Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi su cose che ho visto/letto/giocato, anche stavolta tre film horror. Sto guardando un sacco di horror, ultimamente.
Nessuno ti salverà (No One Will Save You - 2023)
Film scoperto grazie al Zinefilo, che si guarda un sacco di ciarpame ma ogni tanto ci consiglia anche qualcosa di alto livello e spesso totalmente sconosciuto.
In realtà Nessuno ti salverà non è un film che non definirei "piccolo": 22,8 milioni di dollari sono un budget di tutto rispetto per un horror. Ma è lo stesso un film di cui non avevo mai sentito parlare, ma che sono contento di aver scoperto.
La giovane Brynn (Kaitlyn Dever, bravissima) vive da sola in una grande casa isolata, detestata da tutta la comunità per motivi che scopriremo. Poi arrivano gli alieni.
Il regista e sceneggiatore Brian Duffield, qui alla sua seconda regia, decide che ci sono casi in cui non serve scrivere una storia nuova, ma in cui piuttosto puoi prendere una storia vecchia e raccontarla alla grande. Sì, perché tutto quello che vedrete passare l'avete già visto in altri, simili film di invasione aliena su "piccola scala". Non ve li dico per lasciarvi il piacere di riconoscerli, ma sono sicuro che li abbiate già visti tutti. E di sicuro Brian Duffield non fa mistero delle sue fonti di ispirazione, anzi, reclama orgogliosamente di aver realizzato qualcosa di buono pur riciclando idee vecchie, alla faccia dei remake che ci ammorbano da anni riciclando idee vecchie, ma male.
Già visto, ma realizzato benissimo, con una maestria registica da far rimanere a bocca aperta. Qualche problema di sceneggiatura in alcuni momenti, forse, alcune cose che succedono hanno poco senso logico, ma funzionano lo stesso dal punto di vista cinematografico e probabilmente non ci avrei nemmeno fatto caso, se non fosse per un'altra scelta vincente da parte del regista: per tutto il film non viene pronunciata una sola parola.
Questo, oltre ad aumentare l'impressione che la protagonista sia una reietta della società, costringe lo spettatore a stare molto attento a quello che succede sullo schermo, onde evitare di perdersi particolari rivelatori (e che vengono davvero rivelati, grazie a un sapiente uso della narrazione per immagini, in un momento storico in cui sembra che i personaggi dei film debbano stare ogni due per tre a riepilogarti tutto in caso tu sia troppo stupido per arrivarci da solo). Stando così attenti, può capitare che alcuni nonsense, soprattutto nella gestione delle capacità di questi alieni, saltino all'occhio. Ma non è che quelli delle illustri fonti di ispirazione fossero molto più attenti e rigorosi...
Nessuno ti salverà funziona alla grande, sia come risposta alla moderna cinematografia di Hollywood che ricicla senza ritegno e in modo indegno, sia come film a sé stante, un horror in grado di mantenere per tutto il tempo un alto grado di tensione. E lo fa sia utilizzando abbondanti "jump scare", di quelli fatti bene, sia infondendo al tutto un'aura di lotta disperata per la sopravvivenza contro un nemico enormemente superiore, affidandosi a una protagonista nella quale il tormento interiore è quasi pari a quello esteriore.
Guardatelo.
Frankenstein (2025)
Si sa che Guillermo del Toro accarezzava l'idea di un film su Frankenstein da un botto di tempo. Almeno dal 2007, anno in cui l'ha dichiarato, ma è tutta la vita che questa storia gli frulla in testa, da quando ha letto il romanzo e visto il primo film da ragazzino, influenzando tutta la sua produzione. Tutta questa preparazione, anche solo mentale, si vede nel prodotto finito: Frankenstein è uno di quei film dove ogni fotogramma sembra un quadro, dove ogni particolare è studiato al millimetro, dalle scenografie ai vestiti alle espressioni degli attori, che non hanno mai un capello fuori posto rispetto a quella che è evidentemente la volontà del regista. Quello che si ottiene è pura magnificenza visiva, opulenti riquadri barocchi stracolmi di particolari che fanno venire voglia di mettere in pausa per poterli gustare al meglio. Anche il modo di recitare molto "teatrale" degli attori (in particolare dall'ottimo Oscar Isaac nel ruolo del protagonista), unita alle scenografie e immagini surreali che possiamo aspettarci da Del Toro, invece di "tirarti fuori" dal film contribuiscono a dare l'impressione di stare guardando quello che più che un film vuole essere un omaggio a un romanzo che è alla base di buona parte della narrativa fantastica mondiale.
In tutta questa bellezza visiva, però, non mancano particolari stonati che si notano come cagate di piccione sulla macchina nuova. Parliamo delle scene realizzate in CGI, abbastanza brutte, per fortuna sono poche, ma soprattutto il costume del mostro, quando è seminudo, che è troppo chiaramente un costume di gomma. Sarebbe meno grave se non fosse inquadrato in continuazione... Questo stona fortemente con il resto delle scelte visive, tanto da far pensare che siano finiti i soldi quando è stata ora di pensare al costume. Inoltre, a parte il corpo di gomma, l'attore è Jacob Elordi, il cui bel visetto è a malapena deturpato da un paio di cicatrici neanche tanto evidenti, un mostro che ha perso quasi del tutto i suoi aspetti mostruosi, e non solo quelli visivi: da quello che ricordo del romanzo, ma anche di altri film, il mostro non dovrebbe essere in odore di santità come questo, che qui ha quasi unicamente il ruolo di vittima.
Non ricordo il romanzo abbastanza bene da fare un confronto diretto con la trama del film, ma così a occhio credo che la vicenda raccontata stia più o meno a metà strada tra quella del romanzo e quella dei primissimi film, seppur filtrata dalla sensibilità e dal modo di raccontare moderno (e da Netflix). Il che significa che in tutta questa ricchezza visiva si sono persi molti aspetti "satirici" del romanzo, probabilmente difficili da afferrare nel mondo di oggi dato che si riferivano alla società dell'epoca in cui è stato scritto (ma dovrei rileggere il romanzo per esserne sicuro). Diciamo poi che le oltre due ore di durata sono un cicinino troppe, ho notato un po' di lentezza soprattutto nella prima metà, lentezza che magari dovrebbe servire a permettere di soffermarsi a cogliere i particolari visivi. La lunghezza comunque pare non essere stata sufficiente per Del Toro che ha evitato di approfondire troppo i rapporti tra alcuni personaggi e ha evitato in toto tutta la parte della creazione della "moglie" per il mostro.
Frankenstein è una storia vecchia di oltre 200 anni, e che conosciamo tutti anche senza aver mai letto il romanzo o visto un film. Una storia che ha ancora un'enorme forza, e riesce a colpire come se fosse stata scritta ieri. Dalla visione di questo film traspare l'amore di Guillermo del Toro per questa storia e l'orgoglio che prova nel raccontarla, vista la cura messa per ogni dettaglio che compare sullo schermo.
Quanto sopra l'ho scritto subito dopo aver visto il film, torno ad aggiungere queste righe qualche giorno dopo, a mente fredda, dopo qualche riflessione. In Frankenstein c'é qualcosa che manca. C'è la vaga sensazione che Del Toro si stia trasformando a sua volta in un "arredatore d'interni" come è capitato già a Tim Burton prima di lui. Che tutto lo studio dei dettagli dell'ambiente e dei vestiti distragga da una tecnica registica e da una sceneggiatura più adatte a un film televisivo che a un film per il cinema. Sì, è andato al cinema per due giorni, ma è appare comunque un film pensato per la televisione (magari un televisore bello grande per cogliere tutti i dettagli dell'arredamento). Ho avuto l'idea di essere stato attento a cogliere tutti i dettagli nemmeno stessi giocando a "trova le differenze" perché il film non è riuscito a emozionarmi e a farmi perdere nella sua storia come dovrebbe fare il cinema in generale e il cinema di Del Toro in particolare. Che sia colpa di Netflix, che ha cacciato i soldi e ha quindi giustamente chiesto un film "per Netflix"? Mah... Per fortuna non sono riusciuti a comprarsi la Warner o tutti i prossimi film sarebbero diventati "film per Netflix"...
Sinners - I peccatori (2025)
Al momento in cui scrivo non c'è ancora stata la notte degli Oscar, ma intanto Sinners ha stabilito il record del film con più candidature di sempre, ben 16. Sì, probabilmente è un po' esagerato, e l'idea che se le sia prese perché sono tutti di colore è davvero molto forte. Ciò non toglie che sia un gran bel film.
Risulta difficile parlarne senza fare spoiler quindi per ora mi limiterò a un giudizio generico per convincervi a vederlo, poi nel campo degli spoiler ci torniamo dopo. Tranquilli, avviso prima.
Sinners è un horror particolare, in cui troviamo cose inaspettate, e altre invece straclassiche. Un mix di nuovo e vecchio che funziona. Forse un po' troppo lungo, soprattutto nella prima parte, e che a momenti sembra non sapere bene quale storia vuole raccontare, ma quello è chiaramente voluto. E in questo film è molto importante la musica, ci sono proprio alcune canzoni di diversi generi, di cui un paio davvero fantastiche, e in genere si attesta come un film piuttosto "musicale" senza essere un musical.
Ed è ovviamente un film che parla di razzismo, ma lo fa calando la storia in un tempo e in un luogo dove era impossibile sfuggire a queste tematiche se eri del colore sbagliato. Non c'è niente di forzato, e se quando si parla di razzismo negli anni '30 allo spettatore viene in mente il razzismo degli anni 2020, non diamo la colpa (o il merito) al regista e a come ha veicolato il messaggio, ma chiediamoci piuttosto se le similitudini tra questi due periodi non siano più grandi di quanto ci piaccia pensare.
Insomma, a me Sinners è piaciuto molto, e consiglio a tutti di vederlo. Un po' troppo lungo, probabilmente, ma è il male del cinema moderno. Poi me lo dite voi se si meritava 16 nominations, io direi di no, ma veramente, c'è ancora qualcuno che da importanza a queste cose?
E ora passiamo agli spoiler, dopo l'immagine.
SPOILER
Sinners - I peccatori si gioca quella che potremmo definire la "mossa alla Predator", o forse più propriamente la "mossa Dal tramonto all'alba": inizia che sembra una cosa, poi di punto in bianco ribalta il tavolo e cambia genere.
Iniziamo dall'ambientazione. Siamo negli Stati Uniti degli anni '30, e i personaggi sono tutti di colore e molti di loro vivono raccogliendo cotone nelle piantagioni dei dintorni. Neri che vogliono solo vivere la loro vita in pace, e tenendosi stretta il più possibile quella cosa che hanno e che assomiglia alla libertà senza esserlo davvero. Una situazione di merda, insomma.
Quindi, per tutta la parte iniziale seguiamo la storia di due gemelli, entrambi interpretati da Michael B. Jordan (sdoppiato grazie a effetti speciali splendidi), che mettono su un locale dove i neri della zona possano riunirsi per divertirsi e fare del buon blues, e del loro giovane cugino che è uno strepitoso bluesman.
A guardarlo senza sapere nulla, si immagina che dopo tutti gli sforzi che fanno questi debba arrivare il Ku Klux Klan. Invece, bam! Arrivano i vampiri.
Però compaiono per la prima volta dopo quasi tre quarti d'ora di film. E' per questo che Sinners ricorda, appunto, Dal tramonto all'alba. Sembra di stare guardando un film poi ne inizia un altro, del tutto diverso.
Certo, lo stacco non è così netto. E sì, lo so che lo state pensando, la mancanza di Salma Hayek che balla col serpente si fa sentire (ma anche qui non manca una certa dose di erotismo). E non c'è nulla di ironico o ridanciano, ma anche qui i protagonisti devono lottare a denti stretti con armi improvvisate contro un numero preponderante di vampiri assetati di sangue.
Mi è venuto anche da farmi delle domande sull'utilizzo dei vampiri come mostri. Sono proprio i classici vampiri dei film, derivati dalle storie di vampiri dell'est Europa. Vista l'ambientazione, avrei forse trovato più interessante un diverso tipo di mostri, legato alle tradizioni dei neri africani, di cui i personaggi sono tutti discendenti. Soprattutto perché la mezza sciamana li riconosce immediatamente e conosce perfettamente le loro caratteristiche, nonostante in teoria non appartengano alle sue credenze e tradizioni. Avrebbe avuto più senso se fossero stati zombi creati col voodoo o altri mostri che lei avrebbe potuto riconoscere, a tal proposito esistono anche in Africa creature simili ai vampiri, come l'Asanbosam ghanese.
Ma probabilmente anche questo è voluto. Un po' perché così si poteva presentare allo spettatore un mostro conosciuto che non aveva bisogno di altro approfondimento, così da potersi concentrare su altri aspetti da raccontare, che il film era già abbastanza lungo. E poi l'utilizzo di un mostro così europeo, così "bianco", poteva far parte delle intenzioni del regista per accentuare la tematica razzista.
Comunque mi è piaciuto molto, guardatelo, ciao a tutti e
FINE SPOILER
Il Moro






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Nessuno ti salverà lo vedo spesso nei reel di instagram a spezzoni. Devo vedermelo, anche se i jump scare un po' mi spaventano (ma solo perché il tema è "alieni" e io ho una sincera paura degli alieni🤣).
RispondiEliminaInvece Sinners l'ho visto al cinema senza aspettarmi nulla e l'ho trovato magnifico. Per dire: la scena della "musica" con la casa che brucia mi ha fatto piangere da quanto era bella. Sui vampiri come scelta concordo che forse sarebbe stato più interessante vedere qualcosa di diverso, ma avendoli introdotti così avanti nel film secondo me non c'era proprio tempo per familiarizzare e capire.
Mi è venuta voglia di rivederlo!