martedì 24 febbraio 2026

Giochi sparatutto su binari per Wii: Chicken Riot, Dino Strike, The House of the dead: Overkill, Resident Evil: The Umbrella Chronicles e The Darkside Chronicles, House of the dead 2 & 3 return

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Quando mi è figlio si è rotto il gomito mi sono, ehm, procurato tutti i giochi per Wii che ho trovato che permettessero di giocare con una mano sola, tra cui svariati sparatutto su binari, cioè quei giochi in cui il personaggio si sposta da solo e noi dobbiamo limitarci a sparare a tutto quello che si muove sullo schermo. Non parlerò qui di tutti quelli che abbiamo giocato (ne ricordo vagamente uno western e uno di guerra, troppo vagamente per poterci scrivere qualcosa) ma solo degli ultimi. Come vi risulterà chiaro dalla natura di alcuni di questi titoli, alcuni me li sono poi giocati da solo, essendo mio figlio ancora troppo piccolo (il fatto è successo un paio di anni fa e il post mi è rimasto tra le bozze per un sacco di tempo).
Li trovate nell'ordine in cui li ho giocati.


Chicken Riot recensione

Chicken Riot (2009)

Ho giocato un sacco a questo videogioco per Wii insieme a mio figlio: è uno dei pochi sparatutto su binari per Wii senza elementi horror o comunque troppo "da adulti".
La storia è che le galline della nostra fattoria si sono ribellate, e dobbiamo ricondurle alla ragione a colpi di fucile, evitando tutto quello che riusciranno a lanciarci addosso.
Si tratta chiaramente di un "giochino". Per quanto la grafica sia abbastanza ben fatta, i limiti del gioco sono evidenti nella scarsità dei nemici (ci sono galline di diversi tipi, che corrono, che sparano, corazzate, in grado di fare magie o usare armi fantascientifiche, ma sono comunque pochi e alla fine sono tutte galline) e ancora di più nella limitatezza dell'area di gioco: alla fine giriamo sempre nella stessa fattoria, facendo a ogni livello un percorso diverso ma muovendoci comunque sempre tra gli stessi edifici.

Chicken Riot recensione

Ciò detto, il gioco risulta lo stesso divertente ed è il rail shooter che ho giocato di più insieme a mio figlio, anche quando è diventato un po' più grande.


Dino Strike recensione

Dino Strike (2010)

Non cambia molto rispetto al gioco di cui sopra: un giochino, tanto che io e mio figlio l'abbiamo portato a termine alla prima partita, mettendoci nel complesso meno di un'ora.
Siamo su un'isola infestata da dinosauri e bisogna andare avanti sparando loro addosso prima che riescano ad avvicinarsi abbastanza da colpirci. Tutto lì.

Dino Strike recensione

Rispetto a Chicken Riot almeno non giriamo sempre nello stesso posto, anzi si va sempre avanti, ma forse proprio per questo il gioco è così corto. E anche i nemici sono meno vari: si limitano infatti a Velociraptor, Pterodattili, Dilophosauri, Anchilosauri e un tirannosauro da affrontare un paio di volte. Anche le armi sono solo quattro: pistola, fucile a canna mozza, balestra e mitragliatrice. Sì, essendo tutto uguale se fosse durato di più sarebbe stato noioso, ma così anche la rigiocabilità è scarsa. Evitabilissimo, ma per passare un mezzo pomeriggio con il bambino va bene. 


The House of the dead: Overkill  recensione

The House of the dead: Overkill (2009)

E' un capitolo della saga di The House of the dead, quindi sapete già di cosa si tratta: sparatutto su binari che sfrutta il controller della Wii per farci sparare a maree di zombi e mostracci vari.
Dal punto di vista della trama è uno spin-off della saga principale, realizzato appositamente per Wii . Per quello che può valere la trama in questi giochi, ma questo Overkill ha comunque una trama più profonda e complessa di tutti gli altri giochi che trovate in questo articolo messi insieme.

Il gioco è chiaramente ispirato non tanto ai filmacci di zombi degli anni '70-'80, quanto piuttosto ai loro ritorni/parodie coincisi con l'uscita di Grindhouse di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, risalente a due anni prima. Abbiamo quindi l'effetto "pellicola rovinata", spesso pure troppo, unito a splatter quanto più possibile e protagonisti estremamente "machi", che vanno avanti a parolacce e frasi a effetto. Uno dei due pronuncia talmente tanti "motherfucker" da far concorrenza a Samuel Lee Jackson. 
Ogni capitolo è trattato come un film facente parte di una serie, con titoli e locandine in perfetto stile horror di serie Z. 

Dal lato grafico la Wii non risulta di certo spremuta al suo massimo, ma questo viene compensato dalla magnifica colonna sonora, con vere e proprie canzoni di diversi generi musicali rese in uno stile adatto agli anni '70.

The House of the dead: Overkill  recensione

Per bello che sia tutto il contorno, è nel punto più importante, il gameplay, che il gioco difetta di più.
Innanzitutto è molto difficile, per il semplice motivo che ci vogliono troppi colpi per buttare giù gli zombi. E prendere i bonus di energia è una dannata rogna, visto che sono sempre lontanissimi e inquadrati per mezzo secondo quando va bene.
E poi non c'è la possibilità di cambiare arma durante il gioco, si può solo scegliarla all'inizio del livello tra quelle a disposizione. Ci sono diverse armi che possono essere acquistate o potenziate, ma ci vogliono dei soldi che si guadagnano alla fine dei livelli a seconda del punteggio. Ma sono sempre pochissimi! Io ho finito il gioco una volta, e sono a malapena riuscito ad acquistare quasi tutti i potenziamenti della pistola base e una delle altre armi, senza potenziarla nemmeno un po'. Acquistare le armi più belle significa rigiocare molte volte, oppure fare dei punteggi stratosferici, il che è la stessa cosa visto che per realizzare i punteggi migliori non basta avere la mano saldissima ma bisogna sapere a memoria dove appariranno tutti i nemici. Può darsi che la situazione migliori un po' con lo Zapper della Wii, ma io non ce l'ho e giocando con il joystick normale, anche tenendolo con due mani, tende sempre a sobbalzare un minimo ogni volta che si preme il grilletto.

Comunque da provare per gli amanti dei filmacci d'exploitation dell'orrore americani degli anni '60 e dei vari Planet Terror e similari.


Resident Evil: The Umbrella Chronicles (2003) e The Darkside Chronicles (2006) recensione

Resident Evil: The Umbrella Chronicles (2003) e The Darkside Chronicles (2006)

Lo ammetto: un giorno mi è preso un attacco d'arte e mi sono costruito un fucile per la Wii, dato che la periferica "zapper", un pezzo di plastica in cui mettere il telecomando trasformandolo appunto in un fucile, costava troppo (16 euro per quella tarocca, un furto! 🤪 ). Mi è bastato un listello che avevo in casa, a cui ho tagliato un pezzo lungo poco meno del telecomando per sovrapporlo all'altro per creare spessore, due elastici e cinque minuti di lavoro. Fatto! Muciaccia sarebbe stato fiero di me. Ma, mentre per Chicken Riot effettivamente la mira è migliorata di molto con questo accrocchio che è possibile appoggiare alla spalla (Dead space extraction The house of the dead: Overkill li ho giocati prima di avere questa meravigliosa idea), si è rivelato inutilizzabile per Resident Evil - The Umbrella Chronicles, perché per ricaricare bisogna scuotere il telecomando, e sventagliare in giro un bastone ogni pochi secondi, credetemi, non è l'idea dell'anno.

Resident Evil - The Umbrella Chronicles si ambienta agli inizi della saga, ai tempi dei Resident Evil dallo 0 al 3. Ci sono svariati capitoli con protagonisti diversi personaggi classici, che agiscono tutti più o meno nei dintorni di Racoon City. In parte gli eventi raccontano cose già viste nei capitoli principali ma rivisitate come rail shooter, in parte vanno ad approfondire altre questioni. Ad esempio il personaggio che controlliamo più volte è Wesker, qui per la prima volta protagonista, anche se solo di alcune sezioni. 
Sia per quanto riguarda The Umbrella Chronicles che per il suo seguito The Darkside Chronicles, della storia francamente ho capito poco, visto che si intreccia con la smisurata telenovela che è la "lore" di Resident Evil, tutto quello che gira intorno alla Umbrella. 

Resident Evil: The Umbrella Chronicles (2003) e The Darkside Chronicles (2006) recensione

Ho mollato abbastanza in fretta questo gioco, per un semplice motivo: è troppo difficile.
Il telecomando Wii è abbastanza preciso di suo, ma è talmente leggero che anche premendo il pulsante B con la massima leggerezza un poco si sposta, quindi sparare a raffica sempre nello stesso punto è difficilissimo, peccato che sia esattamente quanto richiesto da questo gioco. Andrebbe forse meglio con uno Zapper o, appunto, con il mio accrocchio, se non fosse così complicato ricaricare.
A ciò aggiungiamo che quando si muore bisogna rifarne ogni volta un bel pezzo, così capite anche voi che alla decima volta che crepo contro lo stesso boss e mi tocca rifarmi mezzo livello prima anche The Umbrella Chronicles può andare a quel paese. 

Resident Evil: The Umbrella Chronicles (2003) e The Darkside Chronicles (2006) recensione

Un po' meglio andiamo con il seguito The Darkside Chronicles, più che altro perché è un po' più facile.

Anche qui, la trama si intreccia con gli eventi di vari capitoli della saga, anche quelli secondari come la serie di Outbreak, a volte riproponendo la stessa storia in forma di sparatutto e a volte raccontando "side storyes" o approfondimenti vari. Continuo a capirci poco, ho giocato fino al 5 della saga principale, un Outbreak e un Gun Survivor su PS1, ma l'ho fatto all'epoca in cui sono usciti, la mia memoria non è così buona. Ma alla fine bisogna solo andare avanti sparando ai mostri, quindi per la trama va bene lo stesso. Il gioco risulta abbastanza divertente, ma di sicuro non è uno dei migliori esponenti della saga.


House of the dead 2 & 3 return recensione

House of the dead 2 & 3 return (2008, ma i giochi originali sono del 1998 e del 2003)

Sulla Wii è disponibile anche un pacchetto contenente il secondo e il terzo capitolo di House of the dead, preticamente identici a come visti in sala giochi. 
Il che significa difficilissimi, visto che i crediti sono limitati. Anche in sala giochi lo erano, in effetti, a seconda della disponibilità economica...
Graficamente è molto indietro rispetto a Overkill, che già non era di certo il top per la Wii. 
Non credo che i lettori di questo blog, vista l'età media, abbiano un gran bisogno di farsi spiegare che videogioco sia House of the dead: si è visto praticamente in qualsiasi sala giochi esistente, in almeno una delle sue incarnazioni, alcune delle quali davano a disposizione dei giocatori armi differenti dalla pistola di base. La serie è andata avanti fino al 2018 con l'ultima incarnazione, House of the Dead: Scarlet Dawn (il cui cabinato è uno di quelli in cui ci si siede dentro), ma in seguito sono usciti anche dei remake dei primi due capitoli. Comunque, sono degli sparatutto su binari in cui uno o due giocatori impugnano delle armi e sparano agli zombi sullo schermo che li attaccano. C'è anche una trama, ma se non ci fosse sarebbe quasi meglio.

House of the dead 2 & 3 return recensione

In questa conversione per Wii oltre alla classica modalità arcade, identica alla sala giochi, c'è la modalità "original" che rende il gioco un po' più interessante: all'inizio della partita si possono scegliere due bonus da portarsi dietro. Bonus che si sbloccano giocando, trovandoli dentro casse da rompere o salvando i civili, riutilizzabili nelle partite successive.
Questi affari erano delle fottute macchinette mangiasoldi in sala giochi, e qui l'unica differenza è che l'abbiamo pagato prima. Ma le bestemmie sono le stesse.

Il Moro

Ho parlato raramente di giochi per Wii nel blog, oltre al già citato Dead space extraction l'unica altra volta è stata con Xenoblade Chronicles.

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