martedì 6 ottobre 2026

The Exit 8, videogioco e film

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Questa volta esaminiamo un videogioco non molto conosciuto al grande pubblico, e il film che ne è stato tratto, specificando perché dovreste porre rimedio all'eventuale mancanza e procurarveli subito entrambi.

The Exit 8, videogioco e film, recensione

The Exit 8 (2023)

The Exit 8 è un "simpatico gochino", oltre che la dimostrazione che le opere basate sugli "spazi liminali" o "backrooms" non sono obbligate a mettere sempre il filtro giallo sulla telecamera (non che il giallo manchi, vedo ad esempio l'immagine di apertura).
Si tratta di un titolo indipendente, che sembra sviluppato quasi per riderci su, data la sua semplicità. Come gameplay è un "walking simulator", categoria di giochi in cui possiamo fare poco altro oltre che a camminare (in questo caso l'unica altra azione a nostra disposizione è correre) esplorando l'ambiente. Di solito questo genere di giochi conta molto sulla storia, ma non The Exit 8: questo è più che altro un "trova le differenze" con diversi momenti inquietanti.

The Exit 8, videogioco e film, recensione


Senza alcuna presentazione, introduzione, uno straccio di storia qualsiasi, siamo in un corridioio di una metropolitana, di quelli con le piastrelle anche sulle pareti. Camminiamo, ma dopo due svolte ci ritroviamo nello stesso punto: il corridoio si ripete sempre uguale all'infinito, e incontriamo anche un tizio che cammina nella direzione opposta (con il quale non possiamo interagire) come se fosse una specie di loop temporale. Corridoio con poster e tizio che cammina, svolta a sinistra, svolta a destra, e di nuovo stesso corridoio. Abbastanza da metterci a urlare, ma un cartello ci informa che dobbiamo tornare indietro quando vediamo un'"anomalia", e continuare ad andare avanti quando è tutto normale.
Quindi, in modo casuale, nel corridoio si manifestano delle anomalie. Spesso surreali e inquietanti, e anche piuttosto evidenti. Altre volte sono molto più difficili da vedere, bisogna soffermarsi sui particolari, e credetemi che qualcuna mi ha fatto dannare. Se riusciamo a notarle quindi a tornare indietro al momento giusto, o tirare dritto se non ci sono anomalie, per 8 volte di fila, raggiungeremo infine l'uscita 8 e potremo andarcene. Altrimenti si ricomincia da capo.

Trama praticamente assente, quindi, giusto questo corridoio normale eppure inquietante e le differenze da scovare. Quindi un gioco probabilmente molto semplice da programmare, piccolo anche per la scena indie, eppure efficace. Ovviamente è meglio se riuscite a trovarlo a poco prezzo: per carina che sia l'esperienza, alla fine è un unico corridoio sempre uguale, e se uno riuscisse a beccare tutte le anomalie al primo colpo probabilmente lo finirebbe in 5 o 6 minuti. E' più probabile che ci voglia un'oretta, ma difficilmente di più, alla fine ce ne sono poche davvero difficili da notare. 
The Exit 8 ha avuto un discreto successo per un videogioco indipendente, tanto che sono usciti diversi altri giochi ad esso ispirati (o che lo copiano spudoratamente) ed è stato fatto anche un seguito, Platform 8, che prima o poi giocherò.

Incredibilmente, da questo videogioco così semplice è stato tratto un film live action. Ed è pure bello. 


The Exit 8, videogioco e film, recensione

Exit 8 (2025)


Sì, per qualche strano e misterioso motivo è sparito il "The" iniziale. Che sia anche quella un'anomalia? Devo cambiare direzione? Ma sono seduto.

Da quello spunto iniziale, il regista Genki Kawamura e lo sceneggiatore Kentaro Hirase (il film è giapponese, forse non l'ho ancora detto) riescono a ricavare non solo una trama, ma anche ad aggiungere e approfondire delle tematiche non banali, dalla monotonia della vita da impiegato, alla paternità, ai sensi di colpa, eccetera. Rispetto al gioco la prendiamo un po' più alla larga, ci viene mostrato anche l'ingresso del protagonista nella metropolitana (che ovviamente ha MOLTA importanza per tutto ciò che viene dopo), tutto in soggettiva come nel gioco, fino all'arrivo nel corridoio che è assolutamente identico (beh no, un paio di poster sono diversi e ci sono alcuni elementi in più. Altra anomalia? Devo girarmi? questa sedia ha le rotelle, in effetti). Quando poi si accorge di essere nella cacca fino al collo l'inquadratura cambia e lo seguiamo dall'esterno, perché il film è tratto da un videogioco, ma non si dimentica di essere un film. Alcune anomalie sono le stesse del gioco, altre sono diverse, ci sono altri personaggi, e scaviamo anche nella psiche del protagonista, scoprendo che non è del tutto slegata da ciò che gli sta succedendo. 

The Exit 8, videogioco e film, recensione


La corrispondenza film tratto da videogioco = film di merda ormai non è più affidabile. Abbiamo il  primo Silent Hill e il primo Super Mario, il recente Resident Evil, o Detective Pikachu che però non so se vale come tratto da un videogioco vista l'enormità del franchise dei Pokemon, escludendo "guilty pleasure" come Mortal Kombat, il primo, non quello del 2021. Ma quello del 2026 non è niente male, prossimamente su queste pagine. 
Vorrei dire che Exit 8 è degno anch'esso di essere menzionato come uno dei migliori film tratto da un videogioco. Ma forse sarebbe un confronto ingiusto, vista la semplicità ed essenzialità del videogioco da cui è tratto, che lasciava enormi spazi per inserirci qualunque cosa. E grazie al fatto che gli autori hanno avuto una libertà creativa che quelli degli altri film appena citati si potevano solo sognare. Parliamo di un videogioco intorno al quale non c'è nessuna pressione mediatica, non ti devi muovere sulle uova per non scontentare i fan, e non devi mostrare loro un videogioco trasporto al cinema pari pari, come sembrano volere i fan di cui sopra. Anzi, un po' ci gioca il regista, con la parte iniziale in prima persona, facendoti pensare di trovarti di fronte a una di quelle trasposizioni 1:1 che vivono di citazioni e strizzatine d'occhio, solo per farti poi capire che no, lui fa film, non videogiochi, e mostrarti come si crea il perfetto equilibrio che deve avere un film di questo tipo, mescolando il linguaggio videoludico e quello cinematografico facendoli armonizzare alla perfezione.

E che film! In grado di emozionare e spaventare in diversi momenti, con una telecamera sempre in movimento e molti piano sequenza, che riesce a farti appassionare e provare ansia per dei personaggi di cui in realtà sai pochissimo. 
Io vi consiglio sicuramente di guardare il film, ha perfettamente senso anche da solo, ma per chi ha giocato il videogioco c'è qualcosa in più, il riconoscere alcune situazioni e ritrovarsi spaesato da altre, quindi secondo me l'esperienza completa è prima il gioco e poi il film. Godeteveli.

Il Moro

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