
Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
I giochi di botte uno contro uno sono cambiati, da quando buttavo pacchi di duecento o cinquecento lire nei cabinati di
Street Fighter II. Ora abbiamo giochi con decine di personaggi, ognuno con a disposizione un gozzilione di mosse, mosse che spesso sono costituite da lunghe combinazioni di tasti e che prevedono un mucchio di pratica per essere padroneggiate.
Non ho tutto questo tempo libero. Preferisco giochi che mi chiedono meno impegno, e rimpiango quei picchiaduro dove bastava memorizzarsi tre o quattro mosse per personaggio (certo, se non volevi farti i tornei).
Street Fighter II, appunto, i primi
Mortal Kombat (che era ancora più facile perché a parte le mosse speciali i personaggi erano identici),
King of fighters (del quale ammetto che imparavo a usare solo due o tre personaggi, ce n'erano già troppi). Che poi volendo anche in quelli si poteva raggiungere una finezza tecnica impressionante, ma non sono mai stato il tipo.
Ma uno in particolare di questi giochi mi è rimasto nel cuore, dai miei pomeriggi passati a giocare con il Sega Mega Drive:
Eternal Champions.
Grafica e sonoro sono chiaramente inferiori ai titoli dello stesso genere che giravano su Mega Drive
, Street Fighter II Hyper Champions Edition e il primo
Mortal Kombat, usciti entrambi nel 1993 (così come
Eternal Champions), e così pure la giocabilità, decisamente legnosa rispetto a quella dei due titoli appena citati.
Cosa aveva dunque
Eternal Champions di così intrigante?
Semplice, la cosa meno importante di tutte in un picchiaduro: la trama!