, Deep Space 9 e Voyager. Ad essi aggiungiamo una discendente di Hoshi Sato da Enterprise e un paio di personaggi nuovi. Altri volti noti comunque compariranno più avanti.
Durante la ricerca, poi, per vari motivi Worf litiga con Sisko e se ne va per conto suo, ottenendo una nuova astronave, la U.S.S. Defiant (nave da guerra già vista sia in Deep Space 9 che in Primo contatto), con un equipaggio composto da vari "cani sciolti": Deanna Torres (ex Maquis, ora della Federazione), Ro Laren (ex Federazione, ora Maquis) Spock (ambasciatore reietto su Romulus, eroe della Federazione ma non più in forza alla Flotta Stellare), e addirittura il criminale galattico Lore. Ad essi poi si aggiungerà anche la mezza romulana Sela e un'orioniana, personaggio nuovo. Le avventure della Defiant vengono pubblicate in quello che è in pratica uno spin-off della serie principale che proseguirà poi in parallelo, con un paio di crossover, fino all'ultimo volume Omega, che è comune alle due serie.

Star Trek e Star Trek - Defiant fumetti recensione

Insomma un bel pastiche, ma funziona. Anche perché non suona come un'accozzaglia di personaggi presi da varie serie solo per beccare i fan di tutte, l'utilizzo dei vari personaggi ha senso anche dal punto di vista narrativo. Anche una volta risolto il problema dell'arma ammazza-dei inizieranno nuove storie, che per quanto riguarda la Theseus ruoteranno sempre intorno al ruolo di Sisko come emissario dei Profeti, e per quanto riguarda la Defiant quasi sempre intorno allo sfruttamento di questi reietti in missioni suicide o quasi da parte di una Flotta Stellare mai così priva di scrupoli. 

Sarà che io sono di parte, ma ho trovato la lettura di questa serie appassionante. E' interessante vedere cosa succede a questi personaggi dopo la conclusione delle relative serie (per quanto niente di tutto questo sia canonico, anzi, tante cose vanno anche in conflitto con altre storie raccontate in altri fumetti o libri, anche all'interno della stessa casa editrice). Mi esalto a vedere Worf incazzato nero con la Flotta Stellare per gli incarichi del cavolo che gli da, per non parlare di quanto è incazzato Sisko con i Profeti che vogliono separarlo dalla sua famiglia. Sì, sono tutti parecchio incazzati, e ho divorato i volumi uno dopo l'altro. Non è perfetta, ad esempio l'ultima saga-crossover prende una piega davvero troppo supereroistica (tutti i personaggi guadagnano addirittura degli addominali che prima non hanno mai visto neanche in foto!) ma comunque è divertente.

Ho amato l'intera saga e non posso che consigliarla agli appassionati di Star Trek.



Star Trek: Year Five fumetti recensione

Star Trek: Year Five, autori vari (2019)

Questa serie di quattro volumi è probabilmente l'ultima, almeno in ordine di tempo, a dichiarare di raccontare l'ultimo anno della missione quinquennale dell'Enterprise originale. Sono sicuro che questa cosa è stata fatta molte altre volte in passato, la quantità di fumetti di Star Trek è sterminata. Inizialmente pensavo che come quarto anno venisse considerata la serie animata, poi ho scoperto che nel 2009 è uscita anche una serie a fumetti intitolata Year Four, ma non l'ho letta.
A differenza dei fumetti più vecchi, che spesso raccontavano davvero nuove avventure dell'Enterprise di Kirk & Co., qui ci si concentra più che altro sui ritorni di vecchi avversari e situazioni, come ci si può aspettare da un fumetto così evidentemente nostalgico (che non disdegna comunque di citare di sfuggita eventi e personaggi dalle serie più recenti, visto che diverse sono ambientate prima o in contemporanea alla TOS). 
Si nota anche che, come in una serie televisiva moderna, gli episodi non sono slegati tra loro ma legati da una continuity orizzontale, continuity che in alcuni casi può diventare parecchio serrata. La storia principale ruota intorno a due elementi: il primo sono i tholiani, razza incontrata da Kirk nell'episodio La ragnatela Tholiana e da Archer negli episodi ambientati nell'universo dello specchio della quarta stagione di Enterprise, oltre che in vari fumetti. Il secondo è Gary Seven, viaggiatore temporale comparso nell'episodio Missione Terra di TOS e citato di sfuggita in Star Trek: Picard. L'organizzazione a cui fa capo, Aegis, compare in romanzi e fumetti e viene ripresa anche qui.

Star Trek: Year Five fumetti recensione

Questa serie mi è piaciuta. Più che dai telefilm, l'atmosfera che vi si respira è quella dei film tratti dalla serie originale, quindi niente "strani, nuovi mondi" sostituiti però da storie cariche di epicità che approfondiscono l'universo di Star Trek che già conosciamo. I personaggi sono riconoscibilissimi, sia come aspetto grazie ai bei disegni sia come personalità, con l'unica eccezione di Kirk che qui appare un po' più posato e meno guascone, cambiamento comunque giustificato dall'esperienza. Pur rimanendo fedele all'originale nei personaggi e in come gestiscono gli eventi, quindi, si è cercato un ammodernamento nelle trame, con una storia orizzontale portata avanti per tutta la serie, o "stagione" se così vogliamo chiamarla. Il cambiamento non ha snaturato Star Trek, ma ha reso quei personaggi appetibili per i tempi moderni, molto meglio di quanto siano riusciti a fare i film di J.J. Abrams. 

Certo comunque che ogni tanto qualche "strano, nuovo mondo" mi piacerebbe vederlo, nemmeno la serie che ha  la frase storica nel titolo ce ne ha ancora fatto vedere uno! Visto che quello che viene raccontato qui è il "ritorno a casa" dell'Enterprise, niente più esplorazione e stranezze varie in giro per la galassia, ma un tono più vicino alle serie successive, più riflessivo e parlato e con diversi problemi risolti con la diplomazia. 
Insomma, per quanto forse avrei preferito un diverso tipo di approccio, Star Trek: Year Five rimane un'ottima conclusione per le avventure dell'Enterprise di Kirk.

E poi molte delle copertine hanno un'aria meravigliosamente vintage.



Star Trek: Deep Space Nine - Too long a sacrifice,

Star Trek: Deep Space Nine - Too long a sacrifice, di Scott e David Tipton, disegni di Greg Scott

A differenza di, beh, tutti i fumetti di Star Trek editi da IDW che ho letto, Too Long a Sacrifice sembra davvero un episodio della serie TV. Mentre gli altri si lasciano andare a raccontare storie che estremizzano il carattere dei personaggi e si lanciano in kolossal impossibili da realizzare in televisione, qui torniamo a un format televisivo, fatto di personaggi che si muovono in ambienti familiari e parlano, facendo parsimonia sugli effetti speciali. 

Star Trek: Deep Space Nine - Too long a sacrifice, recensione

Su Deep Space Nine avviene un attentato che porta all'esplosione di un ristorante. Odo deve quindi indagare per far luce sull'accaduto. Dato che sono coinvolti membri di razze che hanno già degli attriti per via della Guerra del Dominio, il ritardo di Odo nel reperire risultati spinge la Flotta Stellare ad affiancargli un famoso detective (presumo che gli abbiano dato il volto di un attore, forse Marlon Brando? Lo vedete nell'immagine qui sopra, ditemi secondo voi a chi somiglia), che oltretutto è un betazoide, quindi può leggere nella mente della gente che interroga.

Il sapore quindi è esattamente quello della serie TV, e ho apprezzato questa storia come un gradito ritorno. Il che non vuol dire che non mi esalti quando leggo di battaglie spaziali esagerate e quant'altro avete visto anche nei fumetti di cui ho parlato in questo stesso articolo, ma ogni tanto tornare con i piedi per terra è quello che ci vuole.

A questo proposito, devo comunque far notare l'andazzo di questa "nuova ondata" di Star Trek, sia per quanto riguarda i fumetti che per le serie TV. Alcune cose mi piacciono, altre meno, ma quello di cui sto sentendo la mancanza è un certo spirito trekkiano, quell'usare la fantascienza per parlarci della società moderna e dei suoi mali. Niente riflessioni profonde, niente filosofia o sociologia, lo Star Trek moderno e per lo più diventato puro intrattenimento. Che va bene, a me piace il puro intrattenimento, eppure a volte vorrei qualcosa di più, che era quello che le serie TV classiche mi davano. Tocca accontentarsi, mi sa. Anche perché se quando cerca di trattare certe tematiche lo fa come in Discovery, il puro intrattenimento è sicuramente meglio. 

Il Moro

Altri fumetti di Star Trek di cui ho parlato nel blog

Tutti gli articoli su Star Trek

martedì 24 marzo 2026

Opionioni a piccoli sorsi, film di fantascienza: Project Hail Mary, I Am Mother, The Running Man

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla! 

Stavolta parliamo di tre film di fantascienza. Quello che ho messo per primo è in realtà l'ultimo che ho visto, e l'unico che ho visto al cinema. 


L'ultima missione - Project Hail Mary recensione

L'ultima missione - Project Hail Mary (2026)

Sì, il titolo italiano è quanto di più anonimo si possa immaginare. 

Avendo letto il libro (o meglio ascoltato l'audiolibro) e anche abbastanza di recente, non riesco a non fare un confronto diretto, e mi riesce anche abbastanza difficile mettermi nei panni di chi il libro non l'ha letto. Ho idea che alcuni cenni e passaggi possano risultare un po' oscuri, non nel senso che non si capisca la storia, ma piuttosto come quando in un film Marvel vedi una cosa che capisci che è una citazione ma non riconosci cosa stia citando.

martedì 17 marzo 2026

La trilogia della corrente nera, di Ian Watson

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Stavolta trattiamo una trilogia di romanzi di Ian Watson, tutti editi in Italia da Urania. Il commento a ognuno è stato scritto subito dopo averlo letto, quindi prima di leggere il successivo.


Il libro del Fiume, di Ian Watson (1983) recensione

Il libro del Fiume (1983)

Siamo su un mondo lontano, che gli umani hanno raggiunto (o meglio: su cui si sono schiantati) tempo addietro, non tanto che se ne sia perso il ricordo, ma abbastanza da essere riusciti a mettere su una civiltà fiorente. Civiltà dal livello tecnologico che potremmo paragonare alla fine del 1700, più o meno. 
L'unica zona abitabile è quella vicina a un enorme, lunghissimo fiume, il resto è deserto. Al centro del fiume, una misteriosa corrente nera impedisce il passaggio: chi è sulla una riva è destinato a rimanerci, senza avere nemmeno idea di come sia la civiltà sulla riva opposta. 
Ma la corrente nera impone anche un'altra, strana regola a chi vuole navigare lungo il fiume: solo le donne possono farlo. Agli uomini è concesso un solo viaggio, al secondo cadono preda di follia e si tuffano a morire nella corrente nera.
Nella società che si è creata su una delle rive, il fiume è quindi onnipresente, e si è formata una corporazione di naviganti, ovviamente tutte donne, che hanno una grande potenza economica e politica. Il mondo del fiume è la storia di una di loro, Yaleen, raccontata da lei stessa in prima persona. Storia che la porterà, suo malgrado, a scoprire come vivono gli abitanti dell'altra riva, e a sconcertarti scoperte sulla natura del suo mondo e della corrente nera.

martedì 10 marzo 2026

Opinioni a piccoli sorsi, film horror: Nessuno ti salverà, Frankenstein, Sinners - I peccatori

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi su cose che ho visto/letto/giocato, anche stavolta tre film horror. Sto guardando un sacco di horror, ultimamente. 


Nessuno ti salverà (No One Will Save You - 2023) recensione


Nessuno ti salverà (No One Will Save You - 2023)

Film scoperto grazie al Zinefilo, che si guarda un sacco di ciarpame ma ogni tanto ci consiglia anche qualcosa di alto livello e spesso totalmente sconosciuto. 
In realtà Nessuno ti salverà non è un film che non definirei "piccolo": 22,8 milioni di dollari sono un budget di tutto rispetto per un horror. Ma è lo stesso un film di cui non avevo mai sentito parlare, ma che sono contento di aver scoperto.
La giovane Brynn (Kaitlyn Dever, bravissima) vive da sola in una grande casa isolata, detestata da tutta la comunità per motivi che scopriremo. Poi arrivano gli alieni.

martedì 3 marzo 2026

Opinioni a piccoli sorsi, serie TV: Dirk Gently - Agenzia di investigazione olistica, Devs, M - Il figlio del secolo

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla! 

Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Stavolta metto insieme tre serie TV, che in realtà non hanno niente in comune se non il fatto di essere serie tv. Non ne guardo poi molte, e se dovessi sempre aspettare di averne viste abbastanza da scrivere un articolo che ne raccolga due o tre con qualche affinità tematica dovrei tenermi lì a marcire tra le bozze i commenti per anni. Dirk Gently, per dire, l'ho vista almeno due anni fa, e infatti il commento è stato scritto all'epoca. 


Dirk Gently - Agenzia di investigazione olistica recensione

Dirk Gently - Agenzia di investigazione olistica (2016)

Dirk Gently nasce come una serie di libri del mitico Douglas Adams, amato da tutti (ma mai abbastanza) per la sua Guida galattica per autostoppisti.
In realtà la serie consta di soli due libri, con il terzo rimasto incompiuto per la morte dell'autore (ma, perché non si spreme mai abbastanza, è stato comunque pubblicato, con l'aggiunta di lettere e appunti di Adams, appunti che oltretutto dicono che il libro avrebbe anche potuto essere un ulteriore tassello della Guida).
I due libri sono dell'87 e dell'88, e ammetto di non averli letti. Da essi è stata tratta tra il 2010 e il 2012 una serie televisiva inglese di quattro episodi, la cui trama contiene elementi dei libri senza essere una riduzione, e non ho visto neanche questa. Quella che ho guardato è la serie americana del 2016, ma non avendo letto i romanzi non sono in grado di dire quanto fedelmente sia stata seguita la trama del libro.

martedì 24 febbraio 2026

Giochi sparatutto su binari per Wii: Chicken Riot, Dino Strike, The House of the dead: Overkill, Resident Evil: The Umbrella Chronicles e The Darkside Chronicles, House of the dead 2 & 3 return

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Quando mi è figlio si è rotto il gomito mi sono, ehm, procurato tutti i giochi per Wii che ho trovato che permettessero di giocare con una mano sola, tra cui svariati sparatutto su binari, cioè quei giochi in cui il personaggio si sposta da solo e noi dobbiamo limitarci a sparare a tutto quello che si muove sullo schermo. Non parlerò qui di tutti quelli che abbiamo giocato (ne ricordo vagamente uno western e uno di guerra, troppo vagamente per poterci scrivere qualcosa) ma solo degli ultimi. Come vi risulterà chiaro dalla natura di alcuni di questi titoli, alcuni me li sono poi giocati da solo, essendo mio figlio ancora troppo piccolo (il fatto è successo un paio di anni fa e il post mi è rimasto tra le bozze per un sacco di tempo).
Li trovate nell'ordine in cui li ho giocati.


Chicken Riot recensione

Chicken Riot (2009)

Ho giocato un sacco a questo videogioco per Wii insieme a mio figlio: è uno dei pochi sparatutto su binari per Wii senza elementi horror o comunque troppo "da adulti".
La storia è che le galline della nostra fattoria si sono ribellate, e dobbiamo ricondurle alla ragione a colpi di fucile, evitando tutto quello che riusciranno a lanciarci addosso.
Si tratta chiaramente di un "giochino". Per quanto la grafica sia abbastanza ben fatta, i limiti del gioco sono evidenti nella scarsità dei nemici (ci sono galline di diversi tipi, che corrono, che sparano, corazzate, in grado di fare magie o usare armi fantascientifiche, ma sono comunque pochi e alla fine sono tutte galline) e ancora di più nella limitatezza dell'area di gioco: alla fine giriamo sempre nella stessa fattoria, facendo a ogni livello un percorso diverso ma muovendoci comunque sempre tra gli stessi edifici.

martedì 17 febbraio 2026

Fumetti americani di fantascienza: Sentient, Vs, Cemetery Beach, Li troviamo solo quando sono morti

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla! 

Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non ho potuto o voluto dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Oggi parliamo di una manciata di fumetti americani di fantascienza.


Sentient, di Jeff Lemire e Gabriel Walta recensione

Sentient, di Jeff Lemire e Gabriel Walta (2020)

Un'astronave in viaggio verso le lontane colonie, con un equipaggio composto di famiglie con bambini. Mesi di viaggio nello spazio profondo, impossibile anche solo contattare la Terra o le colonie. Un attacco da parte di un gruppo separatista causa la morte di tutti gli adulti. Rimangono solo i bambini, e l'intelligenza artificiale che governa la nave e che si trova a dover diventare qualcosa di più, perché a dei bambini soli nello spazio non basta un complicato pilota automatico... Ai bambini serve una mamma.

martedì 10 febbraio 2026

Opinioni a piccoli sorsi, film di M. Night Shyamalan: Bussano alla porta, The visit, Trap

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla! 

Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Stavolta vi lascio le mie opinioni su tre film dell'incostante M. Night Shyamalan (ammetto di essere incapace a scrivere il suo nome senza copincollarlo), che si alterna tra film splendidi, film mediocri e pazzesche boiate. Questi per fortuna sono tutti decenti. I commenti sono stati scritti e archiviati tra le bozze subito dopo aver visto i film, quindi in realtà tra la stesura dell'uno e dell'altro potrebbe essere passato parecchio tempo.


Bussano alla porta recensione

Bussano alla porta (2023)

Una coppia con una figlia in vacanza in una casa isolata nel bosco, vicino a un lago, dove per raggiungere il centro abitato più vicino bisogna guidare per almeno mezz'ora e dove i cellulari non prendono. Cosa potrà mai andare storto?
E infatti ecco quattro individui dall'aria losca che si presentano alla porta armati con strani attrezzi, chiedendo gentilmente ma insistentemente di entrare...

martedì 3 febbraio 2026

I Racconti di Arcadia, la serie animata di Guillermo del Toro

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

I racconti di Arcadia è una trilogia di serie animate, l'una il seguito dell'altra ma con protagonisti differenti. Inizialmente Guillermo del Toro voleva usare l'idea per una serie live action, ma costava troppo, quindi alla fine ne ha fatto un libro, scritto a quattro mani con Daniel Kraus. Da questo libro poi la Dreamworks ha tratto le serie animate, ma credo che Guillermo del Toro comunque sia rimasto a bordo in qualche modo, come consulente o roba del genere, non ho capito bene, e non saprei dire dove finiscono le sue idee e inizino quelle di Daniel Kraus e dei vari sceneggiatori della serie.


Trollhunters - I racconti di Arcadia recensione

Trollhunters - I racconti di Arcadia

Non posso dire che si sia trattato di una sorpresa, perché altri prima di me ne hanno parlato più che bene. Eppure Trollhunters, disponibile su Netflix, mi ha stupito per la sua qualità, tra le serie per bambini che guardiamo di solito insieme a mio figlio.

La storia è che nel sottosuolo vivono i troll, creature grandi e potenti ma che si trasformano in pietra se esposti alla luce del sole. I troll hanno un "campione" il cui compito è combattere contro i Gumm Gumm, in pratica dei "troll oscuri". A scegliere il campione è lo stesso amuleto magico che gli fornisce armi e corazza, e stavolta l'amuleto sceglie un quindicenne che vive nella cittadina californiana di Arcadia Oaks. Jim Lake si trova quindi investito dal dovere di aiutare i troll, combattere i loro nemici e contemporaneamente continuare con la sua vita di tutti i giorni.

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