Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
Stavolta tre film di fantascienza recenti. No, non hanno niente in comune tra di loro, a parte l'essere film di fantascienza. Volendo, l'essere film guardabili, ma non indimenticabili.
Mickey 17 (2025)
Non ho letto il romanzo Mickey 7 di Edward Ashton
(autore del quale in Italia è arrivato solo questo libro e il suo
seguito, Antimatter blues - Ritorno alla vita. Mickey7 Vol. 2), ma
non è che posso leggere tutti i romanzi da cui sono tratti i film che guardo:
ho avuto quel periodo, ma fortunatamente ne sono uscito.
Il fatto che
questo romanzo sia stato tradotto in italiano è evidentemente legato
all'uscita del film, coproduzione americana-sudcoreana, che sventola attoroni
in locandina e alla regia nientepopodimeno che Bong Joon-ho, considerato
uno dei migliori registi sudcoreani, suoi capolavori quali The Host e Parasite nonché l'ottimo Snowpiercer, altra coproduzione con gli USA.
Ritroviamo anche in Mickey 17 alcune delle caratteristiche a cui questo regista ci ha abituato, in particolare la critica sociale declinata al grottesco. Qui seguiamo le vicende di una spedizione spaziale verso un lontano pianeta da colonizzare. Spedizione finanziata e composta per lo più dai seguaci di un politico fallito e chiaramente fanatico e ultrareligioso, recitato da un Mark Ruffalo tre anni luce sopra le righe (affiancato da una Toni Colette forse giusto un paio di minuti luce sotto). Tra i membri della spedizione c'è anche l'"expendable" Mickey: in pratica quando muore gli viene "ristampato" un nuovo corpo in cui viene travasata la sua coscienza. Mickey viene quindi utilizzato come cavia per esperimenti e in missioni ad alto rischio che lo portano a morti dolorose e spesso pure umilianti. Ma la sua iterazione n. 18 viene erroneamente stampata quando la n.17 non è ancora morta.
E' un po' spiazzante, perché quello che sembra inizialmente dover essere lo spunto iniziale, il tema del "doppio", va a perdersi molto in fretta. Sì, ci fa riflettere sull'unicità dell'individuo, su questo Mickey che credeva di essere sempre "lui" a risorgere ma di colpo si è trovato di fronte una versione di sé completamente diversa. E allora che cos'è a definire una personalità, se non i ricordi? Ma dura poco, forse troppo poco. Sul piatto c'è molta satira, soprattutto politica (Bong Joon-ho ha definito "casuali" le somiglianze tra il personaggio di Mark Ruffalo e Donald Trump) e sul colonialismo.
Mickey 17 non ha la carica di cattiveria e incisività del precedente Parasite, né ha la messa in scena e la ricerca estetica di Snowpiercer. E devo dire che anche The Host mi era piaciuto di più, film con il quale questo condivide tra le altre cose anche il protagonista perdente e sfigato cronico. Il che non significa che sia un film brutto: solo che gli altri (almeno quelli che ho visto) erano meglio, ma Mickey 17 rimane un film che merita una visione.
Tron: Ares (2025)
Tutto l'assunto del film è: e se i programmi potessero esistere nel mondo
reale?
Ecco quindi che si costruisce tutta una storia su ques'assunto
(che ovviamente non potete capire se non avete visto i film precedenti, anche
se questo ha una storia a sé stante e autoconclusiva).
In particolare,
Ares (il solito monoespressivo Jared Leto), programma di cybersicurezza creato
da una potente azienda concorrente di quella fondata da Kevin Flynn, viene
portato nel mondo reale per cercare un codice creato da Flynn che permetterà
ai costrutti di rimanere integri nella realtà oltre il loro limite di 29
minuti (al che mi viene da chiedermi: ma alla fine di Tron: Legacy Quorra non usciva dal mondo della Griglia senza questi problemi? Mah,
magari ricordo male). Seguono casini.
Superconciso: Tron: Ares è un film "meh", che Jared Leto affossa ulteriormente, sostenuto però da una colonna sonora (a opera dei Nine Inch Nails) a dir poco grandiosa.
E questo è, c'è poco da dire. Una colonna sonora eccezionale, ma per il resto siamo nella media più media. I vari giochi di luce laser che possiamo aspettarci da Tron permettono di realizzare delle scene di sicuro effetto ma comunque non particolarmente memorabili, scene d'azione superate dalla maggior parte dei blockbuster moderni (curiosamente, stavolta non vediamo gare sportive con il disco o la pelota, solo inseguimenti e combattimenti vari). La trama è pigra e banale, con un ripetersi di situazioni e personaggi riciclati da mille altri film (se la "permanenza" richiama Blade Runner e i suoi replicanti dalla vita limitata, e la presenza di Jared Leto nel cast non fa che sottolinearlo, il cattivo Julian Dillinger è un personaggio ricorrente di metà dei film mondiali).
Tron: Ares si lascia guardare, ma si dimentica in fretta e provoca anche un senso di fastidio in alcuni momenti. Il film del 1982 è diventato un cult, ma la sua eredità non è mai stata ben gestita dalla Disney, almeno non nel campo cinematografico: non dimentichiamo che l'opera migliore legata a Tron è una serie animata, e anche nel mio articolo su tutti i videogiochi di Tron ho trovato cose molto carine.
Good Luck, Have Fun, Don't Die (2026)
Good Luck, Have Fun, Don't Die è uno di quei film pazzerelli dove
succedono cose davvero assurde. La ricetta è mettere assieme un po' di Terry
Gilliam e un po' di Black Mirror, mescolare bene e condire il tutto con un po' di citazioni ben fatte e non
fini a sé stesse.
La storia è quella di un uomo che entra in un
ristorante affermando di venire dal futuro e di avere bisogno di reclutare una
squadra per bloccare la creazione di una I.A. che distruggerà il mondo. Vari
disadattati accoglieranno il suo appello, e le loro storie verranno raccontate
con dei flashback che sanno davvero tanto (pure troppo) di Black Mirror, con il suo uso inquietante della tecnologia. Tra un
flashback e l'altro i nostri affronteranno varie difficoltà per riuscire a
raggiungere il luogo dove questa I.A. sta nascendo, difficoltà varie e
strampalate, e per la maggior parte mai spiegate.
Good Luck, Have Fun, Don't Die ha quelli che potremmo definire dei
problemi di scrittura. Il soggetto deriva da quello che era stato inizialmente
scritto per una serie TV che avrebbe dovuto intitolarsi Don't Trust Anyone Under 30. Dal titolo e da quello che si sa di questa serie direi che al massimo
poteva c'entrare qualcosa con giusto l'inizio di uno dei flashback, ma la
struttura deve essere rimasta, perché questo film sembra indeciso se essere un
film o una serie TV. Una serie TV antologica, per l'esattezza, visto che i
flashback sembrano davvero episodi di Black Mirror (ma non
così belli), nemmeno collegati tra loro. A legarli quella che è la storia
principale del nostro film, che appare però avere un ritmo troppo diverso.
Lenti e riflessivi i flashback, sempre di corsa la storia principale,
sostenuta dalla splendida prova di Sam Rockwell. Cupi e realistici, al netto
della tecnologia distorta che raccontano, i flashback, surreale e con toni
quasi da commedia la storia principale.
E ci metterei anche un dubbio
che mi ha lasciato la trama, sotto spoiler, occhio che è il finale:
Insomma, un film non brutto, ma che avrebbe potuto essere decisamente migliore, facendo più attenzione al ritmo, e prendendo una direzione chiara invece di mantenere il piede destro in due scarpe e il sinistro in altre due.
E comunque, ripeto, quando i gatti stanno per attaccare i loro occhi si allargano, non si restringono!
Il Moro
Gli altri film di fantascienza di cui ho parlato nel blog






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