Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
Quest'anno partecipo anch'io all'iniziativa Notte horror patrocinata da The Obsidian Mirror. Insieme a tanti altri blogger celebriamo le nottate horror di Italia 1 degli anni '90, che ogni martedì proponeva filmacci dell'orrore fino a notte fonda per la gioia di chi al mercoledì non doveva lavorare, o di chi riusciva a puntare un videoregistratore, operazione tutt'altro che banale.
Ammetto di non essere riuscito a recuperare per tempo un film appartenente alle annate tipicamente trattate durante quelle notti, ma mi fa piacere comunque partecipare anche se con film un poco più recenti.
Al fondo dell'articolo trovate il manifesto dell'iniziativa con tutti gli altri blog coinvolti.
Le cronache dei morti viventi (Diary of the Dead) - 2007
Ammetto di non aver mai visto prima né questo film né il suo seguito, di cui parliamo più sotto, mea culpa, visto quanto amo il cinema di Romero e il suo ciclo degli zombi. Questo Le cronache dei morti viventi (ma mi sa che è più famoso anche in Italia con il titolo originale, Diary of the dead, che è anche il titolo con cui lo trovate su Prime) in realtà non appartiene allo stesso universo narrativo, ma l'unica vera differenza è che il risveglio dei morti viventi avviene nell'anno corrente, il 2007, e non nel 1968 del primo film del ciclo. Per il resto è tutto uguale, i morti si risvegliano a frotte, il loro morso è contagioso e per ucciderli bisogna sparargli in testa.
Diary of the dead è anche un film decisamente più "piccolo" dei precedenti, una produzione minore, vicina al cinema indipendente, con un budget di 2 milioni di dollari nel 2007, e che ne ha guadagnati 5.3, secondo Wikipedia. Girato tutto con la tecnica del "found footage", cioè come se fosse un montaggio di filmati trovati qua e là e per la maggior parte girati con la telecamera a mano. La "scusa" stavolta è che un gruppo di studenti di cinema stava girando un filmino horror quando è iniziata l'apocalisse zombi, quindi sono armati di telecamera e intenzionati a filmare il più possibile, per alcuni di loro possiamo parlare addirittura di ossessione. All'inizio ammettono anche di aver inserito nel montaggio musiche ed effetti sonori per rendere le scene più interessanti, scusa che forse non sta molto in piedi, ma almeno c'è, di solito ci troviamo found footage montati e con musica senza alcuna giustificazione.
E quindi, Romero si è messo a fare i filmetti a basso costo con la tipica tecnica dei registi senza idee che contano sull'immedesimazione negli occhi del protagonista per provocare facilmente lo spavento?
Beh, un po' sì, dai. Ma
A) a Romero si perdona tutto comunque, e
B) è Romero, quindi il risultato finale è comunque valido, c'erano dubbi? E' da premiare già solo per il fatto che neanche per un momento mi è venuto il mal di mare (fatto che però rende ancora più "finto" questo finto documentario). E, soprattutto
C) siete sicuri che zio George si sia messo lì a fare un "semplice" horror da quattro soldi? Probabilmente non ne sarebbe stato capace nemmeno volendo.
Come sempre, gli zombi di Romero sono in realtà il modo del regista di redigere un trattato di sociologia. In questo caso l'accento è sull'ossessione per l'immagine e l'informazione a ogni costo.
Al giorno d'oggi, quando pensiamo all'ossessione per l'immagine pensiamo ai social network, ma Diary of the dead è del 2007. I personaggi non hanno cellulari con fotocamera, ma grosse videocamere professionali a mano. Non c'è ancora stata la deriva narcisistica in cui viviamo oggi ma già la televisione aveva mostrato quanto si può divenire ossessionati dal "diritto d'informazione" a tutti i costi, perfettamente incarnato da Jason, il principale regista e cameraman del finto film che viene girato qui, la cui mente vacilla sempre di più al punto che spesso non aiuta i compagni in difficoltà pur di continuare a riprendere.
Ecco quindi il vero motivo di Romero per la scelta di questa tecnica cinematografica: non farci fare facili "salti spavento" buttando di colpo mostri ringhianti in faccia alla videocamera, ma farci riflettere sul dicotomia tra la verità "vera" e la verità filmata. Se non viene ripreso, è successo davvero? Se le immagini vengono alterate dal montaggio, chi potrà mai dire cosa è successo in realtà? Questi e altri interrogativi simili sono posti allo spettatore in questo nuovo trattato di sociologia romeriana.
Possiamo dire che non è tutto perfetto, una volta spogliato della critica sociale il film risulta poco coinvolgente, in particolare non ho amato come la voce narrante di una dei protagonisti si senta spesso in dovere di sottolineare l'ovvio in caso lo spettatore non sia abbastanza sveglio da capire il vero significato del film. Ma forse il buon Romero non aveva tutti i torti nemmeno lì.
Survival of the dead - L'isola dei sopravvissuti (2009)
E' difficile parlare di Survival of the dead. E' difficile perché è l'ultimo film diretto da George A. Romero, ed è ancora più difficile perché è il più debole della saga.
La saga dei morti viventi di Romero è composta da 6 film. In realtà, secondo Romero Night of the Living Dead, Dawn of the Dead, Day of the Dead e Land of the Dead erano appunto effettivamente una saga, mentre Diary of the dead e Surivival of the dead sarebbero una storia a parte, nemmeno degli spin-off, semplicemente altri film di zombi ambientati in un mondo simile ma non proprio lo stesso. Oltretutto sono l'uno il seguito dell'altro, visto che in Survival ritorna un personaggio secondario di Diary, ma sono comunque guardabili a sé stanti.
Romero ha poi scritto insieme a Matt Birman (stuntman e regista di seconda unità per Romero stesso) una sceneggiatura per un altro film intitolato Road of the dead, che non è mai uscito e probabilmente sarebbe stato un altro film staccato dalla saga come Diary e Survival.
Più fortunata sembra essere la sceneggiatura scritta insieme a Paolo Zelati (giornalista e critico cinematografico, ha un sito dedicato alla sua collezione di poster cinematografici) per Twilight of the dead, che avrebbe dovuto essere la conclusione della saga, iniziando là dove finiva Land of the dead. Per quello la lavorazione che sembrava interrotta pare essere ripartita, con Kate Beckinsale come probabile protagonista. Ma i progetti di Romero non realizzati sono talmente tanti che Wikipedia ha una pagina apposita, quindi non speriamoci troppo.
Romero non è mai tornato ai fasti dei primi tre, meravigliosi film della sua saga degli zombi, ammettiamolo. Ma anche i successivi erano dei bei film. Non abbiamo avuto la degna conclusione della saga immaginata da lui, e se mai l'avremo comunque non l'avrà diretta lui, quindi ci dobbiamo accontentare di questo Survival of the dead. Un film del quale vorrei davvero poter dire che si tratta dell'ennesimo capolavoro di un grande regista, essendo l'ultimo, ma non posso.
Con questo non voglio dire che sia un brutto film. E' un bel film di zombi, probabilmente superiore alla maggior parte dei film di zombi non diretti da Romero. Ma è anche il peggiore di quelli diretti da Romero.
Non ci sono difetti evidenti. Il problema è che è un film anonimo, che sembra un film medio di zombi senza troppe pretese, non quello che ti aspetti leggendo il nome del regista.
Certo, anche qui non manca la critica sociale che è il vero sale della poetica di Romero, in particolare riguardo all'immigrazione (i poveracci truffati da Patrick O’Flynn che arrivano sull'isola solo per essere ammazzati), e gli zombi che sono solo un modo come un altro per portare avanti con nuove polemiche una faida famigliare che va avanti da decenni, insomma è inutile rifugiarsi su un'isola per sfuggire agli zombi quando il peggio siamo noi a tirarlo fuori, non quei poveracci che ormai sono già ampiamente morti. Ma sono come poche gocce di piccante disciolte in una zuppa sciapa, a cui poco aggiungono gli zombi uccisi spesso in modi creativi, roba riuscita meglio in altri film o serie TV dichiaratamente ironici senza Romero alla regia.
Insomma, la carriera di Romero non si chiude con un botto ma con un rantolo zombesco, ed è un gran peccato. E adesso tutti a riguardare i primi tre.
Queens of the dead (2025)
E ora un piccolo bonus in chiusura, giusto perché è la Notte Horror: Tina Romero è la figlia di George Romero. Donna coraggiosa, o pazza, o semplicemente intenzionata a sfruttare il più possibile il nome di famiglia, non so: fatto sta che il titolo completo del film che campeggia sui poster è Tina Romero's Queens Of The Dead, che mette ben in evidenza il cognome della regista e sceneggiatrice oltre alla parola "dead" che contraddistingue i film della nota saga di cotanto padre. Di sicuro non ha paura di confronti, adessso cerchiamo di capire se è egomania o paraculaggine.
Per il suo primo lungometraggio (prima ha fatto un paio di corti e qualche puntata di serie televisive) ha voluto come protagonista Katy O'Brian, veterana zombesca visto che ha già affrontato i nostri amati camminamorti nelle serie The Walking Dead e Z-Nation, oltre al solito Tom Savini, che fa una divertente comparsata. Tom Savini è anche probabilmente l'unico del cast a non associarsi a qualche lettera dell'acronimo LGBTQ+ (almeno credo) e chissà se ne ho dimenticata qualcuna , il che è perfettamente in tema visto che la storia si svolge tutta in un club dove si fanno spettacoli di drag queen e immediati dintorni. Insomma, si sta preparando uno spettacolo serale di gran richiamo, e capita l'apocalisse zombi. Essendo che il locale è presumibilmente in una zona piena di locali simili, anche tutti gli zombi per strada sono drag queen o comuque gente vestita da gay pride. Ne consegue la solita lotta per la sopravvivenza condita dall'evoluzione dei personaggi, alcuni almeno, che passano dall'essere macchiette all'avere un certo spessore.
Quindi, come se la cava Tina Romero al confronto, chiaramente da lei cercato e voluto, con il padre?
Eeeeh, non benissimo.
Intendiamoci, Queens of the dead non è un brutto film. Si tratta chiaramente di una commedia-horror (con una quantità di sangue piuttosto esigua per il genere), e questo gioca a favore della sua regista: non prendersi troppo sul serio potrebbe essere il modo giusto per non fare figuracce. Allo stesso tempo però mi vien da dire: hai messo richiami a tuo padre ovunque, eppure rifiuti di sfidarlo davvero sul suo terreno, mettendo in piedi un film di zombi, sì, zombi lenti e senza spiegazione, come nei film di tuo padre, ma zombi da ridere. Non è la stessa cosa. Per rispondere alla domanda iniziale, a me sa un po' di paraculata, poi ditemi voi.
C'è ovviamente anche il tentativo di "critica sociale" ripreso dal padre (suo e di tutto il cinema zombesco): i morti viventi continuano a fare quello che facevano da vivi, e se in Zombi andavano al centro commerciale, qui si fanno i selfie e scrollano su qualche social sul cellulare. Lode al tentativo, ma il risultato è un po' deboluccio.
Queens of the dead è una horror-comedy discreta, con una buona regia e buoni attori che dimostrano anche una certa chimica tra loro che rende il tutto più coinvolgente, al netto di una sceneggiatura scricchiolante in più punti, ma al mondo ci sono horror-comedy ben più riuscite. La verità è che se non ci fosse quel nome sul poster molto probabilmente non staremmo parlando di questo film.
Auguro a Tina Romero una brillante carriera, ma forse voler seguire per forza le orme del padre potrebbe non essere la scelta migliore.
Il Moro
Gli altri zombi di cui ho parlato nel blog:
- Dead Snow 1 e 2
- Post Mortem - Gli orrori di Golden Falls, di Paolo la Paglia
- L'impero dei morti, fumetto di George A. Romero
- Alive e Zombieland - Doppio Colpo
- Zombi S.p.A., di Moreno Pavanello (sì, sono io!)
- Zagor: Il signore dei cimiteri
- Scooby Apocalypse
- Anna and the Apocalypse
- Zagor: Le scogliere del male
- Zagorianità n. 17
- L'impero dei cadaveri
- Zagor: Zombi a Darkwood
- Maze Runner
- World War Z - Il film
- Lukas
- Dead Set
- Deadlight
- Lone Survivor
- Racconto: Qui vincere non conta. E una stramberia ammeregana...
- Zombie story e altri racconti, di Max Brooks
- World War Z, di Max Brooks
- Warm bodies, di Isaac Marion
- Girfriend from Hell, di Germano M.








"Diary" è fantastico, uno dei pochi finti-documentari davvero riusciti secondo me, "Surival" gli voglio molto bene, Romero voleva fare un Western e ci riesce molto bene. Devo ancora vedere "Queens" ma è già sulla mia lista da un paio di giorni, grazie per la spintarella e per aver portato Romero nella Notte Horror, abbiamo sempre bisogno di George "Amore" Romero ;-) Cheers
RispondiEliminaRomero sta bene su tutto, come il prezzemolo e le secchiate di sangue!
EliminaChe tempi, era appena esploso YouTube (c'ero anch'io, a caricare video!) e Romeo era già lì, pronto a pungicarlo: se film come "Never Back Down" (2008) adottavano la tecnica della finta critica (cioè la trama fingeva di denunciare l'eccessivo uso del Tubo da parte dei giovani ma in realtà ne faceva venir voglia) Romero ci va giù duro da bravo castigatore dei tempi in corso. So' tutti bravi a criticare ciò che non piace, è criticare la moda del momento che piace a tutti che mostra il polso dell'autore.
RispondiElimina"Diary" è il film che preferisco della nuova trilogia proprio perché mi è sembrato quello più squisitamente romeriano, cioè che usa gli zombie non come tematica horror ma come strumento di critica contemporanea.
Comunque, oggi e sempre, viva la Notte Horror! ^_^
Usare gli zombi come strumento di critica è puro Romero.
EliminaIo facevo le elementari e poi le medie, ero a godermi le mie vacanze estive, sai che mi fregava delle ore piccole? Anche se da piccolo non soffrivo ancora di insonnia e dovevo schiaffeggiarmi per restare sveglio 🤣
RispondiEliminaIo li avevo visti appena usciti e li avevo apprezzati perché si era saputo rinnovare 40 anni dopo e faceva ancora scuola a quella schifezza del remake di Snyder.
Son passati quasi 20 anni e non ricordo la voce narrante di Capitan Ovvio 😂 me lo hai quasi smontato perché non mi è mai molto interessato il lato critica sociale dei film del maestro.
Comunque sì, un film "brutto" di Romero resta un ottimo film confronto alle mediocrità che c'è attorno (io adoro il genere ma sono anche molto critico, 9 su 10 sono merda).
Proverò quello della figlia per farmi due risate e anche perché a tema zombie, quell'1 su 10 riusciti, spesso sono commedy horror.
Il remake di Snyder a me non ha fatto del tutto schifo, ma certo che Romero era su un altro pianeta. Che perdita, se penso a tutti i progetti mai realizzati, mannaggia...
EliminaPoteva essere anche un film guardabile (a me piace Snyder, non sono uno dei suoi odiatori 😝)
EliminaMi è partito il commento, touch sceeen di merda 🤬
EliminaDicevo...
Non lo odio anche se non ci ha capito un cazzo di Superman.
Però quando ha tirato fuori gli zombie con leader che si organizzano, mi sono cadute le braccia e non sono riuscito neanche a mandarlo a quel paese (a Roma gesticoliamo tanto e un vaffanculo a parole non vale niente 😆).
Come si suol dire, Snyder ha fatto anche cose buone (credo di essere l'unico al mondo a cui è piaciuto Sucker Punch), ma Superman non è tra queste.
EliminaQueens of the dead non me lo aspettavo, e non avrebbe potuto essere altrimenti visto che non l'avevo mai sentito nominare prima. Eh niente, questo Queens, ennesimo specchio di tempi di cui non sentivo il bisogno, mi sembra essere la pietra tombale definitiva (gioco di parole non voluto) sui morti viventi del Romero unico e originale
RispondiEliminaIl Romero unico ci mancherà sempre. La figlia, probabilmente dovrebbe trovare il coraggio di camminare con le sue gambe e non appellarsi solo all'importanza del suo cognome. Vero è anche che sarà cresciuta a pane e zombi fin dall'infanzia, cambiare genere potrebbe non essere così semplice... 😅
EliminaTanto mi sono divertita guardando Queens of the Dead, tanto mi ero fatta due incredule palle cubiche con Survival of the Dead, abbastanza tremendo. Diary of the Dead so per certo di averlo visto, ma siccome parliamo di 19 anni fa al cinema, non ne ricordo nemmeno un fotogramma. Ci starebbe un bel ripasso Romero, magari sotto Halloween...
RispondiEliminaRomero ci sta sempre (a parte Survival), anche lontano da Halloween... Ma per Halloween è perfetto.
EliminaGrazie per aver scritto di Romero, che ci manca tantissimo! A me Diary of the Dead fa sempre una paura enorme, secondo me è riuscitissimo e la satira è la ciliegina sulla torta.
RispondiEliminaA Survival anche voglio bene, la cosa che mi fece tristezza quando uscì è che tutti amavano la serie di The Walking Dead, la cui seconda stagione è una versione sbrosciata di Survival of the Dead, ma nessuno parlò bene del film di Romero.
Resterà per sempre il rimpianto di non vedere l'ultimo film dei Dead a cui aveva pensato Romero, nello spazio... :--(
Io The walking dead non l'ho vista, ci ho provato con le prime due puntate addormentandomi immediatamente. 😁
EliminaMi faccio bastare Romero!
Mi incuriosisce soprattutto il film della nepo baby Tina Romero. Anche se il confronto col padre rischia di essere impietoso un po' come quando Jennifer Lynch ha esordito con Boxing Helena, un film (vagamente) sullo stile di suo papà David :)
RispondiEliminaIl film degli Zombi Queer è abbastanza divertente, ma la verità è che se la regista non avesse quel cognome non riuscirebbe ad emergere dalla massa.
EliminaRomero padre tutta la vita..
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