Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni più o meno brevi su cose che ho visto/letto/giocato. Stavolta tre romanzi che non sono proprio riuscito a finire. Come devo chiamarli, "sconsigli di lettura"? Oltretutto, non è nemmeno la prima volta.
Mondotempo, di Tea C. Blanc (2019)
Pur essendo un libro abbastanza corto, non sono riuscito a finirlo.
Si basa su una premessa interessante: un mondo futuro seguito a un crollo della società, durante il quale si sono perse molte tracce del passato. In questo mondo esistono gli archeoinformatici, che si occupano di recuperare dati da antichi hard disk.
La figura di questi archeoinformatici è intrigante, soprattutto per me che sono informatico senza archeo. Peccato che la storia raccontata sia: due archeoinformatici trovano un hard disk che promette di contenere dati molto interessanti su quello che è successo subito prima e subito dopo il crollo. Il disco contiene gli appunti di una donna che è una specie di ribelle contro l'ordine costituito, e che ha scritto un romanzo che contiene frasi in codice da trasmettere ai suoi contatti sparsi per il mondo. Infatti, con un trucco vecchio come il mondo (per dire, lo usava già Lovecraft in molti dei suoi racconti, e quei racconti hanno superato il secolo di età), c'è un libro nel libro: gli archeoinformatici accedono ai contenuti dell'hard disk e oltre agli appunti dell'autrice trovano il testo completo del libro, e quindi noi ci leggiamo il testo completo del libro... che però è una palla atroce!
Sono arrivato a metà romanzo, e a parte qualche chiacchiera tra gli archeoinformatici e qualche appunto poco chiaro all'interno dell'hard disk, il resto dello spazio è tutto occupato dal libro contenuto nell'hard disk. Libro in cui non succede NIENTE. Addirittura viene riportata per intero la fiaba di cappuccetto rosso. TUTTA, e raccontata con la massima calma. E fino al punto in cui sono arrivato a leggere questo non ha alcuna conseguenza sul proseguimento della vicenda.
Si intuisce che le azioni di questa che usa il libro con codici nascosti per comunicare con i sui contatti in giro per il mondo abbiano in qualche modo causato il crollo, ma è solo qualcosa che viene accennato dagli archeoinformatici. Ma a metà libro, e sono arrivato a metà solo perché è corto perché non avrei comunque retto una pagina in più, non è successo niente di anche solo vagamente interessante.
Una buona idea di base che non si traduce in uno svolgimento all'altezza. Sarebbe bastato ridurre le pagine del libro interno che non centrano nulla con la vicenda che si vuole raccontare, e che sono la stragrande maggioranza (o meglio, fin dove sono arrivato, tutte).
Può anche darsi che tutti i fili si intreccino nel finale, ma se per arrivare a quel finale devo soffrire così, ne faccio a meno.
La Fortezza dei cosmonauti, di Ken McLeod (2000)
Anche questo non l'ho finito: ho a malapena superato la metà del primo libro di una trilogia. Ma il blog è mio e me lo gestisco io, mi piace scrivere le mie opinioni e lo uso anche un po' come un diario per ricordarmi le cose che ho letto o visto.
In La Fortezza dei cosmonauti seguiamo due vicende parallele, che forse si svolgono in due piani temporali diversi, ma lo so solo perché lo dice la quarta di copertina. All'interno del libro non c'è nessuna distinzione chiara e io avrei pensato che fossero semplicemente ambientate su due pianeti diversi.
Una delle due vicende è prettamente cyberpunk. Ho scoperto ultimamente che non mi piace più il cyberpunk letterario, mi piace solo quello più visivo, fumetti, videogiochi, film, ma i romanzi tendono a stufarmi, anche perché spesso hanno storie simili. Anche qui ci sono dei dati rubati da un hacker che scappa e viene eseguito da governo e/o megacomporazioni varie. Non ci viene spiegato cosa siano questi dati, vanno in giro a parlare con gente che non sappiamo chi è di cose che non si premurano di spiegarci, insomma tutto l'assortimento di cliché delle storie di spionaggio. Qui in realtà la sensazione è minore che in altre opere che ho letto o visto, però, boh, si vede che mi ha beccato in un momento in cui il mio limite di sopportazione a riguardo era piuttosto basso.
L'altra vicenda appare, almeno per i miei gusti, potenzialmente più interessante. Siamo su un pianeta lontano, dove la società di coloni terrestri si è sviluppata in una sorta di medioevo tecnologico dove i signori feudali convivono con alieni e tecnologia avanzata. Di quando in quando il pianeta viene visitato dai mercanti spaziali che portano merci e notizie. Le astronavi possono viaggiare a una velocità pari a quella della luce, il che significa che il viaggio per gli astronauti è quasi istantaneo ma in realtà impiegano centinaia di anni per arrivare a destinazione . Un'ambientazione a mio gusto molto interessante, ma nella quale fino al punto in cui sono arrivato non si fa altro che parlare di questo tizio che non vuole seguire le orme di suo nonno e si innamora di una di queste mercanti, con gli ovvi problemi legati al fatto che lei se ne andrà presto e non tornerà mai più, almeno non nell'arco della vita di lui. Ci sono anche altri spunti interessanti, come ad esempio il fatto che vogliono fare a mano tutti i calcoli per il viaggio spaziale non fidandosi dei computer, ma fino a dove sono arrivato questa era una traccia secondaria e poco approfondita.
Questo libro non è brutto. E' che non è riuscito ad appassionarmi. Non saprei dire il nome di uno dei personaggi neanche sotto tortura, e ho posato il libro giusto un paio di giorni prima di scrivere queste righe. Forse mi ha beccato in un momento in cui non era la storia adatta per me. Forse è il fatto che fino a dove ero arrivato non si era ancora intravista una storia che non fosse il seguire le vicende di 'sti tizi, non si vedeva o almeno io non ho visto un obiettivo da raggiungere, una trama che si dipanasse lungo le pagine. Per questo, non fidatevi del mio giudizio. Se vi piace il cyberpunk e questa idea del medioevo tecnologico dategli pure una possibilità. Io a un certo punto ho deciso che di quello che succedeva a questi tizi non me ne fregava niente e ho lasciato perdere. Ma non deve essere così per tutti, perché tutti i difetti che sono riuscito a trovare questo libro sono tutti assolutamente soggettivi.
L'Aquila della decima legione, di Massimiliano Colombo (2019)
Il romanzo, da me ascoltato in forma di audiolibro, narra, romanzate, le vicende del De Bello Gallico, riguardo alla conquista della Britannia. Nella cronaca delle imprese di Giulio Cesare si menziona brevemente un aquilifero, cioè l'ufficiale addetto a portare in battaglia il vessillo della legione, che si è comportato eroicamente durante il primo sbarco e quindi il primo scontro con i britanni. L'autore di questo romanzo storico riprende quindi questo personaggio, Lucio qualcosa (sì, non ricordo gli altri nomi) e ne fa il suo protagonista. Sebbene, quindi, la vicenda personale di Lucio sia di fantasia, gli eventi dentro cui si muove e agisce sono storicamente accurati.
E davvero ottima è la ricostruzione storica di questo romanzo, che ricostruisce in modo preciso gli eventi (o almeno mi sembra, non sono così esperto), gettandoci nel mezzo di questa grandiosa campagna militare. Ed è facile sentirsi davvero lì, tra le tende e l'odore dei fuochi e il vociare dei legionari.
L'obiettivo di questo romanzo, quindi, e mostrare la vita di questo aquilifero e dei legionari Romani impegnati nella campagna, immedesimandosi in essi e facendoci sentire un po' come uno di loro. Ma di cosa è fatta la vita di un legionario, e di un soldato in generale? È fatta di pochi momenti di azione violenta intervallati da lunghi periodi di attesa, durante i quali oltre a costruire il campo, procurarsi viveri, parlamentare con i locali e chiacchierare, sopratutto chiacchierare della situazione in cui ci si trova, c'è poco da fare. Ecco il problema di questo libro: poche, seppur ben scritte scene di battaglia, e molti momenti in cui viviamo la quotidianità della legione. Ottimo dal punto di vista della ricostruzione storica, ottimo per sentirsi trasportati al tempo dei romani agli ordini di Giulio Cesare, ma piuttosto noioso, perché durante la maggior parte del tempo succede poco e niente.
Probabilmente il libro sarebbe stato più efficace tagliando un po' nelle parti più piatte. Una durata di 18 ore e 20 è eccessiva per questa vicenda, ne sarebbero bastate molte meno.
Il tutto risulta aggravato dall'eccessiva flemma del lettore, Andrea Failla, che legge con calma e senza enfasi, e risulta abbastanza soporifero. La noia mi ha vinto prima di arrivare al fondo.
Il Moro
Piccola nota: per questo e il prossimo articolo il blog funzionerà con il pilota automatico, il che significa che gli articoli saranno pubblicati ma probabilmente non riuscirò a condividerli sui social. Cercherò comunque di rispondere ai commenti. Li condividerò poi più avanti...






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