martedì 23 novembre 2021

Zagor - il castello del vampiro, il nuovo ritorno del barone Rakosi.

Zagor - il castello del vampiro, recensione

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Nel mio ultimo "opinioni in pillole" su Zagor ho parlato dei numeri 672 e 673: Le notti di Londra e Il presagio, che costituiscono la prima parte di quella che, alla fine, è una storia in cinque albi.

Li ho riletti prima di affrontare la seconda parte, questa volta in tre albi, Non-Morti, Rakosi! e  Il castello del vampiro.

Questa storia viene in genere acclamata dai lettori di Zagor come la migliore degli ultimi anni e spesso anche come la terza miglior storia del vampiro, dopo le prime due.
Mi dispiace andare un po' controcorrente: questa è una storia molto bella, certo, ma non il capolavoro che credevo di trovare, dopo aver letto questi accenni di opinioni in rete. Vedi, il problema di farsi delle aspettative alte?
Rauch dedica poche vignette al riassunto delle puntate precedenti, riuscendo però ad essere estremamente efficace. Riesce inoltre a ben bilanciare dialoghi e scene d'azione, e ad utilizzare al meglio i comprimari, primo fra tutti Cico, che qui si rivela anche risolutivo. La storia ha il giusto grado di complessità: non semplice e lineare come le prime, ma nemmeno si perde nei diecimila personaggi delle storie scritte da Boselli.
Bello che il vampiro si "veda poco" nella prima parte, come avviene anche nelle prime storie. Rakosi deve essere una minaccia lontana e impalpabile. La storia del primo albo scorre via liscia, senza particolari scossoni, e non risulta essere particolarmente memorabile. Ma poi arrivano scene davvero splendide, quali la trasformazione di Frida, o lo scontro tra Cico e Rakosi. Perché Cico sembra un fifone, ma ha affrontato di petto cose di fronte alle quali io non avrei potuto far altro che rintanarmi in un angolo a piangere. Intrigante anche l'approfondimento sulla terra del Barone, dove è venerato da alcuni quasi come una divinità.
Il migliore è l'ultimo volume, con lo "scontro finale" e tutto quello che lo precede. Azione di ottimo livello, belle scene nella neve e sceneggiatura che lascia senza respiro.

Cos'è che non mi è piaciuto, allora? 
Beh, nei primi due albi abbiamo, come detto, alcune scene memorabili, ma il resto non risulta esserlo altrettanto. Ma, soprattutto, i disegni. Eh, niente, a me Venturi non piace. In particolare, non mi è piaciuta la sua caratterizzazione del Barone.

Zagor - il castello del vampiro, recensione


In questa versione Rakosi viene raffigurato graficamente in modo molto più "animalesco" rispetto alle sue precedenti apparizioni.
Per Nolitta, Catelli e Ferri era un raffinato gentiluomo che ogni tanto mostrava la sua natura bestiale. Per Boselli e Della Monica passava senza difficoltà tra i due stati, mostrando allo stesso modo l'aspetto da gentiluomo e quello da belva inarrestabile.
Venturi, invece, lo mostra sempre con la bocca spalancata a mostrare i denti, e gli occhi sbarrati, spiritati, con le iridi ridotte a puntini. SEMPRE, e sempre è troppo, anche perché i testi non sempre rispettano quello che si vede nelle immagini. Rakosi fissa nel vuoto a bocca spalancata anche quando non ne avrebbe nessun motivo. Capisco che si tratta di una precisa scelta stilistica, un mostrare solo il lato più mostruoso del barone eliminando qualsiasi legame con la sua umanità, ma a me sembra che abbia una paresi. Mi fa venire voglia di chiedergli se non gli viene la gola secca a tenere la bocca sempre aperta.
Secondo me, si poteva fare di meglio. Anche mantenendo lo sguardo fisso e l'aria disumana, bastava fargli chiudere la bocca ogni tanto.
Un po' sprecata anche la contessa Varga, la cui parte è un po' troppo breve. E poi, ormai sembra quasi diventata una "buona" a tutto tondo.

Zagor - il castello del vampiro, recensione


Rimane comunque una delle storie migliori degli ultimi anni, contando i cinque albi come un'unica storia. 
Gran peccato che la redazione abbia deciso di non far proseguire la trasferta europea di Zagor oltre questi cinque albi. Per motivi che non riesco assolutamente a condividere, oltretutto.

Oltre a quelle di Nolitta, le storie che i fan si ricordano più volentieri sono spesso quelle legate alle "trasferte", lunghi cicli di storie durante i quali Zagor si allontana dalla sua "casa base". Che sia per inseguire un cattivo o altro del genere, Zagor e Cico si ritrovano a correre in giro per il mondo per diverse storie di fila, prima di tornare a casa. Anche Comancheros, prequel del prossimo incontro tra Zagor e Tex, fa parte di uno di questi cicli.
Stavolta c'era l'occasione grazie a questa trasferta europea, e invece Zagor se ne tornerà dritto a casa. Questo perché, a quanto dichiarato dal curatore Moreno Burattini (purtroppo non trovo più la fonte dove l'ho letto) una trasferta più lunga non piacerebbe ai lettori, che preferiscono vedere Zagor agire nell'ambiente che gli è più congeniale. 
Non so a quali lettori si riferisca Burattini, sicuramente non a me né alla maggior parte dei lettori di Zagor che conosco. Piuttosto, mi sembra probabile che il reale ragionamento sia lo stesso che sta alla base delle storie che finiscono nei numeri speciali: storie non davvero "speciali", perché quei numeri sono acquistati spesso da lettori occasionali e devono esprimere quindi l'essenza di Zagor, non essere storie fuori dai canoni che potrebbero far pensare che Zagor sia cambiato a uno che lo legge solo una volta ogni tanto.
Se applichiamo il ragionamento dei "lettori occasionali" alla serie regolare, ecco che tutto assume un senso: se la maggior parte dei lettori di Zagor lo leggono solo a spot, meglio non proporre storie troppo lunghe o con una continuity troppo serrata.
Non so se questo sia il ragionamento reale, se lo è mi sento di dire che c'è uno sbaglio di fondo: perché invece di accontentare i lettori occasionali non cerchi invece di trasformarli in lettori fedeli? 

Il Moro

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