Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi se non brevissime, su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non mi andava di dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Stavolta vi lascio le mie opinioni su tre film dell'incostante M. Night Shyamalan (ammetto di essere incapace a scrivere il suo nome senza copincollarlo), che si alterna tra film splendidi, film mediocri e pazzesche boiate. Questi per fortuna sono tutti decenti. I commenti sono stati scritti e archiviati tra le bozze subito dopo aver visto i film, quindi in realtà tra la stesura dell'uno e dell'altro potrebbe essere passato parecchio tempo.
Bussano alla porta (2023)
Una coppia con una figlia in vacanza in una casa isolata nel bosco, vicino a un lago, dove per raggiungere il centro abitato più vicino bisogna guidare per almeno mezz'ora e dove i cellulari non prendono. Cosa potrà mai andare storto?
E infatti ecco quattro individui dall'aria losca che si presentano alla porta armati con strani attrezzi, chiedendo gentilmente ma insistentemente di entrare...
Il film si svolge tutto nell'interno di questa (baita? Ma quelle sono in montagna. Capanna? Ma quelle sono molto più grezze. La traduzione corretta di "cabin" dovrebbe essere "semplice e piccola casa di legno", e non so come venga chiamato normalmente questo tipo di costruzioni in italiano, oltre a "casetta di legno") e nelle immediate vicinanze, un "dramma da camera" che quindi, per forza di cose, deve basarsi tutto sulla qualità della sceneggiatura e della regia e sulla bravura degli attori.
E parliamo della sceneggiatura, allora. La storia è tratta da un romanzo, La casa alla fine del mondo di Paul G. Tremblay. Ho letto la trama su Wikipedia, e appare completamente identico al film tranne il finale, che è praticamente l'opposto. Senza aver letto il libro non saprei dire quale dei due finali sia il migliore, ma così a occhio credo di preferire quello del film.
Le richieste di questi quattro uomini appaiono deliranti, ma stranamente credibili. Portano prove a sostegno delle loro tesi, ma potrebbero anche avere organizzato tutto e stare mentendo. Shaymalain (questo è quello che succede quando non copincollo), che è anche sceneggiatore insieme ad altri due che non ho mai sentito, è bravo a insinuare il dubbio, a mantenere il mistero: questi quattro sono pazzi ben organizzati, o dicono la verità? Chiaramente lo spettatore capisce da subito qual è la verità perché, ehi, è cinema, lo sai come funziona. E' probabile che nel romanzo, con più spazio a disposizione per dilungarsi in spiegazioni e congetture, questo aspetto sia venuto meglio, ma anche nel film non possiamo lamentarci.
Parlando della regia, Shamashan (sì, ho smesso anche di sforzarmi) è probabilmente il regista che, al momento, meglio di chiunque altro sa costruire e mantenere la tensione. C'è un limite sottile sul quale bisogna tenersi in equilibrio per mantenere la tensione sempre alta, senza esagerare scadendo nel ridicolo. Al momento non mi viene in mente un altro regista in grado di farlo bene quanto Shaunshaun (ehm...), e anche Bussano alla porta lo dimostra pienamente.
Passando poi alla bravura attoriale, beh, Shalapeppa ha già dimostrato di preferire e (il più delle volte) riuscire a sfruttare bene un modo di recitare statico e ingessato. E anche in questo caso, pur trovandosi a lavorare non proprio con il meglio sulla piazza, riesce nel suo intento. Tutti quelli coinvolti danno ottime prove, primo tra tutti il gigante buono ma minaccioso interpretato da Dave Bautista (nel film c'è anche Rupert Grint, l'ex Ron di Harry Potter, ma ha un minutaggio molto minore).
Bel film questo Bussano alla porta. Forse deluderà chi si aspetta il "twist alla Shyamalan" (ricominciamo a copincollare, che questa cosa di scrivere il nome sbagliato ha smesso di far ridere prima ancora della prima volta), che qui è assente, anzi, il finale è prevedibilissimo fin dall'inizio del film, ma ciò non toglie che sia una di quelle pellicole che ti incollano allo schermo finché non è finita.
E se qualcuno si lamenta del fatto che la famiglia nei guai sia composta da una coppia gay con una figlia adottata, invocando i piatti cucinati con il woke e simili facezie, sappia che il fatto che sono gay è funzionale alla trama. Ma questo qualcuno dovrebbe anche chiedersi perché si lamenta di un fatto del genere, come se una coppia gay non potesse essere protagonista anche di un film in cui il fatto che sono gay non ha nessuna importanza.
The Visit (2015)
Qual è la caratteristica che ha fatto la fortuna di Night Shyamalan? Il colpo di scena spiazzante! Non lo fa sempre, ma non si può negare che sia quello per cui è famoso. E questo è uno di quei film. Peccato che il colpo di scena, che arriva un po' prima della fine, è talmente prevedibile che l'avevo intuito già solo a leggere la trama, quindi potete fare finta che sia uno di quelli che il colpo di scena non ce l'hanno.
Ho visto questo film a poca distanza da Bussano alla porta, e non ho potuto evitare di notare che anche qui vanno a finire in una casa isolata in mezzo al nulla in cui non prendono i cellulari (stavolta è una casa vera e non una "cabin"), ma in realtà tra un film e l'altro passano otto anni (e altri tre film del regista) e la casetta piccolina in Canadà è l'ambientazione di metà dei film horror mondiali, quindi non possiamo fargliene una colpa. Piuttosto, dobbiamo dirgli bravo per quello che è riuscito a tirare fuori con quattro attori in croce e un'ambientazione limitata.
Come se non bastasse, in ossequio probabilmente alle direttive di una casa produttrice, la Blumhouse, storicamente orientata al risparmio, il regista adotta la tecnica del found footage, o del mockumentary, quella roba insomma per cui si da una telecamera in mano agli attori protagonisti e si usano le riprese fatte da quella, con la pretesa che stanno cercando di girare un documentario, un film o altro e che quello che vediamo sia quello che loro hanno ripreso.
Non potendo contare su una trama originale e imprevedibile, Shyamalan si affida alla perizia registica per creare momenti di tensione e scene d'effetto, non lesinando anche sul ricorso ai "jump scare".
Però poi va a perdersi nella sceneggiatura, con scene involontariamente comiche, perché è chiaro che ci sono dei momenti che francamente fanno ridere invece di mettere paura, anche se probabilmente nelle intenzioni del regista nonché sceneggiatore sono giustificabili con i disturbi mentali dei personaggi coinvolti, e fino a un certo punto possiamo crederci anche noi.
La tecnica del found footage funziona fino a un certo punto, ci sono momenti in cui l'immagine è semplicemente troppo ferma per accettare che sia in mano a uno che corre o lotta, cade sempre puntata nella direzione giusta, i protagonisti non la mollano nemmeno per salvarsi la pelle, insomma le solite cose.
Altro difetto è la prima mezz'ora del film, piuttosto noiosa, a cui comunque segue un crescendo invero niente male, man mano che i nonni cominciano a dare di matto.
Va comunque apprezzato il ritorno all'horror delle origini da parte di Shyamalan, ricordiamo che questo film è venuto dopo cose come Lady in the water, E venne il giorno, L'ultimo dominatore dell'aria e After Earth, roba per cui è stato perculato da ogni direzione immaginabile. Forse questo ritorno all'horror e a un cinema fatto di pochi mezzi e tanta fantasia è quello che gli ci è voluto per riprendersi.
Non di certo tra i migliori del regista, dicevamo, ma non mi è dispiaciuto vederlo.
Trap (2024)
Ed eccoci all'ultimo film di M. Night Shyamalan, Questa volta un thriller senza niente di soprannaturale.
Questo è uno di quei film che sarebbe meglio vedere senza saperne nulla, senza nemmeno guardare un trailer, così, sulla fiducia. Ma senza svelare niente sarebbe difficile anche parlarne, quindi ora vi sparo un giudizio generico, per poi entrare più nel dettaglio dopo sotto spoiler, anche se tenterò di mantenermi sul vago senza rivelare nulla che non vi sia già stato rivelato da altri articoli o si intuisca dal trailer.
Trap si basa su una buona idea, capace di mantenere in tensione dall'inizio alla fine, anche se alcune lungaggini annacquano il ritmo qua e là. E si notano anche alcune botte di culo, troppo spesso il protagonista si trova per caso nel posto giusto al momento giusto o sempre per caso parla proprio con la persona giusta. E, francamente, anche la trappola del titolo mi sembra abbastanza demenziale anche per questi pazzoidi americani. Ma rimane un film efficace, che per la prima parte riesce anche a farti provare sentimenti contrastanti nei confronti di quello che stai guardando, ne riparliamo sotto spoiler.
Mi è piaciuto meno di Bussano alla porta ma più di The visit, e per quanto non sia un film perfetto comunque vale la pena guardarlo. Ma io credo che una chance a Shyamalan vada data sempre, anche se ogni tanto sbaglia completamente qualche film rimane comunque uno dei registi odierni più bravi a gestire la tensione.
E ora arriviamo alla parte spoilerosa, anche se come già detto non svelerò nulla che non si capisse già dal trailer, quindi da qui alla fine SPOILER.
M. Night Shyamalan questa volta si gioca il ribaltamento all'inizio del film, svelando dopo pochi minuti che il protagonista in realtà è anche il cattivo della situazione. Ma l'idea di "ribaltamento" dura in realtà per tutta la prima parte di Trap. L'idea di seguire per tutto il film il punto di vista del serial killer mostrandocene il lato umano funziona (per quanto non sia di certo la prima volta che succede), lo vediamo braccato e notiamo il bel rapporto con la figlia, per cui viene naturale fare il tifo per lui, anche se sappiamo che è un assassino. L'effetto è straniante ed efficace, ma non dura per tutto il film, perché da quando riescono ad uscire dallo stadio diventa più simile a un "normale" thriller. E la prima "trappola" nello stadio è abbastanza surreale, dato che vengono sguinzagliati in giro per il concerto abbastanza poliziotti da rendere evidente a qualsiasi serial killer che non sia completamente deficente che stanno dando la caccia proprio a lui senza preoccuparsi del fatto che potrebbe rivalersi su qualcuno delle migliaia di ragazzini innocenti presenti, tutti potenziali ostaggi di 12-13 anni. La seconda "trappola" finale, poi, nella casa, è ancora più strana e surreale, del tutto piegata alle esigenze di copione.
Ho apprezzato come il regista ha disseminato il film di "pistole di Cechov" che poi non sparano, ottime per depistare lo spettatore, anche se alcuni potrebbero considerarle come inutili allungamenti. Qualcosa si poteva sforbiciare comunque, su tutte la demenziale scenetta dopo i titoli di coda, e sfoltire secondi di qua e di là, principalmente riguardo alle riprese del concerto e di loro che lo ascoltano. Ma quelle presumibilmente sono servite a Shyamalan per spingere la figlia Saleka, interprete di Lady Raven, che è davvero una cantante con due album all'attivo, il secondo dei quali si intitola appunto Lady Raven ed è la soundtrack del film.
Se la cava sorprendentemente bene anche Josh Hartnett, di sicuro non potrà mai vincere un oscar ma ha la faccia e la mimica giusta per ondeggiare tra il padre simpatico e pacioccone e lo spietato assassino. Sulle capacità attoriali della figlia non saprei ancora dire, visto che recita in quella maniera ingessata tipica dei film del regista, nel suo caso forse un po' troppo. E poi per la maggior parte del tempo in cui viene inquadrata Saleka ti chiedi più che altro come facciano degli occhi così grossi a essere innestati in una testa così piccola.
FINE SPOILER
Il Moro






Nessun commento:
Posta un commento