martedì 1 dicembre 2015

Hugh Glass, un duro di quelli duri.

Leonardo di CaprioSalve a tutti, è Il Moro che vi parla!

E' prevista per dicembre 2015 (28 gennaio 2016 in Italia) l'uscita del nuovo film con Leonardo di Caprio e Tom Hardy, The revenant. Il regista, Alejandro González Iñárritu, ha recentemente vinto la bellezza di tre oscar per  Birdman.
Il film è basato su un romanzo omonimo del 2003 scritto da Michael Punke, edito in Italia da Einaudi con il titolo Revenant.

Il libro è a sua volta basato sulla storia vera di Hugh Glass. Dalla sua storia era stato tratto anche un altro libro, Lord Grizzly, nel 1954, e un film, nel 1971, intitolato Uomo bianco va' col tuo Dio! (Man in the wilderness).
Ne parliamo la prossima volta.

Partiamo invece proprio dall'inizio, parlando di Hugh Glass, uno che non la mandava a dire.
Nato all'incirca nel 1780 in Pennsylvania da genitori irlandesi e morto nel 1833, fu trapper nei luoghi ancora selvaggi della frontiera, là dove la vita valeva pochi spiccioli, e solo chi aveva la pelle spessa come cuoio poteva sperare di riuscire a conservarla attaccata alle ossa.

La vicenda che ha avuto come protagonista Hugh Glass inizia nel 1822, quando lui aveva già una quarantina d'anni, e per questo veniva chiamato "vecchio" dai suoi compagni di viaggio. Ma l'età non era un problema per un uomo come Hugh, uno di quei duri della frontiera di poche parole, con i denti sporchi di tabacco e quegli occhi sottili in grado di passarti da parte a parte.
 Aveva rsposto a un annuncio sul Missouri Gazzette nel quale il generale dell'esercito del Missouri William Henry Ashley chiedeva 100 uomini per una spedizione sul fiume Missuori, una missione di caccia e commercio di pellicce. La spedizione utilizzava battelli simili a quelli della spedizione di Lewis e Clarke, 19 anni prima, che era passata per lo stesso fiume. Questa compagnia, nota anche come I 100 di Ashley, evolvette in seguito nella Rocky Mountain Fur Company, compagnia dedita al commercio di pellicce che fu uno dei principali attori dell'espansione verso ovest, con le sue spedizioni di caccia. Lo stesso Kit Carson ne fece parte.

La spedizione fu tutt'altro che una passeggiata, come qualsiasi avventura in quelle terre selvagge. Glass si distinse già dall'inizio, prima durante una battaglia con gli indiani Arikara, nella quale sembra ricevette anche una ferita, e guidando un gruppo di 13 uomini che si staccò dalla spedizione principale per raggiungere Fort Herny, un avamposto per il commercio di pellicce.

the revenant
Un indiano Arikara in un disegno del 1840 di Karl Bodmer

Ma quello per cui Hugh Glass è passato alla storia è un episodio successivo. Mentre cacciava separato dai suoi compagni per riempire la dispensa della spedizione, circa 12 miglia a sud di Lemmon, South Dakota, venne attaccato da un grizzly con due cuccioli.
Ora, non so se avete presente un grizzly: è il terzo più grande carnivoro terrestre dopo l'orso polare e l'orso kodiak (diffuso in Alaska). Le femmine come quella che ha aggredito Hugh possono arrivare a pesare fino a 230 kg (i maschi a 360). E' un animale aggressivo, che non ha paura di attaccare l'uomo, e ancora oggi in America si può sentir parlare di aggressioni a persone da parte di orsi di questo tipo. Zagor li fa fuori a colpi di scure come se niente fosse, ma nella vita reale sopravvivere all'attacco di un grizzly è evento piuttosto raro.

The revenant
Altro che Yoghi!


Il colossale orso ha caricato Hugh Glass prima che questo avesse il tempo di usare il suo fucile, afferrandolo e sbattendolo a terra. Sotto l'attacco di quegli artigli e di quei denti riuscì a estrarre il suo pugnale e a combattere, affondandolo più volte nella carne dell'orso.
I suoi compagni, allertati dal suono della lotta, arrivarono in tempo per dare il colpo di grazia all'orsa, ma Glass era ormai messo male, con una gamba spezzata e profonde ferite in tutto il corpo.
Venne medicato sul posto al meglio possibile, ma il comandante della spedizione, Andrew Henry, si rese conto che aveva poche possibilità di sopravvivere, e sarebbe sicuramente morto se l'avessero spostato. Non poteva permettersi di arrestare l'intera spedizione, e quindi ordinò a due uomini di rimanere con Glass fino a che  non fosse morto, per poi seppellirlo. I due volontari iniziarono a scavare la tomba, ma dopo tre giorni Glass era ancora vivo. I due temevano un altro attacco degli Arikara, quindi presero le armi e l'equipaggiamento di Glass e raggiunsero la spedizione, dichiarando che era morto.

the revenant
Il punto dove Hugh Glass è stato aggredito dall'orso è oggi segnalato da un piccolo monumento.

Ma come avrete già capito il duro in questione era tutt'altro che morto. Dopo un tempo indefinibile si riprese, e si rese conto della sua situazione: ferito, con una gamba rotta, con la schiena talmente squarciata che erano visibili le costole, senza armi ed equipaggiamento, solo in un luogo abitato da animali selvaggi e indiani ostili, e con il più vicino avamposto americano (Fort Kiowa) a 320 km di distanza.
Hugh steccò da solo la sua gamba rotta, e per prevenire la cancrena alle ferite alla schiena vi appoggiò un pezzo di tronco marcio lasciando che i vermi mangiassero la carne morta e ripulissero le ferite.
Poi indossò la pelle d'orso con cui i suoi ex compagni lo avevano coperto e, strisciando, decise di scendere il fiume Cheyenne invece di seguire la strada della spedizione, per evitare gli Arikara.
Percorse buona parte dell percorso senza riuscire ad allzarsi da terra, a una media di circa due miglia al giorno. Solo dopo molti giorni riuscì a rialzarsi in piedi e proseguire zoppicando.
Si nutrì di bacche e radici, e in un'occasione riuscì ad allontanare una coppia di lupi dalla carcassa di un bisonte. Passò buona parte del suo viaggio in uno stato semiallucinatorio per via del dolore e della fame. Dice la leggenda che una delle volte in cui perse i sensi si risvegliò con un orso alle spalle, che leccò via dalle ferite alla schiena i vermi e ciò che rimaneva della carne marcia. In seguito incontrò alcuni Sioux amichevoli, che curarono le sue ferite cucendogli una pelle d'orso sulla schiena e lo aiutarono a raggiungere Fort Kiowa.
Lì Glass passò un lungo periodo di convalescenza, durante il quale dichiarò più volte che l'unica cosa che l'aveva tenuto in vita era l'odio e il desiderio di vendetta verso chi l'aveva abbandonato.

Non appena tornò in forze si unì a una nuova spedizione che da Fort Kiowa doveva raggiungere gli indiani Mandan per ristabilire rapporti commerciali, nella speranza di ritrovare i suoi vecchi compagni lungo il fiume, cogliendo finalmente l'occasione per vendicarsi.
Ma il destino non fu benevolo nemmeno quella volta, e la spedizione venne attaccata dagli Arikara. Glass si salvò grazie all'intervento degli alleati Mandan che lo portarono in salvo, e fu uno degli unici due sopravvissuti.

Hugh Glass continuò il suo viaggio verso la foce dello Yellowstone, in cerca di vendetta, da solo. Altre 250 miglia da percorrere in territorio selvaggio in pieno inverno. Ma, al suo arrivo, Fort Henry, meta della spedizione dei 100 di Ashley era vuoto, abbandonato. I membri della spedizione si erano spostati verso una nuova meta, più a sud lungo il fiume Yellowstone. Glass seguì con caparbietà le loro tracce, fino ad arrivare al nuovo avamposto.
Qui, più simile a un fantasma che a un uomo, Glass si fece riconosce e venne festeggiato dai membri della spedizione, ma quelli che a lui interessavano erano i due che l'avevano abbandonato rubandogli tutto.
Incontrò per primo il giovane Jim Bridger, appena diciannovenne. Ma lo perdonò per via della sua giovane età, e forse anche perché aveva ormai usato tutto il suo odio per giungere fino lì.
Jim Bridger divenne poi a sua volta un noto trapper e mountain man, ed ebbe un ruolo importante nell'esplorazione di quelle regioni, oltre ad essere il primo uomo bianco a vedere i geyser della regione dello Yellowstone. Se avete letto il Maxi Tex Nueces Valley avrete notato che proprio Jim Bridger viene mostrato come il principale "mentore" del giovane Tex Willer.

The revenant
Jim Bridger

Glass aveva ancora odio a sufficienza per continuare a dare la caccia al più esperto John Fritzgerald, che aveva convinto il suo compagno più giovane ad abbandonarlo. Purtroppo, aveva abbandonato la spedizione e non si trovava lì.
La caccia continuò, fino a scoprire che Fritzgerald si era arruolato nell'esercito, e l'esercito non consentiva duelli tra soldati e civili. Glass dovette così rinunciare alla sua vendetta, con l'unica soddisfazione di essere riuscito a recuperare il suo amato fucile, sottrattogli da Fritzgerald.

Hugh Glass morì nel 1833, in una battaglia con gli Arikara. Morì come aveva vissuto e come si conviene a un frontierman: lottando.
Gli Arikara gli sottrassero il fucile, e questo fu l'errore che segnò la loro sorte: più tardi, quello stesso anno, lo la stessa banda cercò di farsi passare per amichevoli Minitaris a una spedizione di trappers. Uno dei trapper, però, riconobbe il fucile di Glass, quindi gli indiani vennero scoperti e uccisi.
Anche dopo la sua morte, Glass continua la sua eterna lotta con gli eterni nemici Arikara.

Nel prossimo post faremo due chiacchiere riguardo al film Uomo bianco va' col tuo Dio. Stay Tuned.

Il Moro.

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11 commenti:

  1. Hugh Glass era davvero cazzuto. Sono curioso di vedere come sarà il nuovo film...

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  2. Storia davvero interessante.
    Ho prontamente messo i libri in wishlist.

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    1. La rece di "Revenant" arriverà o martedì prossimo o al massimo quello dopo ancora!

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  3. Da neofita del West ignoravo questa storia, che ho letto appassionato: complimenti per il bel post e attendo le prossime uscite ;-)

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  4. Davvero complimenti! Conoscevo parte della vicenda grazie a "Uomo Bianco va col tuo Dio" ma così è molto più intrigante di quanto pensassi.

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  5. Decisamente più epica della storia che ha portato sullo schermo Iñárritu, avevi ragione! Impressionante...

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    1. Infatti, in particolare Hollywood ha dovuto aggiungergli un figlio, perché si vede che gli americani pensano che dovesse avere un motivo "nobile" per riuscire in un'impresa del genere. E invece no, era solo il più duro dei duri ed era incazzato nero!

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