martedì 18 agosto 2026

Opinioni a piccoli sorsi, film vari: Itaca - Il ritorno, Una figlia ritrovata, A house of dynamite

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Di solito per queste "opinioni a piccoli sorsi" cerco di mettere insieme opere che abbiano un qualcosa in comune, quando non trovo niente anche solo il genere. Essendo però che guardo per la grande maggioranza film horror o fantascientifici, quando guardo qualcosa di diverso spesso le opinioni rimangono nelle bozze a lungo prima di trovare qualcos'altro con cui abbinarle per la pubblicazione. Ecco perché ho deciso di mettere insieme tre film per l'unica ragione che non sapevo con cos'altro abbinarli. Infatti a parte il primo, che ho visto da poco, gli altri due commenti aleggiano tra le bozze da tanto tempo che ho dovuto togliere le ragnatele. 


Itaca - Il ritorno recensione

Itaca - Il ritorno (2024)

Ho sentito da più parti parlare di questo film al momento dell'uscita de L'Odissea di Nolan, spesso per dire che questo è meglio. Alla fine ho deciso di vederlo anch'io. Confronto difficile da fare in realtà, questi due giocano in campionati diversi. 

Itaca - Il ritorno (in inglese solo The return, in effetti un po' anonimo) è la trasposizione solo degli ultimi canti dell'Odissea, comunque la parte più corposa (se non sbaglio 10 canti su un totale di 24), dal momento in cui Ulisse arriva a Itaca. Qui trova la sua terra in condizioni pietose, con i proci che proceggiano, i poveracci che poveracciano e Penelope che litiga con Telemaco.
Il film è una coproduzione tra Italia, Grecia, Francia e Inghilterra. Il regista è l'italiano Uberto Pasolini (nessuna parentela con il Pasolini più famoso, in compenso è pronipote di Luchino Visconti), il cast è internazionale e vi figura anche il prezzemolino Claudio Santamaria nel ruolo di Eumeo.

Chiaro quindi che si tratta di un'opera con ambizione da "film d'autore", non un kolossal d'azione come quello di Nolan. Con il budget di Itaca - Il ritorno probabilmente Nolan non pagava nemmeno il parrucchiere di Zendaya (che ricordiamo indossava una coperta in testa per tutto il film). Non ho trovato fonti certe ma ho sentito parlare di una ventina di milioni, che a vedere la messa in scena mi sembrano di gran lunga troppi, o non è vero oppure il budget se ne è andato in gran parte per pagare i "nomi grossi": Juliette Binoche nei panni di Penelope e Ralph Fiennes in quelli di Ulisse/Odisseo.
In questo genere di film fa tantissimo la performance attoriale. A questo proposito, da un lato non si può non restare estasiati dalla monumentale prova di Ralph Fiennes. D'altro canto questa oscura tutti gli altri attori, con l'unica eccezione di Juliette Binoche, l'unica che ha a sua volta modo di brillare. Tutti gli altri praticamente non pervenuti, questo film senza Ralph Finnies non esiste.

Itaca - Il ritorno recensione

Questo Odisseo è un uomo tormentato con un vissuto terribile, sconvolto dalla guerra. E' la stessa lettura che ne da Nolan, un ex soldato in pieno stress post-traumatico (ben diverso dall'astuto e calcolatore Odisseo di Omero), ma qui è il centro e il fulcro del film. Odisseo si muove sconvolto in una terra che fatica a riconoscere, perché è cambiata lei, ma soprattutto è cambiato lui. Il travestirsi da mendicante non è parte di un piano ben orchestrato, sono gli eventi a trascinarlo in una certa direzione, mentre lui stesso cerca di decidere cosa fare, e se fare qualcosa. Ralph Fiennes rende tutto questo con il suo volto scavato e lo sguardo perso, fino al momento dell'ovvia e attesa esplosione di violenza.

Non c'è confronto con Nolan, c'è un film dai mezzi chiaramente poveri e dal ritmo lento e riflessivo, tutto basato sulla performance del protagonista. Se vi basta, guardatelo. 


Una figlia ritrovata  recensione

Una figlia ritrovata (2018) 

A volte rimestando nel torbido saltano fuori le perle, infatti è proprio grazie al Zinefilo, noto esperto di spazzatura cinematografica, che ho scoperto dell'esistenza di questo gioiellino, disponibile su Prime con l'abbonameno base.

Il titolo che fa pensare a un drammone sentimentale (in originale è Separated at birth, che ha ancora meno senso) non tragga in inganno: per quanto si possa inserire sicuramente nella variegata etichetta di "film drammatico", nella quale si può far stare un po' tutto, la vicenda si avvicina piuttosto ai territori del thriller, ma, con un andamento originale e stranamente scritto bene, o almeno che non risulta una riproposizione di tematiche viste e straviste.
I thriller americani "di cassetta" si basano quasi sempre sui serial killer, tanto che uno potrebbe pensare che ogni città in America abbia almeno un assassino seriale tra i suoi abitanti (curiosità: il paese dove abito ha davvero avuto un serial killer tra i suoi abitanti, il che mi rende più facile credere che sia così dappertutto 😁). 

Una figlia ritrovata  recensione

Ma esiste tutto un sottobosco di film "minori", realizzati con quattro spiccioli (in questo caso nemmeno negli Stati Uniti, il film è canadese), che indaga altre possibilità, spesso declinando in thriller storie familiari, come ben indagato dal solito Zinefilo in un ciclo dedicato. A questo sottogenere "povero" del thriller appartiene Una figlia ritrovata, nel quale non ci sono né assassini seriali carismatici e superintelligenti (il contrario di quelli veri) né poliziotti cupi e tormentati (presumo che sia una scelta anche dovuta al fatto che così si può risparmiare su elementi scenici come auto della polizia e interni di commissariati), ma una madre che ritrova di colpo la figlia rapita dalla culla trent'anni prima. Quali sconvolgimenti può portare una scoperta del genere, soprattutto quando l'altra figlia è già di suo problematica e la madre è in piena campagna elettorale per la carica di governatore?

Un film piccolo e chiaramente pensato per la televisione, benedetto da un'ottima scrittura, da un ottimo doppiaggio italiano, da buone idee ben gestite per un ritmo che non cala proponendo svariati colpi di scena. Ottimo, direi.


A house of dynamite

A house of dynamite (2025)

Film un po' strano. Il suo scopo sembra essere mostrare cosa succede nella macchina organizzativa degli Stati Uniti quando qualcuno gli lancia addosso una bomba nucleare.
Il film risulta girato e recitato alla grande, e capace anche di causare una certa impressione, sapendo quanto siamo vicini a un'ecatombe nucleare. Il punto è che non si sa da chi sia partito il missile che sta per colpire gli Stati Uniti, quindi il Presidente deve decidere se, nel dubbio, fare che attaccare preventivamente più o meno tutti gli stati nemici, causando quindi le loro reazioni. 
Però mentre il messaggio "siamo seduti su una polveriera" è abbastanza chiaro, non mi è altrettanto chiaro il secondo livello di lettura.
E' chiaro che sia una critica verso gli stessi Stati Uniti, non solo perché sono pieni di bombe atomiche fin sopra i capelli, ma anche perché grazie alla loro politica estera si sono fatti nemici in tutto il mondo che pur di dar loro una lezione potrebbero anche decidere di affrontare le conseguenze. 
D'altra parte parte si avverte anche un altro sottotesto, del tutto opposto. Sembra quasi che stia dicendo: "attenti tutti. Un qualsiasi attacco contro gli Stati Uniti porterà a una catastrofe mondiale. Abbiamo tutte le procedure e i mezzi per reagire, ogni scenario è previsto, se ci provate saranno cazzi per tutti".

A house of dynamite recensione

Forse la storia è volutamente a interpretazione, forse sono io che faccio troppa dietrologia.
Quello che rimane è il cinema. Cinema vero, pur girato con un budget limitato e finanziato da Netflix, che avrebbe potuto richiedere una regia più televisiva. Abbiamo già parlato anche della bravura di attori monumentali, quello che mi ha lasciato un po' perplesso è il modo in cui si è deciso di raccontare la storia: la stessa storia viene raccontata tre volte, da tre diversi punti di vista, di personaggi che comunque comunicano tra loro per tutto il tempo. Questo porta a vivere con maggiore emozione il primo spezzone, mentre per gli altri sono un po' troppi i momenti in cui vengono ripetuti dei passaggi che abbiamo già visto. 

Ottimo comunque se avete voglia di cagarvi un po' addosso sapendo che basta un dittatore pazzo in qualunque parte del mondo per scatenare un'escalation che porterebbe probabilmente molto vicino all'estinzione. E, come se non bastasse, l'impressione è che il POTUS di questo film sia ben più assennato di quello vero. Altro che gli horror.

Il Moro


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