martedì 13 ottobre 2020

Casa di foglie, di Mark Z. Danielewski


Salve a tutti, È il moro che vi parla!

Ho sempre sentito parlare molto di Casa di foglie, romanzo d'esordio di Mark Z. Danielewski uscito nel 2000. Se ne parla come di un romanzo criptico, volutamente confusionario, visionario, arzigogolato, audace, e un mucchio di altri aggettivi tesi a decantarne le lodi.
Tutti questi aggettivi però hanno sempre ottenuto in me l'effetto di allontanarmi, perché mi fanno pensare che il romanzo andrà a scadere nel surreale, e io detesto il surreale. Quando non capisco quello che leggo perché è difficile da capire, allora è un'interessante sfida. Non a caso tra i miei libri preferiti ci sono cose come Universo Incostante o la saga del Libro del Nuovo sole. Ma quando non capisco perché non c'è niente da capire, allora mi viene solo il nervoso.
Oppure, l'altro timore era quello di subire un effetto simile a quello di Infinite Jest, di David Foster Wallace: capolavoro totale tombale secondo tutti quelli che dicono di averlo letto, ma che io ho mollato bollandolo come un inutile e noiosissimo delirio senza alcun senso dopo averne letto meno di metà. Non avevo quindi nessuna intenzione di spendere la ragguardevole cifra di 29 euro richiesti dalla casa editrice.
Ma poi l'ho trovato in biblioteca e, beh, allora se insisti...

Inizio quindi la lettura di questo tomone. Questo articolo è stato scritto a pezzi, aggiungendo qualcosa ogni tot pagine che andavo avanti nella lettura. Così, per vedere come cambia la mia opinione da quando inizio il libro a quando lo finisco.

L'incipit del libro riguarda il ritrovamento di una incredibile mole di scritti e appunti di ogni tipo all'interno della casa di un uomo anziano di nome Zampanó morto da solo, ritrovamento effettuato da un ragazzo di nome Johnny, un amico del vicino di casa del vecchio, che li raccoglie se ne lascia ossessionare.
Gli appunti riguardano un  film intitolato La versione di Navidson, il quale è anche il nome dell'autore, regista e protagonista, e il film è una specie di documentario, o un finto documentario, su quella che potremmo definire una casa stregata.


Abbiamo quindi il saggio di Zampanò che commenta, descrivendolo, il film di Navidson, aggiungendo approfondimenti e divagazioni sul tema, e ogni tanto interviene anche Johnny con delle note, anche molto lunghe. Ci sono poi sporadicamente altre note ancora scritte da un "redattore". Il film descritto all'inizio sembra una sorta di Paranormal Activity (che comunque è uscito qualche anno dopo), con meno fantasmi e più "weird", tipo le proporzioni dell'esterno della casa che non corrispondono all'interno.

Le note sono un sacco, a volte ci sono note alle note. La maggior parte di queste note sono inutili, nel senso che rimandano a qualcosa che non esiste: per dire, spesso Zampanò nel suo saggio fa riferimenti a saggi scritti da altri, e le note riportano titolo, autore e casa editrice... tutta roba inventata dall'autore.

Sono arrivato a pagina 50 circa: per ora la parte di Zampanò, relativa al film di Navidson, è decisamente più interessante delle note di Johnny, che spesso riguardano episodi della sua vita sregolata di cui non ci frega assolutamente niente. Cominciano i rimandi alle appendici, nei quali ci sono anche fotografie, immagini a colori, schemi eccetera. A differenza che in altri libri che ho letto, come Il diario di Chaty (sì, mi è capitato per le mani per caso un libro per ragazzine e l'ho letto, e allora? Non era neanche tanto brutto, per quanto la storia fosse talmente poco originale che si sarebbe potuto capirla anche leggendo una pagina sì e una no) o La nave di Teseo, qui il materiale esterno al racconto, quali appunto fotografie, mappe, eccetera, invece di essere separato dal libro stesso per dare la sensazione di tenere in mano un manoscritto unico e originale, è stampato nel libro e integrato nelle appendici.
A un certo punto c'è una digressione sull'eco lunghissima, che mi sembra, oltre che inutile e noiosa, anche un pedante sfoggio di saccenza.

Ora sono a pagina 70: cominciano a esserci alcune note davvero surreali, come quella che contiene nient'altro che una lista di nomi, lunga 3 pagine.
Inoltre, è ormai piuttosto evidente che il mistero della casa che cambia forma non verrà mai svelato davvero. Il che va bene, eh, qualsiasi spiegazione sarebbe banale.

Pagina 110: ritorna prepotente un'altra inutile e lunghissima digressione sulle avventure amorose di Johnny, dopo una salutare assenza. Per ora, il motivo principale di interesse di questo libro è proprio la meno originale e più lineare delle trame in gioco, cioè quello che succede a Navidson e famiglia all'interno della casa. Molto bella comunque la sezione delle lettere della madre di Johnny dal manicomio, dove si vede la sua paranoia peggiorare sempre di più.

Pagina 116: sta per iniziare il delirio, me lo sento.

E infatti partono ardite soluzioni grafiche, come il testo in caratteri rossi barrati, o le ìnterpunzioni a caso. E dico proprio a caso, vi sfido a trovarci una logica. Nel caso delle note in rosso e barrate la grafica è giustificata dal testo, in altri casi sono solo stranezze buttate lì per far disperare il grafico. Bella comunque la storia alternativa del Minotauro.

Questa immagine l'ho trovata in rete, e in effetti è probabilmente il pezzo più intricato graficamente dell'intero libro.


Pagina 150: il delirio si fa avanti senza nessun timore con note alle note alle note, disposte in maniera quantomeno stramba all'interno delle pagine, costringendo tra le altre cose anche a girare il libro al contrario. Peccato che l'utilità narrativa di queste note sia nulla, visto che contengono solo elenchi lunghi pagine intere di nomi inventati. Sembra di leggere la Bibbia.
Sia gli elenchi di nomi sia le bizzarrie grafiche non hanno alcun senso riguardo la parte di storia che viene raccontata in queste pagine. No, non non sono io che non lo trovo, un senso non c'è e basta. Potete provare a dimostrarmi il contrario, se volete.

Pagina 180: dopo tutto il casino di prima le pagine sono di nuovo pulitissime: in effetti, c'è praticamente un paragrafo per pagina e il resto è bianco. Anche qui, nessuno snodo narrativo giustifica la scelta grafica. Ormai mi pare evidente che tutte queste bizzarrie nell'impaginazione a livello narrativo è come se non ci fossero. La mia idea è che l'autore le abbia inserite solamente per poter dire "Guardate che libro strano che ho scritto ". Ha funzionato, e grazie a quello il libro diventato un cult. Ma vedrò se rinnegare o confermare questa affermazione quando avrò finito il libro.

Pagina 250: devo ammettere che alla fine questo tipo di impaginazione ha permesso di dare enfasi a quello che stava succedendo nel libro. Una singola scena in una settantina di pagine quasi bianche, Comunque per quella scena ha funzionato.


Pagina 280 o giù di lì, circa metà libro: la mia impressione fino a questo punto è che la storia "principale" sia anche abbastanza interessante, ma mal sopporto tutte le infinite digressioni. Digressioni che a volte sono approfondimenti dei personaggi coinvolti, approfondimenti di cui però ci frega poco o niente. Gli approfondimenti/digressioni di Johnny poi sono totalmente fuori contesto, in media sono del tipo "questa scena con il personaggio appoggiato a una colonna mi ricorda quando ero seduto sotto un albero e ho visto passare una tipa..." segue racconto di come abbia conosciuto e scopato la tipa, di solito con condimento di alcool e droghe leggere. Collegamenti con la storia nulli e digressioni inutili. La sezione delle lettere della madre di Johnny salva un po' la situazione apportando empatia al personaggio, ma alla quinta o sesta avventura di droga e sesso tutte uguali ti viene da dire che un paio bastavano per inquadrarlo.
Per non parlare di tutto lo spazio sprecato in nulla, quali le centinaia di note con rimandi a libri che in realtà non esistono e le altre di cui abbiamo già parlato.
L'originalità grafica, poi, a parte un paio di casi di cui ho già parlato, è solo per l'appunto grafica avulsa dal contesto. Come se io avessi scritto una poesia, su un argomento qualsiasi, e per fare l'originale l'avessi pubblicata stampata in modo che per leggerla bisogna girare il volume al contrario. Uao, che originalità, ma che c'entra? C'entrerebbe forse se, mettiamo il caso, stessi parlando di qualcuno che per qualche motivo si sente "sottosopra", allora accompagno la sensazione espressa dal testo alla grafica. Ma questo non è il caso di questo libro, dove il 98% delle soluzioni grafiche è fine a sé stesso.
Anche Alfred Bester usava questa tecnica, ma in modo molto più sporadico, e di solito aveva senso.
Continuo comunque la lettura, sperando che a un certo punto "i nodi vengano al pettine", anche se mi sono già abbastanza stufato.

Pagina 315: ho superato un altro punto in cui l'impaginazione "originale" serve effettivamente a dare enfasi al testo. Ma ho anche saltato senza rimorso cinque o sei pagine di avventure amorose di Johnny.

Pagina 353: ancora un approfondimento semplicemente troppo lungo e per nulla interessante, e altre digressioni tranquillamente saltabili. C'è una sezione dove alcune parole sono state cancellate dal testo, ma è solo un altro di quei modi che ha l'autore per dire "guardate che libro strano che ho scritto", visto che non hanno nessun senso se non quello di infastidire il lettore.

Questo tizio ha raccolto 21 versioni del libro, sa solo lui perché.



Al momento l'unica cosa per cui mi sento di fare davvero i complimenti all'autore è la straordinaria proprietà di linguaggio, con questa capacità di cambiare registro decine di volte risultando sempre perfettamente credibile, che stia scrivendo un articolo di giornale, una poesia, una pagina di un diario, eccetera. Complimenti anche a chi ha curato l'edizione italiana, che ha saputo mantenere questa caratteristica nella traduzione e anche l'impaginazione, che deve essere stata un incubo.

Pagina 410: la storia principale ha raggiunto un clou qualcosa come 70 o 80 pagine fa. Da quel momento solo approfondimenti e divagazioni, a momenti anche abbastanza interessanti, e solo adesso è finalmente successo qualcosa, subito comunque sommerso da altri approfondimenti. Zampanó qui raccoglie idee e considerazioni scritte da altri in saggi e trattati di vario tipo sul film La versione di Navidson e sui suoi protagonisti. Questa cosa c'è un po' per tutto il libro, ma qui c'è solo questo. Riesce a non essere particolarmente noioso, ma di sicuro non è nemmeno così interessante. Per fortuna le divagazioni da parte di Johnny si diradano, e quelle poche sono anche abbastanza interessanti. 
A un certo punto ci sono una dozzina di pagine piene di X,  come se il testo fosse stato cancellato, ma non le note, quindi ci sono delle note a niente, quindi incomprensibili. Una dozzina di pagine che è come se non ci fossero.

Pagina 460: finalmente torna a succedere qualcosa, e torna anche l'impaginazione con le pagine quasi vuote e le parole disposte in modo particolare Questa volta però, invece di essere buttate a caso come succedeva prima, la disposizione delle parole ha effettivamente un senso e da un grande enfasi a quello che sta succedendo. Bello questo pezzo. 
Anche Johnny, dopo aver dichiarato che non avrebbe più scritto, non si è più fatto sentire. Non posso che essere contento che quel piagnone sia sparito, ma sono sicuro che tornerà.

Pagina più o meno 500, non ricordo: il libro è finito, ci sono ancora le appendici ma la maggior parte le ho già lette quando vi sono stato rimandato dalle note. C'è anche qualcosa che non aveva un rimando, ma sono completamente inutili. Per dire, alla fine c'è un indice analitico con un elenco di parole e i numeri delle pagine in cui compaiono... Va beh.
E' di nuovo tornato Johnny, ovviamente, e ha tenuto banco per pagine e pagine. Non che pensassi davvero di essermene liberato. 
La storia di Johnny, oltre a essere scritta benissimo, non è neanche del tutto priva di interesse, alla fine: è la storia di uno che già aveva un sacco di problemi, il suo passato viene svelato piano piano, e trovando questo manoscritto viene colto da un'ossessione che peggiora il suo stato mentale fino a renderlo instabile e depresso. Il problema è che, nonostante che lui continui a ripeterci che il lavoro di Zampanò lo sta facendo diventare matto, in realtà non c'è nessuna connessione tra il saggio di Zampanò, le interviste, gli approfondimenti e tutto quanto con la storia che racconta Johnny. A volte si appiglia in modo molto vago a quello che succede nel libro per partire con le sue storie, come nell'esempio riportato sopra, il più delle volte no. Partono questi raccolti di vita sregolata completamente avulsi dalla storia principale, e sembra quasi di essere interrotti dalla pubblicità. Vi dico solo che ho finito il libro mezz'ora fa, e già non mi ricordo più com'è finita la storia di Johnny, tanto che era interessante. Veramente, ci penso ma non mi ricordo. 

Cerchiamo di dare una conclusione a questo lungo articolo. Lo stile con cui è scritto questo libro è meraviglioso. non gli si può dire nulla. Le note che rimandano a saggi che non esistono aiutano a immergersi nella storia, come se quello che si sta leggendo fosse davvero un saggio su un film che "forse" racconta una storia vera. Solo che sono troppe.
Quello che viene raccontato, poi, è poco intrigante. La trama principale, quella del film, è abbastanza interessante ma poco appassionante, probabilmente per colpa delle continue interruzioni, e andrebbe bene come racconto o come sceneggiatura di un film, non è in grado di reggere da sola un romanzo. Della storia di Johnny abbiamo già parlato.
Le divagazioni e gli approfondimenti, uniti all'impaginazione incasinata e nemmeno così originale, a parte in quel paio di occasioni di cui abbiamo già parlato è solo un modo per l'autore di gridare a tutti "Guardate che libro strano che ho scritto ". Sì, lo so che l'ho già detto, ma questo non me lo toglierà di mente nessuno.
Insomma, non mi sento di consigliare questo libro a nessuno, a meno che non vogliate vantarvi di aver letto un libro molto "strano". Ma potrei consigliarvi antologie di racconti "weird" ben più interessanti.
In un paio c'è anche il mio nome, ma non metto il link che poi mi accusano di parlar male di questo libro per vendere i miei... 😁
.
Comunque, questa recensione del libro che ho letto solo adesso contiene anche alcune "soluzioni" a "enigmi" nascosti nel libro. Alcuni li avevo risolti da solo, altri no, ad esempio c'è anche una spiegazione ai segni di interpunzione sparati a caso di cui sopra, quelli per cui avevo lanciato la sfida a dimostrarmi che un significato c'era davvero. Sfida che ho clamorosamente perso, quindi, ed era pure facile. Soluzione che è, metterei allerta spoiler se lo fosse ma non lo è, che applicandovi il codice morse viene fuori la parola "CAZZO". Uao, che enigma.

Il Moro

5 commenti:

  1. Eh, non credo che ce la potrei fare...

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    1. Non sarò io a cercare di convincerti... 😉

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  2. Intanto complimenti e massimo rispetto per aver resistito così tanto: io avrei dato fuoco al libro già a pagina 10 :-D
    Scherzi a parte, queste operazioni non sono così rare da far gridare al capolavoro, anzi oserei dire che sono la versione letteraria della scuola di pensiero "Mi si nota di più se faccio l'alternativo come tutti o, al contrario di tutti, scrivo un libro normale per cui serve del talento che non ho?" (definizione lunga ma molto meno dei libri che la seguono!)
    Questo tipo di scrittura "esperienziale", che cioè esula dal contenuto del testo - di solito del tutto immeritevole - e punta sull'esperienza superficiale di lettura, è una prova che ogni certo numero di anni qualcuno prova a fare, e siccome la casa editrice investe non poco per sfornare uno scrigno d'oro pieno di niente, punta anche sulla pubblicità e per un po' tutti ne parlano, per poi dimenticarsene perché sono esperienze vuote del tutto superficiali. E' come una stupenda carta di cioccolatino: bella, eh? Però io preferirei mangiarmi il cioccolatino, che la semplice carta non mi lascia niente.
    Essendo io allievo di Borges provo il fascino degli elenchi, ma quelli che facevano sciogliere il cuore del boaerense non erano elenchi a cacchio buttati lì per fare il figo e far dire "va' che elenco". Anche Rabelais d'un tratto nella narrazione dei due giganti Gargantua e Pantagruele sfoggia un elenco di libri, quasi tutti inesistenti e inventati dall'autore per prendere in giro i dotti di Francia, ma quello era un autore per sua stessa natura pantagruelico, e parliamo di un vezzo narrativo che ha creato il grande gioco degli pseudobiblia ("libri falsi"): chi, come il caso che citi, si limita a buttare lì elenchi solo per fare il figo di solito non lascia traccia e non fonda nulla.
    A voler essere buoni si potrebbe pensare che l'autore sia stato animato da uno dei Libri di Prospero di Peter Greenaway, «pieno di figure geometriche ben ordinate, di anelli concentrici e complicate cicloidi, di tabelle e liste disposte a spirale, di cataloghi sistemati su uno stilizzato corpo umano, in un universo strutturato nel quale tutte le cose hanno un loro posto assegnato e l’obbligo di essere fruttifere», ma visto che ogni tanto qualcuno esce con un'operazione simile e viene dimenticato immediatamente, perché l'opera in sé raramente lascia il segno, temo sia più una furbata che un'ispirazione. :-P
    Grazie comunque di averla testimoniata e di averla letta per me ^_^

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    1. Sempre felice di essere utile! 😁
      Mi dispiace un po' sconsigliare questo libro, ma solo per lo sforzo profuso dalla casa editrice nella traduzione italiana. Non oso pensare allo sbattimento necessario per adattare tutta 'sta roba, e penso soprattutto agli "enigmi" o presunti tali come quello che fa venire fuori la parola "cazzo"...
      Però per quanto possa essere lodevole lo sforzo dell'editore, forse era meglio dedicarlo a qualche libro più meritevole!

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  3. Prima dell'ultima ristampa era un po' il sacro graal della letteratura insieme ad Ultimo Indizio di King.
    Ho sempre sperato di beccarlo al mercatino, ma in verità è un tipo di storia che tenderebbe ad annoiarmi, nel senso che se ho voglia di un libro ad enigmi mi prendo un cruciverba o un librogame.
    Sembra più un esercizio di stile che altro, e forse è proprio per questo che non ho mai preso La Nave di Teseo.

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