Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
Un altro articolo in cui metto insieme opinioni brevi su cose che ho visto/letto/giocato e a cui per un motivo o per l'altro non ho potuto o voluto dedicare articoli più lunghi e dettagliati. Oggi parliamo di una manciata di fumetti americani di fantascienza.
Sentient, di Jeff Lemire e Gabriel Walta (2020)
Un'astronave in viaggio verso le lontane colonie, con un equipaggio composto di famiglie con bambini. Mesi di viaggio nello spazio profondo, impossibile anche solo contattare la Terra o le colonie. Un attacco da parte di un gruppo separatista causa la morte di tutti gli adulti. Rimangono solo i bambini, e l'intelligenza artificiale che governa la nave e che si trova a dover diventare qualcosa di più, perché a dei bambini soli nello spazio non basta un complicato pilota automatico... Ai bambini serve una mamma.
Jeff Lemire scrive una storia emozionante, e l'aggettivo è scelto con cura: questo fumetto è riuscito davvero a smuovere delle emozioni nel mio cuore di pietra. è vero anche che da quando ho un figlio sono diventato molto sensibile verso le storie con dei bambini che soffrono, non è detto che debba fare a tutti lo stesso effetto.
L'unico difetto che ho trovato è che è troppo breve: avrei voluto leggere di più su questi bambini sperduti e la loro madre elettronica, nuove avventure in giro per l'universo, invece la conclusione arriva troppo presto e risulta un po' anticlimatica, il che è strano in un mondo dell'intrattenimento in cui tutto sembra sempre allungato fino all'inverosimile. Comunque davvero un'ottima lettura.
Vs, di Iván Brandon ed Esad Ribic per i colori di Nic Klein (2018)
In questo fumetto di fantascienza del 2018 vediamo un futuro distopico in cui il programma di maggior successo è una sorta di simulazione di guerra in cui gladiatori fantascientifici si battono fino alla morte. E' un tema che mi è ben noto.
Qui, quello che era il più famoso e quotato combattente subisce una ferita che lo lascia fuori dai giochi per un po', e al suo rientro non è più in grado di stare al passo con le nuove leve. Eppure, l'essere diventato più scarso lo rende per qualche misterioso motivo molto popolare, il che incasina tutte le proiezioni statistiche dei boss dei network che su di esse si basano per lucrare con gli sponsor.
Un canovaccio piuttosto classico quindi, con i network cattivi che mostrano violenza in quantità e sponsor surreali, niente che non avessimo già visto in Robocop o Starship Troopers più di trent'anni fa.
Vaga e fumosa la storia, poco si capisce anche dei maneggi dei boss dei network, ma tanto non è per quella che si legge questo fumetto, ma per i disegni di Esad Ribic supportati dai colori di Nic Klein.
E in effetti il comparto grafico è meraviglioso, i disegni spaziano da crude scene di battaglia a scorci di paesaggi e città futuristiche realizzando un fumetto splendido da guardare.
Insomma, sembra di leggere un fumetto francese. Mi sembra anche di cogliere più di un'eco di Moebius. Disegni splendidi per una storia quando va bene banale, quando va male noiosa e/o incomprensibile, è la cifra stilista del fumetto francese ma gli amici mangiarane non ne hanno l'esclusiva.
Un fumetto bello da vedere, quindi, che omaggia in particolar modo un certo tipo di fantascienza anni '70 (e in effetti sembra proprio una storia che potrebbe essere stata scritta in quel periodo), ma tutt'altro che appassionante da leggere.
Cemetery Beach di Warren Ellis e Jason Howards (2019)
Fumetto d'azione fantascientifica, e tanto potrebbe pure bastare, perché è quello che è: azione, azione, azione, con pure un po' di fantascienza come scusa.
Quello che ci viene spiegato della storia e dell'ambientazione è giusto quello che serve per giustificare l'azione in corso: una lunghissima fuga da un carcere al centro di una città in una colonia su un pianeta ostile, per raggiungere la spiaggia dove il fuggitivo ha lasciato la sua astronave. E basta.
Il fumetto è completamente dedicato a questa fuga, durante la quale si salta su e giù da veicoli volanti, ci si schianta contro fiancate di palazzi metallici, si spara a mutanti e guardie e si schivano le pallottole che questi mandano in risposta.
Azione senza interruzione, per un fumetto che risulta diverte e leggero. Leggerissimo. Talmente leggero che è quasi come non leggerlo.
Li troviamo solo quando sono morti, di Al Ewing e Simone Di Meo (2021)
L'efficace titolo si riferisce nientemeno che agli dei: vagando per la galassia si possono trovare questi giganti, simili ai Celestiali della Marvel, che fluttuano nel vuoto. Purtroppo sono sempre dei cadaveri, ma cadaveri il cui corpo può essere saccheggiato per ricavarne materie prime, medicinali e, soprattutto, carne da mangiare per l'affamata umanità. Ogni volta che se ne trova uno si scatena quindi una gara tra astronavi di professionisti tagliuzzatori di dei per accaparrarsi le parti del corpo migliori da saccheggiare, sorvegliate da una forza di polizia il cui unico interesse è che le astronavi registrino tutto ciò che raccolgono per poterlo tassare.
L'equipaggio dei protagonisti, che ha antichi screzi con una agente di polizia fanatica e disturbata, è però stufo di questo andazzo... possibile che non se ne possa trovare uno vivo?
Un plot all'apparenza intrigante, per una realizzazione non all'altezza. La maggior parte del tempo assistiamo a dialoghi tra personaggi in primo piano che parlano di cose successe fuori campo, comprese guerre interplanetarie, manco fosse una serie di fantascienza a basso budget che non può permettersi di mostrare grandi effetti speciali. La storia, andando avanti, diventa anche abbastanza confusionaria, per colpa più che altro dei disegni: innanzitutto i personaggi si assomigliano tutti (i volti degli uomini si distinguono solo per la presenza o meno della barba, barba comunque sempre identica, i volti delle donne sono tutti uguali e basta), e poi spesso nelle scene in cui non parlano non si capisce cosa sta succedendo. I disegni di Simone di Meo sono delle splendide illustrazioni con colori magnifici, bellissimi se presi una tavola per volta. Ma se si tenta di leggerli come bisognerebbe fare con un fumetto, allora ci si rende conto che l'azione è praticamente illeggibile, i colori confondono, i fondali sono anonimi, le vignette si intersecano l'una con l'altra senza alcuna regola, insomma, roba che andrebbe bene per un portfolio ma non per un fumetto. E se non ci fossero i disegni comunque la storia sarebbe abbastanza confusionaria lo stesso, soprattutto nel finale surreale e quasi privo di senso.
Per me è un no.
Il Moro








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Mi sa che di questi, allora, solo il primo incontra i miei gusti. L'ultimo mi ispirava per l'idea ma se dici che poi non vale la pena... nada.
RispondiEliminaIntanto me lo segno.
Coi bambini ne ho letto uno molto caruccio (ma breve) che si chiama Uno come Antonio. Potresti leggerlo assieme a tuo figlio/a ;)