martedì 28 febbraio 2017

Road To Logan: Bersaglio X, recensione

Salve a tutti, è Il moro che vi parla!

Se volete avere un'idea di chi sia X-23, potete dare un'occhiata alla pagina riassuntiva del progetto del zinefilo Road to Logan, dove potrete trovare un paio di articoli a tema.
Personalmente non ho letto nè probabilmente mai leggerò i fumetti di cui parla Lucius Etruscus: per quanto possa piacermi l'ambientazione mutante, la testata regolare degli X-Men ha talmente tanti personaggi e una continuity così incasinata da rendere ogni numero pressoché incomprensibile a un lettore occasionale.
Per fortuna Bersaglio X è un'altra cosa, anche se non è proprio leggibile a sè stante: diciamo che è necessario sapere almeno quanto Lucius Etruscus ha scritto nella sua recensione di Innocenza Perduta, prima di iniziare, e cioè che X-23 è un clone di Logan, addestrato da Arma X a uccidere con l'abilità di un superninjaubermegaammazzatutti, con l'aggiunta della sensibilità ad un particolare odore che la fa entrare in berserk e la spinge ad ammazzare chiunque. Riesce a scappare da Arma X, dopo aver ammazzato per sbaglio anche la madre che era l'unica al mondo a volerle bene, e si allontana confusa nella neve, richiamando presumo la fuga di Logan stesso raccontata da Barry Windsor Smith.
Stessi poteri di Wolverine, due artigli per mano e uno per piede.

domenica 26 febbraio 2017

Road to Logan: Vecchio Logan, recensione

Vecchio Logan, recensioneSalve a tutti, è Il moro che vi parla!

Sta per uscire al cinema il terzo film dedicato a Wolverine, Logan. Non che i precedenti gli facciano una gran pubblicità, visto che erano veramente, ma veramente brutti.
Questo però promette bene, per una serie di motivi: appare abbastanza slegato dai primi e anche dagli altri film degli X-Men, ed è ispirato a una grande storia a fumetti. Non direttamente tratto, solo ispirato, ma tant'è. Parliamone.

Mark Millar è al momento uno dei migliori autori di fumetti di supereroi. Qui trovate le mie recensioni di Superior, Supercrooks, Kick-Ass 2 e Hit-girl, Kick-ass 3 e Superman-Red son, forse il suo più grande capolavoro nonché una delle primissime recensioni di questo blog! Ma segnalo anche lo splendido Wanted, 1985 e la saga di Civil War, l'unico megacrossover supereroistico che sia mai riuscito a leggere fino in fondo. Nemesis, invece, faceva abbastanza cagare.
Volendo, qui trovate anche la recensione di Kingsman, film tratto da un fumetto di Millar che non ho letto.

martedì 21 febbraio 2017

La storia dei tre Adolf, di Osamu Tezuka - recensione

recensioneSalve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Universalmente riconosciuto come il più importante fumettista e animatore della storia giapponese, Osamu Tezuka ha vissuto la seconda guerra mondiale, anche se non vi ha combattuto: all'epoca era infatti un ragazzino che frequentava le scuole medie. Ma il ricordo della paura provata durante i raid aerei l'ha segnato per tutta la vita, tornando più volte nei suoi manga ma, soprattutto, nell'opera che è da molti considerata il suo capolavoro, e cioè La storia dei tre Adolf, pubblicata per la prima volta nel 1983.

I tre Adolf sono Adolf Kaufmann, figlio di una giapponese e di un membro del consolato tedesco, e Adolf Kamil, anch'egli di origini tedesche, ma dai genitori ebrei. Il terzo è, ovviamente, Adolf Hitler.
Ma è anche la storia di Soehi Toge, giornalista giapponese inviato ad assistere alle olimpiadi in Germania, che scopre che suo fratello Isao è stato ucciso per aver scoperto un terribile segreto riguardante il Fuhrer...

martedì 14 febbraio 2017

Golden Axe Perfect: recensione di un gioco che non esiste

retrogames

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Il mio amore per Golden Axe l'ho già ampiamente espresso in questo, questo e quest'altro articolo.

Nonostante sia uscito un buon numero di giochi della serie, nessuno di essi era davvero perfetto.
Fino ad ora.
Fino a che la mia mente malata non ha creato la versione di Golden Axe perfetta, che giocherei e giocherei fino a consumarmi i polpastrelli. Io vorrei un gioco così.
Ecco a voi la recensione di un gioco che non esiste.

venerdì 10 febbraio 2017

Golden Axe: fan art

retrogames

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Questo è un post su Golden Axe, come quello precedente sui videogiochi della serie e quello sulle copertine degli stessi.
Dovete sapere che Golden Axe ha negli anni stimolato la fantasia di un buon numero di artisti, che hanno deciso di darne la loro personale interpretazione. Ecco quindi una galleria con le più belle immagini ispirate a Golden Axe!

martedì 7 febbraio 2017

Golden Axe: epicità in copertina


Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ricorderete che in passato vi fatto la classifica dei miei picchiaduro a scorrimento preferiti, e che nel post precedente vi ho fatto un pippone sul più grande di sempre, Golden Axe.

Che ne dite adesso di fare un giro nell'epicità sword&sorcery della saga, dando un'occhiata alle copertine dei videogiochi?


venerdì 3 febbraio 2017

Speciale Golden Axe

retrogames

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Nella mia classifica dei giochi di botte mancano alcuni titoli storici, per i quali sono stato anche rimproverato da chi ha solo guardato le figure senza leggere il post. Ma, se Vendetta e Double Dragon non ci sono per il semplice fatto che non mi sono mai piaciuti, per Golden Axe il discorso è un altro: era mia intenzione dedicargli un post apposito.

Eccovi quindi uno speciale su uno dei giochi che mi accompagna fin dall'infanzia, e che il tempo ci ha riproposto in numerose versioni: Golden Axe.
Definizione enciclopedica: un picchiaduro a scorrimento appartenente al sottogenere hack 'n slash, di ambientazione fantasy-barbarica influenzata da Conan il Barbaro.

Caratteristiche comuni a tutti i giochi della saga, e che la distinguono da molti altri picchiaduro del genere: le magie, diverse per ogni personaggio e anche a seconda di quanto è piena la barra della magia, e i bizzarrians, creature da cavalcare, per lo più piccoli draghi, in grado di sputare fiamme, palle di fuoco o altro.

domenica 29 gennaio 2017

Arrival, recensione

Arrival recensioneSalve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Forse ricorderete che vi ho già parlato in questo post del racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, dal quale è tratto il film Arrival.
Magari ricorderete anche che, mentre il racconto viene definito da più parti come il più bel racconto di fantascienza di sempre, a me non è piaciuto granché.

Ecco, anche con il film è andata più o meno allo stesso modo. la stragrande maggioranza delle recensioni ne parlano come di un capolavoro. Io, invece, dico MAH.

Recensori più esperti di me nella materia "cinema", persone che l'hanno vissuto come percorso di studi o ne hanno approfondito le tecniche per passione, vi diranno che questo film ha una regia perfetta, pulita, funzionale, che sceglie un modo di raccontare una storia per immagini che si differenzia dalle mode del momento. Il rifiuto dell'ostentazione dell'effetto speciale, che forse per la prima volta risulta talmente integrato alla visione da essere quasi invisibile, seppur presente. Un montaggio che ti fa capire le cose senza bisogno degli spiegoni che affliggono il cinema moderno. Tutto vero.
Ma a me non basta che un film non segua la moda del momento per diventare un capolavoro.
Non ci sono inseguimenti e sparatorie, e vabbè: non è mica il primo film di fantascienza in cui non si sparano.

giovedì 26 gennaio 2017

I declare war, recensione

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Particolare questo I declare war, film canadese del 2012, scritto e diretto da Jason Lapeyre e co-diretto da Robert Wilson.

Un gruppo di ragazzini si ritrova un pomeriggio per giocare a un particolare gioco di guerra.
Campo da gioco: un boschetto che ai loro occhi diventa una foresta equatoriale.
Armi: modellini artigianali, costruiti con legno e nastro adesivo, che ai loro occhi diventano fucili automatici, pistole e balestre.
Regole: ogni squadra ha un generale, un campo base e una bandiera. Vince chi riesce a scoprire dove si trova il campo base avversario e a prendere la sua bandiera. Chi viene colpito da un'arma deve rimanere a terra contando fino a dieci, e viene considerato morto (e deve uscire dal gioco e tornarsene a casa) solo se colpito da una “granata”, ovvero un gavettone di vernice rossa.

mercoledì 18 gennaio 2017

Jack il diavolo a molla, una storia di coraggio e crudeltà, di Philip Pullman. Recensione.


Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Philip Pullman è già autore di uno dei miei libri preferiti di sempre, La bussola d'oro. In questo Jack il diavolo a molla, però, il respiro è ben diverso: non si tratta di una lunga trilogia come per il suo capolavoro Queste oscure materie, ma di un romanzo breve. E, mentre Queste oscure materie era sì una storia per ragazzi ma con molti elementi che la rendevano gradita anche agli adulti (come le migliori storie per ragazzi sanno fare), in questo caso si tratta proprio solo di una storia per ragazzini, senza nessun sottinteso o risvolto particolare.

Anche la trama è abbastanza classica: tre ragazzini nella Londra di fine '800 che fuggono da un orfanatrofio i cui responsabili sono degli avidi aguzzini come si vedono, appunto, solo nelle storie per ragazzi. Nella loro fuga rocambolesca vengono aiutati da Jack il diavolo a molla, un vero e proprio Batman vittoriano: un eroe che aiuta la gente e affronta i malvagi contando sul terrore che incute con il suo aspetto spaventoso e su alcuni gadget come appunto gli stivali a molla.
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