Ecco un altro articolo della serie "opinioni a piccoli sorsi", dove raccolgo commenti più o meno brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. In questo caso parliamo di tre (facciamo due e mezzo, va) videogiochi di genere "sparatutto in prima persona" o FPS. Tutti di ambientazione fantascientifica e tutti avuti gratis su PC grazie a promozioni varie.
Prey (2017)
Remake dell'omonimo videogioco del 2006, questo gioco (che ho avuto gratuitamente grazie all'Epic Store) esplorativo/survival in prima persona ha avuto recensioni a dir poco entusiastiche, ma come mi succede spesso a me non ha fatto tutta questa impressione.
Il primo fatto è che a me piacciono molto i metroidvania, e il secondo fatto è che ora ne esce una quantità imbarazzante ogni anno, in particolare dalla scena indipendente o comunque da piccoli studi. Ormai realizzare un gioco in grafica 2D e magari in pixel art deve essere una cosa relativamente semplice, almeno rispetto ai titoli tripla A a cui occorrono team di centinaia di persone. Non posso che esserne contento, ma il problema è: come faccio a scegliere quelli a cui giocare, visto che ce ne sono così tanti? La soluzione, in realtà, è più semplice del previsto: gioco a quelli che i negozi online mettono a disposizione gratuitamente. Chiamami fesso.
Dead Cells (Android, 2018)
In particolare, la versione Android di questo Dead Cells è inclusa nell'abbonamento Netflix. Ho già avuto altre occasioni di dire che non amo i roguelike, cioè quel genere di giochi nel quale quando si muore si ricomincia dall'inizio e in cui i livelli sono generati proceduralmente. Per chi non sapesse cosa significa, vuol dire che a ogni partita i livelli sono diversi, perché rigenerati dal gioco ogni volta secondo delle procedure particolari. Ci sarebbe poi anche da distinguere tra i roguelike e i roguelite, la distinzione è abbastanza complicata comunque semplificando i roguelike sono più simili al capostipite del genere, Rogue del 1980, in cui quando muori perdi più o meno tutto, mentre i roguelite permettono una progressione, cioè quando muori ricominci dall'inizio ma mantenendo una parte dei potenziamenti raccolti. Comunque, c'è sempre di mezzo la generazione procedurale dei livelli e ricominciare dall'inizio a ogni morte. E a me l'idea di ricominciare sempre dall'inizio mi sta abbastanza sulle balle, infatti su questo blog trovate articoli solo su altri due giochi di questo tipo, Hadese Rising Hell, e in nessuno dei due sono andato avanti granché. Invece mi è piaciuto Sundered, un po' perché aveva una struttura da metroidvania, genere che invece adoro (diciamo anzi che è diventato il mio genere preferito da quando i JRPG sono diventati troppo lunghi per la mia età), e un po' perché i livelli erano procedurali solo in parte, e a ogni morte non ricominciavi davvero dall'inizio, tornavi semplicemente nell'hub centrale.
Anche Dead Cells, del 2018, ha una struttura da metroidvania, il che è sicuramente uno dei motivi che me l'hanno fatto amare, nonostante questa volta sia proprio un roguelite.
Stavolta prendiamo in esame due capitoli della saga di Tomb Raider. Due capitoli in realtà molto diversi tra di loro, ma sempre di Tomb Raider si tratta.
Rise of the tomb Raider (PC, 2015)
Mi sono accaparrato tutti e tre i Tomb Raider della saga cosiddetta "survivor timeline" gratuitamente grazie alle promozioni dell'Epic Store, ma la vita gira come vuole quindi è ormai da qualche anno che ce li ho ma solo adesso ho giocato al secondo. Quando giocherò il terzo probabilmente sarò in età pensionabile. No, scherzo: per me non arriverà mai l'età pensionabile. Che scherzo triste... lasciamo perdere, e partiamo del gioco: come in ogni sequel che si rispetti, anche Rise of the tomb Raider è come il primo, ma di più!
Quando mi è figlio si è rotto il gomito mi sono, ehm, procurato tutti i giochi
per Wii che ho trovato che permettessero di giocare con una mano sola, tra cui
svariati sparatutto su binari, cioè quei giochi in cui il personaggio si
sposta da solo e noi dobbiamo limitarci a sparare a tutto quello che si muove
sullo schermo. Non parlerò qui di tutti quelli che abbiamo giocato (ne ricordo
vagamente uno western e uno di guerra, troppo vagamente per poterci scrivere
qualcosa) ma solo degli ultimi. Come vi risulterà chiaro dalla natura di
alcuni di questi titoli, alcuni me li sono poi giocati da solo, essendo mio
figlio ancora troppo piccolo (il fatto è successo un paio di anni fa e il post mi è rimasto tra le bozze per un sacco di tempo).
Li trovate nell'ordine in cui li ho giocati.
Chicken Riot (2009)
Ho giocato un sacco a questo videogioco per Wii insieme a mio figlio: è uno
dei pochi sparatutto su binari per Wii senza elementi horror o comunque
troppo "da adulti". La storia è che le galline della nostra fattoria si
sono ribellate, e dobbiamo ricondurle alla ragione a colpi di fucile,
evitando tutto quello che riusciranno a lanciarci addosso. Si tratta
chiaramente di un "giochino". Per quanto la grafica sia abbastanza ben
fatta, i limiti del gioco sono evidenti nella scarsità dei nemici (ci sono
galline di diversi tipi, che corrono, che sparano, corazzate, in grado di
fare magie o usare armi fantascientifiche, ma sono comunque pochi e alla
fine sono tutte galline) e ancora di più nella limitatezza dell'area di
gioco: alla fine giriamo sempre nella stessa fattoria, facendo a ogni
livello un percorso diverso ma muovendoci comunque sempre tra gli stessi
edifici.
Al momento in cui inizio a scrivere questo articolo ho appena finito una
sessione di gioco a Terminator 2D - No Fate e sono ancora tutto
scimmiato. Credo che pochi videogiochi così "piccoli" siano riusciti a
generare così tanto "hype": un videogioco in pixel art 2D basato su Terminator 2? Ma che scherziamo?
Ovviamente chi non pensa che Terminator 2 sia uno dei più bei
film della storia del cinema esca immediatamente da questa birreria. A quelli
che rimangono parlerò (anche) di questo tie-in uscito con soli 34 anni di
ritardo. Esistono svariati videogiochi basati sul franchise di
Terminator, quasi quasi inizio uno speciale al riguardo. Anzi lo inizio e
basta. La mia opinione su Terminator 2D - No Fate la
troverete quindi al fondo.
Mi piace avere un'idea dello scorrere degli eventi nel tempo, quindi vi metto
anche le date di uscita dei film.
"Weird West" è un'etichetta abbastanza moderna, che in realtà non vuol dire
molto. Se il "weird" letterario è quel genere in cui succedono "cose strane",
spesso senza spiegazione, inquietanti senza però essere smaccatamente horror,
il termine "weird" abbinato a "western" si usa per indicare un po' tutte le
storie che abbiano un qualche elemento soprannaturale in ambientazione
western. Si vede che piace l'allitterazione. Quale che sia il modo di chiamarlo, ho sempre avuto una predilizione
per questo tipo di storie. Probabilmente è colpa di Zagor. Anzi, direi
sicuramente.
Ho letto svariati racconti "weird western" (nessun romanzo, ora che ci penso),
un sacco di fumetti contando anche Zagor e Tex (senza Zagor e Tex, molti meno), visto una manciata di film (non ne sono stati fatti poi molti, almeno
che mi risulti, e quei pochi sono per lo più dimenticabili).
E i videogiochi? Saranno stati più fortunati? Piazzare un po' di zombi e
vampiri nel Far West permette di creare un videogioco di successo?
Partiamo dall'inizio. In questo articolo prenderemo in considerazione
solo giochi effettivamente ambientati nel far west o in una qualche strana
versione dello stesso, non giochi con ambientazioni post-apocalittiche che
finiscono per assomigliare al far west, tipo Fallout per dirne
uno.
Cheyenne (1984)
Si tratta di uno sparatutto in prima persona a schermata fissa uscito per la
sala giochi, corredato di un fucile montato sul cabinato. Un nostro amico,
apparentemente del tutto rimbambito, passeggia avanti e indietro per lo
schermo, mentre intorno a lui chiunque e qualunque cosa cerca di ucciderlo.
Col nostro fucile dobbiamo colpire tutto quello che cerca di avvicinarglisi,
fino al livello successivo. Il gioco conta 7 quadri più alcuni
schemi bonus. Di questi quadri, la maggior parte sono a tema western diciamo
classico, ma sono presenti anche un cimitero e una città fantasma, nei quali i
nemici saranno fantasmi, scheletri, demoni e simili amenità. In questo
video si vede anche il cabinato.
Raccolgo qui un po' di commenti che ho scritto per alcune avventure grafiche che ho giocato di recente, commenti troppo corti per diventare articoli a sé stanti. Le avventure grafiche sono per me un genere relativamente nuovo, grazie anche allo SCUMMVM sto recuperando molti antichi capolavori che all'epoca avevo snobbato, (anche perché la maggior parte girava su macchine che non ho mai avuto). Contemporaneamente, sto anche giocando ad avventure più moderne. In questo articolo parlo delle ultime tre che ho affrontato.
Sanitarium (1998)
Si tratta di un'avventura punta e clicca uscita originariamente nel 1998 per PC Windows, e recentemente ripubblicato per IOS e Android dalla benemerita DotEmu, già responsabile della riedizione di svariate vecchie glorie. E' un thriller-horror psicologico: in effetti, si svolge tutto all'interno della testa del protagonista, come è abbastanza chiaro fin dall'inizio. Dopo un incidente stradale, un uomo si risveglia in un ospedale psichiatrico, privo di memoria e con la faccia coperta di bende. Questa è la storia della sua odissea per riuscire a ricostruire la sua personalità e capire cosa sta succedendo nella sua mente e in quell'inquietante ospedale.
E' venerdì, è Halloween, ed è un nuovo blogtour! In accordo con altri mostri
bavosi e ringhianti dell'ormai vetusta (classica, si dice classica!)
blogsfera, abbiamo deciso che è il momento giusto per far uscire un po' di
recensioni di film horror, sotto il patrocinio dell'instancabile Lucius
Etruscus de Il Zinefilo (e
Aliens30anni, e
nonquelmarlowe, e
Myniature, e
Fumetti Etruschi, e
Gli Archivi di Uruk, e
Il Citascacchi, e
IPMP - Italian Pulp Movie Posters, e speriamo di non averne dimenticato nessuno: praticamente metà della
blogsfera italiana è lui!).
Al fondo dell'articolo trovate i link ai post di tutti i partecipanti a questa
sanguinolenta operazione.
Dal canto mio andrò a parlare di un trittico di film horror (più una piccola
chicca al fondo del post) che ha avuto molto successo, grazie soprattutto al
suo nuovo assassino. Il commento relativo a ogni film è stato scritto subito
dopo aver visto il film stesso, e non li ho visti tutti di fila (altrimenti ci
sarei annegato in tutto 'sto sangue!), perciò potrebbe essere passato un bel
po' tra un commento e l'altro, perdonatemi quindi se trovate ripetizioni o
altre stranezze.
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni più o meno brevi, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Stavolta parliamo due platform 2D, genere che non è tra i miei preferiti. A meno che non si tratti di metroidvania, ma non è il caso dei due giochi presi in esame oggi. Sono piuttosto scarso ai platform, quando li provo di solito smetto nel momento in cui la stanza è satura di bestemmie.
Sonic Mania Plus (2017)
Quella che ho giocato io è la versione Android, gratuita per gli abbonati Netflix.
Ho un rapporto conflittuale con Sonic. Da una parte è come un vecchio amico d'infanzia, dato che avrò giocato al primo gioco un milione di volte. Ma ci ho giocato un milione di volte perché... avevo solo quello! Appena comprato il Sega Mega Drive, con Sonic incluso e Mistic Defender a parte. Per un bel po' sono stati gli unici due giochi che avevo, e dei due Sonic era più bello, quindi ci ho giocato un mucchio, complice il trucco che permetteva di scegliere il livello di partenza (me lo ricordo ancora a memoria: su-giù-sinistra-destra-A+B+C+Start insieme). Ricordo che lo trovavo lunghissimo: avevo calcolato a spanne che giocandolo tutto di fila, cosa che non sono mai riuscito a fare per davvero, avrebbe richiesto qualcosa come tre ore, mentre la maggior parte dei videogiochi che avevo giocato all'epoca raramente arrivavano a un'ora (sì, non conoscevo ancora i JRPG)! E' pazzesco pensare che ora il record di speedrun su Sonic sia poco più di 8 minuti, sfruttando dei glitch, e 14 minuti senza glitch... All'epoca mi piaceva. Ha smesso di piacermi da quando ho iniziato a mettere le mani su altri giochi... Inutile negarlo: il concetto alla base di Sonic non mi piace. Hai un personaggio che corre velocissimo, il che rende quasi certo andare a sbattere contro qualche nemico o trappola, perché i riflessi necessari per evitarle quando sei alla massima velocità vanno oltre l'umano, a meno che tu non sappia il livello a memoria. Inoltre i livelli sono esplorabili, andare sempre dritto sfruttando il più possibile la velocità, che dovrebbe essere il fulcro intorno a cui ruota l'intera saga di Sonic, vuol dire non vedere qualcosa come i due terzi del gioco. Esplorare però è complicato, proprio perché la velocità del personaggio non favorisce un approccio più ragionato. Presumo che sia un invito a rigiocare molte volte gli stessi livelli, che è una cosa che all'epoca mi andava bene, ma che col tempo ho iniziato a detestare. Mi sta bene l'esplorazione, ma deve essere tutto nello stesso gameplay. Insomma, dopo aver consumato il primo Sonic fino allo sfinimento, non ho mai giocato a nessuno dei seguiti.
Ecco un altro articolo della serie "opinioni in pillole", dove raccolgo commenti più o meno brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. In questo caso parliamo un trittico di videogiochi di genere "run and gun" in 2D, che hanno anche la caratteristica di guardare al passato, in modi diversi.
Broforce (2015)
Broforce è un "run 'n gun", ossia un platform/sparatutto bidimensionale in cui bisogna correre da sinistra verso destra fino alla fine del livello, seccando lungo la strada qualsiasi cosa faccia l'errore di muoversi. Realizzato in un'ottima grafica in pixel art che richiama i quadrettoni dei giochi 8 bit (non che potrebbe mai girare davvero su una console 8 bit, comunque), Broforce si distingue dalla massa dei suoi simili (i vari Metal Slug in testa a tutti) per due particolarità.
E' un po' che non realizzo un articolo della serie tutti i videogiochi di... ,
non ho più trovato argomenti che mi interessassero. Ritorno a bomba perché ho
visto che è uscito un nuovo videogioco su Tron e mi è venuta
voglia di informarmi.
Come tutti i nerd sanno, Tron nasce come film di fantascienza targato
Disney nel 1982. Il tema del film sono proprio i videogiochi, infatti i nostri
protagonisti, programmatori di videogiochi di successo, vanno a finire in una
sorta di mondo virtuale dove agiscono programmi viventi umanizzati. In questo
mondo i programmi dissidenti vengono portati nella "Game Grid", o "Rete
Giochi", dove vengono costretti a battersi nelle versioni "live action",
diciamo, di alcuni videogiochi. Per un film così legato al mondo
dei videogiochi, che già nel 1982 venivano visti come un media destinato a
grande crescita, quali videogiochi "nella vita reale" saranno stati prodotti? E come saranno?
Su Tron sono usciti anche molti giochi non ufficiali, cercherò di trattare i
più importanti ma è possibile che me ne sfugga qualcuno.
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni più o meno brevi, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Stavolta parliamo di due metroidvania, da me giocati nella versione per PC!
Se non sapete cos'è un metroidvania, tempo fa lo spiegai qui, ma riassumo: platform d’azione quasi sempre bidimensionali, basati sull’esplorazione di una vasta mappa di gioco nella quale alcune aree non saranno disponibili fino a che non riusciremo a raccogliere i dovuti potenziamenti.
Guacamelee
Un bel metroidvania, con un'estetica e musiche molto messicane, così come l'ambientazione. Il protagonista è infatti un luchador, e deve affrontare un cattivo tornato dal regno dei morti che ha rapito la ragazza di cui è innamorato. Il ritrovamento di una magica maschera da luchador gli darà il potere di vedere e interagire con il regno dei morti. E picchiarlo, anche. Molto colorato e divertente, come da tradizione per le opere che fanno riferimento alla famosa ricorrenza del "giorno dei morti" messicano. Il nostro luchador impara nuove mosse man mano che avanza con le quali può sia malmenare i numerosi avversari, sia superare alcuni ostacoli. Come da tradizione metroidvania, una mappa ci dirà quali sono i punti che abbiamo lasciato indietro a cui tornare una volta sbloccata l'abilità necessaria.
Ecco un altro articolo della serie "opinioni in pillole", dove raccolgo commenti brevi per cose che ho visto/letto/giocato. Questo perché mi capita di voler parlare di qualcosa e scriverne un commento, che però risulta troppo corto per farne un articolo a sé stante. In questo caso, ho raccolto qui le mie opinioni su tre videogiochi disponibili per piattaforme Android.
In Between
In Between usa uno stile molto triste e malinconico, con colori scuri, per raccontare la storia di un uomo morente. In pratica, non è uno spoiler perché si vede subito, è tutto il sogno di un moribondo, che ogni tanto fa dei riferimenti a episodi della sua vita passata. Riferimenti che possono avere anche ripercussioni sul gioco: ad esempio, dopo una scenetta in cui la madre insegna al protagonista bambino che per non avere paura del buio deve affrontarlo, c'è una serie di livelli in cui il quadro viene lentamente invaso dall'oscurità mentre le si dà le spalle, oscurità che invece arretra se ci si volta verso di essa. Il gioco è un platform-puzzle in cui possiamo manipolare la gravità: con il pollice sinistro (io ho giocato su cellulare) facciamo correre il personaggio, con il destro decidiamo se la gravità ci deve tirare su, giù, a sinistra o a destra.
Stavolta parliamo di due JRPG, che non c'entrano nulla l'uno con l'altro se non per il fatto di essere usciti per due console portatili ormai vecchiotte e di essere appunto due JRPG. E anche per quello ho dei dubbi.
Shin Megami Tensei: Strange Journey
Gioco uscito nel 2009 per il Nintendo DS, facente parte dell'infinita saga di Shin Megami Tensei (qualcosa tipo 50 o 60 giochi). Ad avermi attirato verso questo gioco particolare, (oltre al fatto che possiedo un Nintendo DS che non mostra ancora intenzione di mollarmi) è l'ambientazione fantascientifica. Si sa infatti che la stragrande maggioranza dei JRPG ha ambientazioni fantasy o al massimo ibride. In Strange Journey, invece, la componente fantascientifica risulta preponderante, anche se ci sono i demoni. Caratteristica di tutta la saga è infatti la possibilità di evocare dei demoni come alleati per combattere al nostro fianco... ma andiamo con ordine.
Si fa un gran parlare (male, per lo più) del film Netflix
The Electric State, noto più che altro per la cifra folle che è
costato. Giusto per dare qualcosa in più alla mia opinione rispetto a quella
degli altri, ho deciso di leggermi prima il fumetto (che in realtà non è un
fumetto) e parlarvene qui. Quindi:
The Electric state, di Simon Stålenhag (2018)
Simon Stålenhag è un artista svedese, specializzato in arte digitale di genere
retro-futuristico. In particolare il suo soggetto preferito sono edifici o
macchinari in rovina in mezzo alla campagna, che danno un'idea di malinconia e
di un mondo che è andato in una direzione diversa. Si tratta né più e né meno
che di arte ucronica, che immagina un passato in cui la tecnologia si è
evoluta più in fretta rispetto a quello che è successo nel nostro mondo, e in
cui però a un certo punto tutto è collassato. Molte delle sue illustrazioni
sono state pubblicate in raccolte, alcune unite solo da una certa continuità
tematica, altre raccontano proprio una storia, per quanto vaga e senza parole.
Almeno credo, in realtà non ho mai preso in mano una sua raccolta a parte
The electric state, quindi non so dire se anche le altre avevano una
storia scritta ad accompagnarle, ma da quel che ho capito per lo più no, erano
solo raccolte di illustrazioni che in qualche caso, viste in sequenza, davano
l'idea di una trama. Da una di queste raccolte di illustrazioni digitali,
Tales From The Loop, è stata tratta l'omonima serie televisiva, che
incorpora anche elementi dal gioco da tavolo tratto dallo stesso libro. Non
l'ho vista.
Sul
sito di Simon Stålenhag
potete trovare una gran quantità di illustrazioni, comprese tutte o quasi
quelle di The Electric State, senza però la storia che le
accompagna. Vi metto qui una manciata di sue illustrazioni scelte a caso prese
proprio da quel sito.
Ho avuto svariate difficoltà a finire questo gioco del 2013.
Bioshock Infinite è stato criticato perché troppo breve
rispetto ad altri giochi dello stesso genere: una quindicina di ore in
tutto. Mi sento di dissentire: con il tempo che ho a disposizione per i
videogiochi, in particolare per giocare al PC (mi riesce molto più facile
giocare con il tablet o con il Nintendo DS, che permettono sessioni di gioco
anche di pochi minuti per volta), e alternandolo ad altri giochi (su tablet e
NDS, appunto) ad arrivare alla fine di Bioshock Infinite ci
ho messo quasi un anno! Roba da pazzi! Ho capito perché si intitola così!
Tutta questa fatica, e ora non ho nemmeno voglia di scrivere una recensione.
Comunque, facciamo questo sforzo. Ho amato i primi due Bioshock,
un sacco. L'unico loro difetto era che erano troppo simili tra loro, il
secondo sembrava un'espansione del primo più che un sequel. Ho trovato
quindi un'ottima idea per il terzo episodio quella di mantenere le tematiche,
ma cambiare l'ambientazione: siamo sempre in un inizio '900 retrofuturistico,
ma invece della città subacquea abbiamo una città tra le nuvole. Anche qui la
città è stata fondata da un magnate visionario che ha attirato a sé molti
cittadini benestanti che volevano staccarsi dagli Stati Uniti, in disaccordo
con la loro politica. Anche qui ovviamente dietro ci sono strani magheggi
politici e tecnologici e altra roba molto poco chiara.
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi, in questo caso neanche poi tanto, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Di solito cerco di mettere insieme i prodotti per argomenti o similitudini varie, ma stavolta avevo lì questi due commenti che mi avanzavano e che non hanno praticamente nulla in comune se non l'essere degli action/adventure in terza persona. Beccateveli comunque.
A plague's tale: innocence.
La cosa che colpisce immediatamente di questo gioco e l'interessante ambientazione: siamo infatti nel 1300, nel momento in cui L'Europa è stata colpita dalla piaga della peste nera. Se andiamo a vedere i dati storici quell'epidemia si portò via un terzo degli abitanti dell'Europa, un evento che ha cambiato la storia, provocando oltre a una crisi umanitaria anche una crisi economica senza precedenti. A plague's tale: innocence ci porta nel pieno di quel terribile periodo, facendosi respirare l'atmosfera di paura e di sospetto serpeggiante tra la gente.
Dal punto di vista del gameplay, il gioco presenta delle sezioni stealth nelle quali dobbiamo attraversare zone infestate di soldati senza farci vedere, alternate a delle sezioni con degli enigmi ambientali, basate tutti sulla luce che è l'unico modo di tenere lontane le orde di migliaia di ratti che infestano questa regione della Francia. Ratti, ratti ovunque: questa è la principale caratteristica del gioco, ratti a milioni che ci divoreranno in un attimo non appena usciremo dal raggio di una fonte di luce.
Sundered è un videogioco sviluppato da un team canadese, uno di quelli che non sai mai se definire "indie" o semplicemente "piccoli". Trattasi di un metroidvania 2D in grafica bidimensionale disegnata. Il metroidvania 2D è tra i miei generi videoludici preferiti, ma ultimamente, soprattutto grazie alla scena indipendente, è davvero difficile orientarsi nella marea di offerte in questo senso (se non sapete cos'è un metroidvania, ne diedi una spiegazione nell'articolo di Aliens infestation). Negli ultimi anni i metroidvania sono spuntati come funghi, e scegliere quale giocare diventa difficile, per fortuna ci vengono incontro occasioni come quella offerta dal recente bundle for Ukraine del sito itch.io, che con 10 euro da l'acceso a quasi mille tra videogiochi e manuali per giochi di ruolo e simili. Ed è pure beneficenza.
Sundered è per l'appunto uno dei giochi compresi nel bundle, e anche uno di quelli che da soli valgono il prezzo del pacchetto. La protagonista, Eshe, di etnia araba si direbbe, si ritrova nel deserto dove finisce in una surreale città sotterranea, dove un'entità che parla direttamente nella sua testa le affida l'incarico di... boh, in realtà non ho capito bene nonostante i sottotitoli in italiano, la storia è piuttosto criptica. Veniamo subito buttati nel mezzo dell'azione, intenti a esplorare corridoi e affettare mostri usciti da un incubo lovecraftiano. In effetti i riferimenti a Lovecraft e ai Miti di Cthulhu sono parecchi, sia nell'aspetto dei nemici che nei loro nomi, alcuni dei quali sono riconoscibili immediatamente.
Brothers: a tale of two sons è un gioco indipendente del 2013, che mi viene naturale paragonare a ICO, di cui abbiamo già parlato qui. Questo perché anche qui abbiamo costantemente due personaggi, che devono collaborare continuamente per poter procedere. A differenza di Ico, però, in cui controllavamo uno dei due e dovevamo trascinarci dietro l'altra, qui dobbiamo controllare contemporaneamente entrambi i personaggi.
Ma iniziamo dalla trama: siamo in un'ambientazione fantasy-medievale e il padre di questi due fratelli si sente male. Viene loro spiegato che per curarlo devono procurarsi un'erba particolare che si trova solo a Vattelapesca, provincia di Sticazzus, e l'app di Glovo non funziona. Iniziano quindi il loro viaggio, che li porterà ad attraversare terre sconosciute, affascinanti e pericolose.
Sì, come trama non è un granché, si tratta in effetti solo di un pretesto come un altro per mettere in viaggio questi due e farli, appunto, attraversare diverse ambientazioni. Solo nel finale abbiamo di nuovo un po' di trama, anche abbastanza toccante.
Ad attirare la mia attenzione su questo gioco è stato nient'altro che il fatto
che è andato in promozione per un certo periodo, da 9,99 a 0,99 euro. Quindi
ho letto qualche recensione e me lo sono comprato, visto anche che non sono
previsti acquisti in-app, pubblicità o altro.
Da queste recensioni ho scoperto che il gioco è tratto da un fumetto
intitolato semplicemente Battle Chaser. Fumetto pubblicato nel
1998, scritto e disegnato da Joe Madureira (coadiuvato da altri, ma la star è
lui, forte del successo con gli X-Men). Già che c'ero quindi ho deciso di
leggermi prima il fumetto.
Si tratta di un fantasy magipunk (nel senso che è presente della tecnologia
alimentata dal mana) che, fin dalle prime pagine, ricorda un videogioco o una
campagna di Dungeons & Dragons. A partire dalla presentazione dei diversi
personaggi: c'è il mago anziano, c'è il paladino depresso per via della morte
della moglie, c'è un golem spaventoso a vedersi ma dal cuore d'oro, c'è una
ladra dalle maniere brusche e dalle tette enormi vestita più o meno come Red
Sonja (o Tyris Flare, a seconda del media di riferimento che preferite).