martedì 23 giugno 2026

Opinioni a piccoli sorsi, Zagor: La regina della giungla, La condanna di Trampy, Il passato ritorna

 Salve a tutti, è Il Moro che vi parla! 

Come ho già fatto altre volte, raccolgo in questo articolo le opinioni che ho scritto sul forum Zagortenay riguardo alle ultime storie uscite, modificandole un po' per renderle fruibili anche per chi non è un abituale frequentatore del forum in questione e quindi magari non ha già letto i volumi di cui si parla o non conosce a menadito la storia di Zagor. 


Zagor 729-730: La regina della giungla recensione

Zagor 729-730: La regina della giungla, di Luigi Mignacco e Anna Lazzarini 

Di tarzanidi era pieno il fumetto del secolo scorso, e anche Zagor era parte del gruppo, anche solo per il fatto che trovava sempre liane a cui aggrapparsi in un bosco teoricamente di conifere e latifoglie, anche se poi le storie erano di altro genere. In Bonelli ricordiamo Akim, ad esempio. Nell'editoriale del numero 729 Antonio Serra fa un elenco di tarzanidi donne, dal 1937 al 1993. Donne bellissime e dagli abiti succinti, tutte bianche come il latte nonostante vivessero per lo più in Africa, tutte perfettamente depilate come se andassero a fare la ceretta dall'estetista una volta a settimana, tutte pronte a invaghirsi del cacciatore bianco di turno, magari dopo averlo fatto girare un po' a vuoto per la giungla. 

Queste donne vengono omaggiate in La regina della giungla, nella quale in Darkwood salta fuori l'ennesima valle nascosta dentro il cratere di un vulcano spento. È una storia veloce, breve (un albo e mezzo), divertente e ben disegnata. Ci sono alcune ingenuità e stranezze forse fuori moda (vedi ad esempio i personaggi che si chiamano come l'arma che usano), ma io penso che sia tutto voluto, per riprendere e omaggiare quelle dei fumetti degli anni '40-'50-'60 di riferimento, dei quali ammetto di aver letto pochissimo. 

Zagor 729-730: La regina della giungla recensione

Anna Lazzarini continua a fare il volto di Zagor troppo giovane (e in una recente intervista ha detto che Zagor dovrebbe avere 25 anni, il che dimostra che non si è neanche degnata di studiare un po' il personaggio prima di iniziare a disegnarlo, dato che ufficialmente, stando alle dichiarazioni di Sergio Bonelli, Zagor ha 35 anni), ma credo che abbia un problema un po' con tutti i personaggi maschili, l'unico modo che ha di invecchiarli di un po' è mettergli la barba, altrimenti sembrano sempre tutti ragazzini. In compenso non solo disegna donne bellissime, ma in questa storia ha dato vita a una foresta meravigliosa e reso splendidamente i diversi animali esotici che la abitano.

Oltretutto, in La regina della giungla autore e disegnatrice si sbizzarriscono a sovvertire alcune regole fisse dei fumetti classici della Bonelli (non è la prima volta, ma fin'ora questo tipo di esperimenti è stato per lo più confinato alle storie brevi): i pensieri di Neerah sono resi con le didascalie, un po' come in Nathan Never ma anche come in tutti i fumetti americani, e le tavole sono a gabbia libera. Io sono largamente a favore della gabbia libera, che vedrei molto volentieri più spesso su Zagor. In questa storia Anna Lazzarini la utilizza senza esagerare, senza lasciarsi andare a intricate costruzioni (che comunque a me piacciono) e mantenendo una perfetta leggibilità. 

Una storia non perfetta (il mezzo tentativo di plot twist finale è banale e stucchevole, meglio fare finta che non esista), ma che comunque mi è piaciuta.


Zagor + n. 20 - La condanna di Trampy, di Burattini e Della Monica recensione

Zagor + n. 20 - La condanna di Trampy, di Burattini e Della Monica

Un altro Zagor +, che con la nuova foliazione se non ha le storie brevi è identico agli Speciali, quindi non ha nessuna giustificazione per esistere se non l'essere un volume in più all'anno per spillare soldi ai completisti, come dicevamo già altre volte. Ma c'è un rovescio della medaglia: anche questo l'ho già detto altre volte, il Burattini che scrive per la serie regolare non riesco più a reggerlo, ma al contrario lo apprezzo nelle storie più corte, quando la durata limitata fa da limite alla sua logorrea. Le 120 tavole circa di questo volume sono abbastanza poche perché Burattini sia obbligato ad andare dritto per dritto, scrivendo una storia ricca d'azione e anche di momenti esaltanti (tipo sfondare la porta della stanza del "cattivo" quando questo si ritiene al sicuro, dopo aver superato senza farsi vedere tutte le sue guardie). I disegni di Raffaele Della Monica sono poi garanzia di qualità.

Zagor + n. 20 - La condanna di Trampy, di Burattini e Della Monica recensione

Temevo che sarebbe stata una di quelle operazioni di "smacchiettizzazione" dei personaggi, avvenuta già più di una volta (solitamente nei Color), ma in questo caso la condanna di Trampy è solo il pretesto iniziale per la storia, e il simpatico truffatore e vagabondo si vede ben poco. 

Non tutto è perfetto, ovviamente: la spiegazione finale delle ragioni del cattivo risulta un po' surreale, e anche il metodo usato da Zagor all'inizio per liberare Trampy appare piuttosto esagerato, accettabile forse in altri tempi, ma che oggi fa sorgere dei dubbi: possibile che Zagor accetti il rischio di provocare morte o ferite gravi ai cittadini innocenti che sono accorsi in strada a guardare l'impiccagione? E come è possibile che un gesto così sconsiderato sia totalmente perdonato dai tutori della legge una volta fatta chiarezza?
Ciononostante la storia nel suo complesso mi è piaciuta, e sono sempre più convinto che Burattini abbia la doppia personalità come Jekyll e Hide, solo che invece che dalla pozione la sua trasformazione è dettata dal numero di pagine a disposizione.


Zagor n. 731 - Il passato ritorna, di Burattini e Cipriani recensione

Zagor n. 731 - Il passato ritorna, di Burattini e Cipriani

Un titolo a dir poco generico, per un albo speciale celebrativo per i 65 anni che contiene una storia autonclusiva, oltre a un paio di adesivi (che riproducono sempre gli stessi disegni di Ferri di quarant'anni fa, magari qualcuno nuovo sarebbe stato più gradito). Adesivi oltretutto "strillati" in copertina con un "QUI ADESIVI" di dubbio gusto in un angolo (in questa immagine non si vede): l'angolino occupato di per sé non da fastidio, ma è italiano "qui adesivi"? Mah.

Non è una storia ambientata nel passato, a parte un flashback iniziale, che ripropone un personaggio introdotto da Burattini nella sua miniserie Le origini (flashback iniziale che comunque è la parte più bella ed emozionante dell'albo). Ma effettivamente a tornare dal passato di Zagor è il senso di colpa, per il massacro ai danni degli Abenaki di Solomon Kinski. Ma a tornare è ancche un altro nemico di Zagor, dato che la storia è a tutti gli effetti un sequel dello Zagor n. 671 Corpo Speciale, a sua volta un albo celebrativo, per i 60 anni. Devo quindi ripetere lo stesso commento fatto in quell'occasione: per quanto Burattini continui a dire che con Le origini non ha riscritto niente ma si è limitato ad ampliare, in realtà ha riscritto eccome, ed ecco che alcuni aspetti della continuity zagoriana introdotti da  Le origini contrastano con quella che è stata la continuity fino a quel momento, tra tutti il fatto che Kinski conoscesse nome e cognome di Zagor. Ma dato che sia il n.671 che questo 731 non sono speciali fuoriserie ma sono storie pubblicate all'interno della serie regolare, ecco che i cambiamenti apportati da Burattini sono diventati canone. Non è un'operazione nuova ("retcon" è il termine che usiamo noi nerd), ma va bene finché il risultato è una bella storia: nel caso di Le Origini il risultato finale non è all'altezza dell'oroginale, quindi l'operazione risulta antipatica, così come tutte le successive riproposizioni in seguiti come questo. 

Zagor n. 731 - Il passato ritorna, di Burattini e Cipriani recensione

Parlando della storia in sé, in realtà non è malvagia, una volta accettate le premesse. Burattini non resiste alla tentazione di infilare anche qui alcuni dei suoi dialoghi surreali che spiegano quello che è successo fuori campo, ma per il resto la storia scorre via liscia, con uun buon utilizzo di Cico, con uno Zagor alle prese con i suoi demoni, con buone scene d'azione. Solo non ho capito che cavolo vorrebbe dire la "cornice" con Edgar Allan Poe: che sarebbe una storia ipotetica? E perché? La mia impressione è che avanzassero due pagine e le abbiano riempite in qualche modo...

Il Moro


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