domenica 1 settembre 2019

Zagor Le Origini 4: Furore!

zagor le origini 4 furore recensioneSalve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Credo di aver già riassunto tutto quello che c'era da dire su questa miniserie nel primo articolo. Anche qui posso riconfermare ogni cosa detta in quell'occasione, quindi eviterò di ripetermi.

Un po' più interessante del numero precedente dal punto di vista della storia, perde invece da quello di colori e disegni, che sembrano diventare sempre meno belli man mano che si va avanti. Maurizio di Vincenzo e Valerio Piccioni, già disegnatori del primo numero della miniserie (e alla loro esordio in Zagor, come tutti i disegnatori impegnati in Le Origini tranne Oskar, che ha disegnato anche un numero di Cico a spasso nel tempo) danno qui una prova decisamente meno convincente, come se avessero dovuto lavorare più in fretta per rispettare le scadenze.
Riescono comunque a realizzare una spettacolare sequenza di azione furiosa, che tiene fede al titolo dell'albo, tratteggiando alla perfezione uno Zagor inarrestabile, una vera macchina di morte efficente, agilissima e terribile, contrapposta all'approccio visto nell'originale Zagor Racconta, dove Patrick Wilding preferiva un approccio più "stealth".



La mia impressione è che tutto sia stato un po' più edulcorato. Sebbene si veda in generale in questa miniserie un po' più di sangue che nella serie regolare (non che ci siano più morti, solo che sanguinano di più), la trama, il dramma, soprattutto lo stato d'animo del personaggio, sembrano un po' annacquati, che è praticamente il contrario di quello che mi aspettavo.
Il Patrick Wilding della miniserie è, come abbiamo detto, un uragano inarrestabile, una creatura di lucida furia che si lancia a testa bassa contro il nemico. Quello di Zagor racconta è più freddo, spietato, calcolatore, non si lascia guidare dalla rabbia, ma la sfrutta e la incanala con una lucidità quasi folle, maniacale. Si ha quasi l'impressione che il Patrick di Furore! voglia farla finita in fretta, prima di avere il tempo di pensare a ciò che sta facendo. Quello di Zagor Racconta si prende tutto il tempo per far fuori i suoi nemici uno per uno, saltando loro addosso nell'ombra. Non si fa scrupoli ad incendiare il villaggio mentre al suo interno ci sono ancora donne e bambini, che invece in Furore! evacuano prima del suo attacco. E si prende anche il tempo e la soddisfazione di prendere in giro il predicatore nascosto nella sua capanna, sghignazzando diabolicamente.
Questo va a fare il paio con la riabilitazione di Mike Wilding, che gli autori successivi a Nolitta hanno modificato, trasformandolo dall'uccisore di indiani pentito di Nolitta in un uomo trascinato suo malgrado dagli eventi.
Sarò io, ma questo secondo me toglia forza e pathos dal racconto di come è nato il giustiziere di Darkwood, diminuendo i contrasti e smussando gli spigoli, che invece a parer mio andavano lasciati com'erano. Presentare Mike Wilding come un buono a tutto tondo, solo non abbastanza forte da opporsi, dà alla vendetta di Zagor una giustificazione che nell'originale mancava. In Zagor Racconta Patrick Wilding era in torto e basta, e proprio questo suo errore era alla base della nascita di "Zagor".

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Lo Zagor di Burattini mi è sempre sembrato un po' meno "feroce" di quello di Nolitta, anche se sono convinto che molti fan si ricordino il contrario. Ho letto sui social commenti di lettori che rimpiangevano lo Zagor "forte ma dolce", dei primi numeri. Mi è venuto da pensare che si tratta dello stesso Zagor che non disdegnava di torturare psicologicamente molti suoi nemici, presentandosi come uno spettro (Il re delle aquile è la storia che mi viene in mente così al volo, ma mi sembra che ce ne siano state delle altre) o divertendosi a lasciar fuggire le sue prede per poi inseguirle (come aveva fatto nella storia I cacciatori di Uomini, ripagando il perfido Nicholson con la sua stessa moneta).
Non si mette in dubbio che Zagor sia animato da un profondo senso di giustizia e da una dolcezza e una bontà d'animo che dovrebbe essere da esempio per molti, ma la mia impressione è che negli ultimi anni sia più clemente con i "cattivi" di quanto non lo fosse un tempo. Sono sfumature difficili da cogliere (non è che abbia mai ucciso un villain a sangue freddo, per dire), tanto che ci tengo a specificare che è solo una mia impressione e non mi aspetto che sia condivisa da altri (le storie che ho portato a esempio sono due su centinaia) ma, visto che l'articolo lo sto scrivendo io, sono le mie impressioni quelle che racconto! :-p
Ovviamente sentitevi liberi di smentirmi.

Ancora due parole di elogio per la parte iniziale dell'albo, incentrata sul rapporto tra Patrick e Wandering Fitzy, in particolare sul dramma interiore di quest'ultimo che non riesce a distogliere il giovane Patrick dai suoi propositi di vendetta. Fitzy è un padre che vede il figlio adottivo venire trascinato in un vortice di odio e violenza, e non riesce a tirarlo fuori. Possiamo immaginare il suo tormento, sapendo la verità sul massacro ma non osando rivelarla a Patrick, per non rovinare l'immagine che il ragazzo ha di suo padre, e forse per timore di essere poi respinto da lui proprio per avergli rivelato una verità così terribile. Bugie, segreti mantenuti a fin di bene, ma che alla fine si rivelano deleteri.

Il Moro

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