martedì 10 novembre 2020

Zagor: Zombi a Darkwood

Zagor: Zombi a Darkwood

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla! 

Parliamo dell'ultima storia uscita sulla serie mensile, che si dipana sui numeri 663 Zombi a Darkwood  e 664 La sindrome di Beelzebul.

A Darkwood ormai è passato ogni tipo di mostro possibile e immaginabile ma... e gli zombi?

Ovviamente, Zagor ha già affrontato gli zombi. C'è davvero qualche tipo di mostro a cui Zagor non ha già piantato una scurata sulla testa? 


Zagor: Zombi a Darkwood

C'è ovviamente la classicissima storia Zombi!, del 1973, ambientata ad Haiti, nella quale gli zombi, in una versione lenta e caracollante e legata al voodoo, probabilmente ispirata a film come quello che viene considerato il primo film sugli zombi, L'isola degli zombies del 1932, con Bela Lugosi. Niente contagio qui, i morti venivano risvegliati da uno stregone, un bokor, per vendicare dei torti.
Per un po' è girata la voce che l'uso in Italia del termine "zombi" senza la "e" finale derivasse proprio da questo fumetto, voce che comunque mi sento di considerare ormai definitivamente smentita. A riguardo, potete leggervi questo interessantissimo articolo di Lucius Etruscus.

Zagor: Zombi a Darkwood

Ci sono poi le storie di Marie Laveau, sacerdotessa voodoo in grado di risvegliare i morti, in questo caso mucchi d'ossa che Zagor non ha problemi a debellare, ma anche di creare morti viventi come si dice voglia la "vera" tradizione voodoo, somministrando adeguati veleni a un vivente. Qui perfino Zagor diventa uno zombi, per pochissimo tempo. 

Zagor: Zombi a Darkwood

Altri zombi compaiono nello speciale n. 26, Risvegli, nel quale i morti risorgono per via di un siero iniettato loro da uno scienziato, e nella storia sahariana Lo scettro di Tin-Hinan, dove invece era la magia nera dei sacerdoti di Kush, se non ricordo male, a risvegliare un esercito di morti.


E poi ogni tanto qualche cadavere che si rianima qua e là salterà fuori, non posso mica ricordarmi di tutti... 

Nella storia si fa anche riferimento direttamente agli albi 361-363,  la storia che io chiamo L'orribile mutazione (non so quale sia il suo nome ufficiale), dove si vedevano dei mostri simili a zombi ma in grado di correre e dotati di grande forza fisica. Quelli però non erano contagiosi ed erano stati creati da un esperimento dell'esercito, e soprattutto non veniva mai detto che fossero morti e ritornati: si trattava di mutazioni di persone viventi, o almeno così me la ricordo. In effetti, mi è un po' sfuggito il passaggio da quei soldati modificati all'indiano cornuto nella grotta... Forse non mi ricordo qualcosa di quella vecchia storia?

Zagor: Zombi a Darkwood

E ora torniamo a Zombi a Darkwood, scritta dal noto autore horror Samuel Marolla, già autore di due storie per Zagor, diverse storie per Dampyr e una per Le Storie, oltre a diversi romanzi e racconti horror. Io di suo ho letto Imago Mortis (qui la mia recensione), interessante storia di un investigatore/medium che per comunicare con i morti deve sniffarne le ceneri. 

Cominciamo col dire che questa storia è un enorme susseguirsi di citazioni a classici del cinema "zombesco". Vi metto sotto spoiler quelle che sono riuscito a riconoscere.



Insomma, è un bel riciclone di cose già viste, soprattutto nella prima parte. E che volete, scrivere una storia di zombie originale? Scordatevelo. 

Io ci ho provato a scrivere una storia di zombi originale, il romanzo è bello che finito, ma per ora non sono ancora riuscito a "piazzarlo" a un editore. Avrà qualcosa che non va. Mi sa che lo do in pasto a un editor per conto mio e me lo autopubblico, se mi dice che ne vale la pena.
Ma, in fondo, nemmeno quello può essere considerato assolutamente originale. Diciamo che, invece di essere cose già sentite cento volte, sono cose già sentite solo tre o quattro volte... 😁
Non vi dirò altro, lo scoprirete leggendolo, prima o poi.

Basta divagare, torniamo a Darkwood.

La sequenza iniziale nella cittadina è fantastica . Assolutamente spaventosa, come deve essere una invasione di "infetti" (per chi non fosse avvezzo, si usa definire in questo modo gli "zombi che corrono", più o meno da quando è uscito 28 giorni dopo) con un sapiente uso dello splatter per dare l'idea di quanto sta accadendo sia effettivamente spaventoso, senza però mai indugiarvi fino a scadere nel cattivo gusto. 

Zagor: Zombi a Darkwood

Si nota però una certa fretta nel concludere, in particolare nelle ultime pagine. Personaggi a cui non abbiamo ancora fatto in tempo ad affezionarsi muoiono come mosche, senza darci il tempo di dispiacerci per la loro fine. Questa storia avrebbe avuto bisogno non tanto di un albo in più, ma almeno di una trentina di pagine. Questo avrebbe permesso di dare più respiro alla sequenza finale, che è sì spettacolare, ma che si svolge troppo in fretta per dare il tempo alle emozioni di fare presa nel lettore. Ho l'impressione che questa delle storie troppo corte, o meglio, delle storie che avrebbero meritato un maggior numero di pagine per essere sviluppate al meglio, sia uno dei commenti che faccio a quasi tutte le storie di Zagor che leggo ultimamente. Sì, mi manca l'usanza di far finire la storia "quando doveva finire", quindi anche a metà o tre quarti di un albo. Quelle storie avevano la lunghezza "giusta", non dovevano essere allungate o, peggio, compresse per stare in un numero predefinito di pagine. 

Zagor: Zombi a Darkwood

I disegni di Paolo Bisi sono semplicemente fantastici, l'unico difetto se proprio vogliamo trovarne uno è un'eccessiva "rotondità" nel volto di Zagor che a volte lo fa sembrare un bambinone, ma i suoi mostri sono davvero inquietanti, i personaggi e gli ambienti sono stracarichi di dettagli eppure riescono a rimanere dinamici quando serve, e ottimo l'uso dei chiaroscuri nelle scene notturne.

Ci sarebbe anche da fare un piccolo discorso sulla questione del "target", per il quale voglio riallacciarmi a quanto ho scritto nell'articolo sul quinto numero di Darkwood Novels: Zagor nasce come prodotto per bambini, e anche se quelli che lo leggono al giorno d'oggi sono per la maggior parte quegli stessi bambini cresciuti si è sempre cercato di mantenere un tono che fosse adatto alla lettura da parte dei giovanissimi. Stavolta invece si è deciso, come era già successo per il ritorno della Figlia del mutante, di non lesinare sullo "splatter", pur senza esagerare.
Interrogato sul fatto, l'autore (Samuel Marolla è spesso disponibile a interagire con i lettori nel forum spiritoconlascure.it) dice che si è accordato con Moreno Burattini per uno splatter di livello 6/7 su dieci, ma rimarrà presumibilmente un caso isolato o comunque raro.

Per concludere, è tra le storie di Zagor che mi è piaciuto di più leggere negli ultimi anni. Complimenti, ci voleva.

Oggi anche Lucius Etruscus ci parla di questa stessa storia, quindi passate a trovarlo!


Il Moro

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12 commenti:

  1. Grazie per i link, e Zagor è stato un innovatore ad affrontare tematiche zombesche quando ancora in Italia non era esplosa la zombiemania.
    Come sai non sono un lettore di Zagor, ma ai morti viventi non so resistere e così con molta cautela mi sono avvicinato a questa storia, scoprendola deliziosa. Amo il "citazionismo intelligente", cioè non fine a se stesso ma come semplice condimento, come un gioco tra l'autore e il lettore, alla "Io so che tu sai che io so". L'originalità su un tema abusato da decenni è davvero difficile, ma già avere una narraziona fresca su un tema classico è un risultato più che accettabile, almeno secondo me, piuttosto che la sterile riproposizione di cose già viste-lette mille volte.
    Spero di cuore Marolla torni a Darkwood, ma soprattutto... che ritorni Steamboat Pat ^_^

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    1. Ok, facciamo una petizione per il ritorno di Steambot Pat!

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  2. Letto giusto ieri sera su assist di Lucius, davvero bello erano anni che non leggevo un numero di Zagor e mi è piaciuto tutto, dai disegni alla violenza alla citazione al Michael Gross di "Tremors". Non vedo l'ora sia stasera per leggermi la seconda parte con il finale della storia ;-) Cheers

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    1. Purtroppo, senza rovinarti la sopresa, Michael Gross ha una parte veramente piccola in questa storia... Peccato, mi sarebbe piaciuto vederlo in azione a crivellare zombi con i suoi fuciloni!

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    2. E se iniziassi una raccolta firme su Charge.org per avere più Michael Gross, più Steamboat Pat... e meno Cico??? Lo farei solo per scatenare ondate d'odio nei fan di Zagor :-D
      Magari invece c'è una "massa silenziosa" che vorrebbe storie diverse con Zagor ma non ama litigare nei forum o lanciare polemiche sui social, quindi nessuno sa che esiste. Darei voce agli invisibili e agli oppressi da Cico! :-D

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    3. No, nei forum c'è anche chi è ben disposto verso le novità e i cambiamenti, ma non sono quelli che urlano di più!
      Il punto è che di solito quelli più "aperti" possono criticare una storia che non gli è piaciuta per motivi relativi alla storia stessa, quelli più "tradizionalisti" criticano per partito preso tutto quello che si discosta dallo stile narrativo di Nolitta, il quale ha smesso di scrivere per Zagor nel 1980.
      La questione in realtà è più delicata di quello che può sembrare, per chi si occupa di vendite.
      Abbiamo ormai appurato che i giovani non li porti a leggere Zagor, né niente altro che non sia lo schermo di uno smartphone. Forse solo i manga hanno ancora un po' di pubblico giovane. Stando così le cose, è facile che una casa editrice come la Bonelli abbia interesse a soddisfare il più possibile i "vecchi" lettori perché non smettano di comprare. E molti dei "vecchi" lettori, e qui ti riporto quasi alla pari un discorso che ho letto più volte, vuole né più e né meno che ritrovare il fumetto che leggevano da ragazzi, paragonandolo al reincontrare un vecchio amico. E a questi non si può nemmeno dare troppo torto.
      Due collane, ci vorrebbero, una per quelli che preferiscono le storie "vecchio stile" e una per chi è aperto a modernizzazioni. Cose del genere le stiamo vedendo in Tex e Dylan Dog.

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    4. Hai ragione, davanti a Mauro Boselli che sta creando "il giovane Tex" mi viene la pelle d'oca. Volente o nolente sono un vecchio lettore di Tex, figlio di texiano d'annata, quindi è un rifiuto psicologico illogico ma potente quello di una storia in cui Tex... non sia "quel" Tex! Approvo però l'idea di fare una collana a parte, così che i nuovi lettori possano gustarsi la novità e i vecchi lettori rimanere col "vecchio amico".
      Forse le vendite di Tex permettono di creare due serie parallele mentre invece altri personaggi devono rimanere "in equilibrio" tra vecchio e nuovo.
      Non invidio per niente la povera Bonelli, che deve fare scelte terribili da cui dipende il destino di una testata.
      P.S.
      Curioso è il caso di Mister No, chiuso perché evidentemente non aveva più neanche i lettori storici, e dopo una prova "giovane" (che non so quanto sia riuscita) è ritornato in edicola completamente identico a prima: ma se prima non andava bene, riproporlo uguale ha senso? ERo molto molto curioso e ho letto i primi numeri del nuovo Mister No, ritrovandoci tutte le idee che mi avevano tenuto lontano dal personaggio, pare pare. Perché riproporre una cosa che ha già fallito in precedenza? Boh...

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    5. Secondo me, la serie del giovane Tex è, insieme a Nathan Never, la miglior serie Bonelli attualmente in edicola. Il personaggio è un po' diverso da quello classico eppure riesce a rimanere "Tex", e non solo per la presenza degli stessi comprimari. E' sempre lui, solo più giovane, un po' meno infallibile e più scavezzacollo. Le storie sono divertenti, ben scritte e ben disegnate, piene di azione concitata e con trame appassionanti. Mi sembra impossibile che lo scriva lo stesso autore del soporifero Dampyr.
      Ho letto la miniserie di Mister No della linea Audace, neanche male però, francamente, a differenza di Tex, quel tipo con Mister No non c'entrava davvero niente.
      Non ho seguito invece l'attuale "rinascita" di Mister No. Sono convinto che il "personaggio" Mister No sia il migliore mai uscito dalla scuderia Bonelli, ma le storie in cui si ritrova coinvolto, soprattutto dall'abbandono del solito Nolitta, mi piacciono sempre meno man mano che si va avanti. Se si continua come era finita, allora mi interessa poco.
      Può anche darsi che i numeri delle vendite necessarie per non considerare una collana fallimentare nel 2006 siano diversi da quelli di oggi. Comunque è anche questa una miniserie, 14 numeri credo, ora dovrebbe essere conclusa. Visto che inizialmente ne erano previsti 10, credo che sia andata anche abbastanza bene.

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    6. Sicuramente il mio "blocco" è puro irrazionalismo da vecchio lettore davanti alla novità, però è anche vero che i sentimenti che provo per il giovane Tex sono gli stessi che ho sempre provato per quel buco di sceneggiatura chiamato Kit Willer: sono decenni che tentano di dare un minimo di spessore ad un personaggio nato morto ma niente, non ci si riesce proprio. Il problema principale è che Kit è il tipico figlio che gode di fama riflessa, è solo "figlio di suo padre", ma fa lo smargiasso come se si credesse chissà chi e quindi è sempre antipatico, in ogni storia. Tex si è guadagnato la sua fama mentre suo figlio serve solo a essere rapito dai cattivi di turno. Ecco, il giovane Tex mi sa tanto di Kit Willer, che si fa forte di qualità che non gli abbiamo visto acquisire e mi scatena solo antipatia.

      Mister No credo attingesse ad una grande e cocente passione per l'avventura esotica che in Italia ha fatto furore, almeno fino ai Novanta. Se ci pensi, la quasi totalità dei film con i selvaggi in terre lontane che massacrano i protagonisti sono italiani (Cannibal Ferox e via dicendo), negli anni Ottanta la trasmissione "Jonathan" del compianto Ambrogio Fogar testimoniava un'altissimo interesse per l'argomento (dovrei avere ancora il numero della rivista "Jonathan" con l'intervista a Bonelli sui luoghi di Tex!) e Mister No rappresentava proprio l'ideale italiano dell'epoca. Temo che dai Novanta in poi sia parecchio cambiata quella moda, e in anni successivi il mondo si è fatto minuscolo con la Rete: non ho più bisogno di cantori di terre lontane, mi basta andare su GoogleMap!
      Comunque Mister No è uno dei primi fumetti italiani (se non proprio il primo) ad avere un personaggio ninja, quindi gli voglio un gran bene ^_^

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    7. Con Kit Willer sfondi una porta aperta: ma perché è stato creato un personaggio che poi NESSUNO è mai riuscito a usare in un modo decente? Non a caso comparrà in, quante, un decimo delle storie di Tex?
      UNA storia bella sono riusciti a fare con Kit Willer, quella disegnata da Claudio Villa dove perdeva la memoria, non ricordo il titolo (ho perso la memoria anch'io). E quindi non era lui, perché non aveva memoria!
      Eppure, volendo, il personaggio si potrebbe recuperare. Abbiamo visto in diverse storie che è l'unico interessato alle "gonnelle", quindi metterlo come protagonista in qualche numero fuori serie dove finisce nei guai per colpa di una donna a me sembrerebbe anche una buona idea. Hai un personaggio abilissimo ma non del tutto infallibile come il padre, con delle debolezze che potrebbero essere sfruttate per qualche storia dal taglio più moderno. E invece no, sempre solo Tex!

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  3. Sarà che sono di parte perché apprezzo Marolla e l'ho anche intervistato a suo tempo ma da collezionista di Zagor questa mi è sembrata una della migliori storie del personaggio di questi ultimi anni. E' solo una mia idea ma ho quasi la sensazione che Marolla abbia avuto più libertà su Zagor che è una serie avventurosa di quanta ne avesse avuta quando scriveva su Dampyr che essendo una serie horror in teoria sarebbe dovuta essere più nelle sue corde. Invece è capitato il contrario....

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    1. Anche secondo me una delle migliori degli ultimi anni, peccato per un finale un po' troppo frettoloso. Le storie di Marolla su Dampyr le ho lette ma, francamente, faccio fatica a ricordare quali fossero. Può darsi che questa su Zagor "salti all'occhio" perché diversa dal solito, sia come tono che come tematiche, mentre quelle su Dampyr sono più integrate con lo stile della serie.

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