lunedì 10 giugno 2019

L'alba della notte, di Peter Hamilton

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Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ho tenuto per un bel po' a fare polvere in libreria i (molti) volumi che compongono la saga de L'alba della notte: approcciarsi a un compito così mastodontico non è cosa da decidere a cuor leggero.

L'alba della notte (The Night's Dawn Trilogy) è una trilogia di fantascienza pubblicata originariamente tra il 1996 e il 1999 dall'inglese Peter F. Hamilton.
I diritti per la pubblicazione italiana sono stati acquistati da Urania, ma i volumi di Urania di solito sono notoriamente degli agili volumetti da portare anche in giro. Come risolvere la questione di ripubblicare i mastodonti da circa 1200 pagine l'uno dell'edizione originale? L'unica soluzione era spezzettare.
Ecco quindi la suddivisione italiana dei libri originali:

The Reality Dysfunction (1996):
- La crisi della realtà 1 - Emergenza!
- La crisi della realtà 2 - Attacco!
- La crisi della realtà 3 - Potere totale
- La crisi della realtà 4 - Contrattacco
The Neutronium Alchemist (1997):
- L'alchimista delle stelle 1 - I morti contro i vivi
- L'alchimista delle stelle 2 - Il nemico
- L'alchimista delle stelle 3 - Collasso
- L'alchimista delle stelle 4 - Il grande conflitto
The Naked God (1999):
- Il dio nudo: prima parte
- Il dio nudo: seconda parte

Per un totale di dieci volumi (a 3.55 euro l'uno i primi 8 e 5.10 gli ultimi due, lunghi il doppio, nei primi anni 2000, che alla fine non è neanche tanto diverso rispetto a tre volumi a 15 euro l'uno).




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Giusto per darvi un'idea delle dimensioni

La storia si ambienta in un futuro nel quale l'umanità si è diffusa su molti pianeti e habitat artificiali sparsi per la galassia uniti in una Confederazione. Molti dei pianeti hanno caratteristiche proprie, ma la principale suddivisione che vige tra gli umani è quella tra gli "edenisti", che accettano modifiche genetiche che li mettono in grado di comunicare telepaticamente tra di loro e con i loro veicoli e habitat senzienti, e gli "adamisti", più legati alla loro identità umana ma per questo rallentati nel progresso rispetto agli altri. Esistono poi molte "zone d'ombra", ad esempio la maggioranza degli adamisti fa uso di impianti corticali che permettono loro di accedere istantaneamente a una rete informativa che li rende non poi tanto dissimili dagli edenisti.

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In questa ambientazione, su uno sperduto pianeta-colonia con una società pastorale, un avvenimento imprevedibile scatena una minaccia non solo fisica all'intera confederazione umana.

Ora, la vera natura della minaccia viene rivelata abbastanza all'inizio, ma in un'opera di questa lunghezza "all'inizio" è relativo: in effetti succede a metà del secondo libro dell'edizione Urania, più o meno. Dato però che è difficile parlare di questi romanzi senza parlare anche della minaccia stessa, sappiate che ne parlerò, cercando di fare in modo che sia l'unico piccolo spoiler che mi concedo.

Tutte le copertine dell'edizione Urania, i cui disegni non c'entrano nulla con l'interno.

In pratica, si scopre che le anime dei morti restano confinate in un limbo grigio e senza tempo, senza nessun altro desiderio che tornare ad assaporare le sensazioni fisiche. Un particolare evento apre un passaggio che queste anime sfruttano per tornare nel mondo dei vivi a prendere possesso dei corpi viventi, che diventano così "posseduti" (evento possibile solo in caso che il vivente accetti l'intrusione, il che di solito avviene dopo una lunga sessione di torture da parte di altri posseduti). I posseduti posseggono poteri spaventosi di manipolazione dell'energia, e ognuno di loro può sentire costantemente le suppliche di quelli rimasti nell'aldilà, quindi si prodigano per trovare loro altri corpi. L'infezione si espande così a macchia d'olio.

Ci sono decine di personaggi in azione, il più delle volte separati l'uno dall'altro da distanze siderali. Adamisti, edenisti, militari, gente normale, umani e posseduti. La storia salta da un protagonista all'altro in modo abbastanza irregolare, così che abbiamo in effetti decine di sottotrame che per lo più proseguono parallele.

Alcune delle creature aliene presenti nella trilogia

Per mantenere viva l'azione, l'autore decide di mantenere il problema etico e morale (insito nello scoprire che l'aldilà non solo esiste, ma è pure un posto di merda) sullo sfondo, facendolo solo accennare ad alcuni personaggi.

Altri autori che si sono trovati a maneggiare morti risorti non si sono fatti problemi a inserire personaggi storici nelle loro vicende. Vedi ad esempio il ciclo del mondo del fiume di Philip Jose farmer. Hamilton schiva questa tecnica utilizzando un solo personaggio storico, che non rivelerò.

L'autore poi riesce a infilare in questo enorme calderone diversi sottogeneri della fantascienza, anche molto diversi tra loro, senza che questi stridano l'uno con l'altro, ma anzi sfruttandoli per dipingere un'ambientazione complessa e variegata come può essere una confederazione di ottocento pianeti.
Abbiamo la più classica "space opera" con esplorazione spaziale, incontro con nuove civiltà molto diverse da quella umana, battaglie spaziali, eccetera; ma ci sono anche alcuni pianeti dalla tecnologia mantenuta volontariamente a un livello pastorale, con proprietari terrieri, contadini, guaritori, eccetera; abbiamo poi combattimenti complessi sulla superficie dei pianeti che si possono far rientrare nella fantascienza militare; la Terra è un'ambientazione di tipo cyberpunk, con un clima impazzito da cui gli uomini si nascondono chiudendo le loro città sotto immense cupole, città sovrappopolate e in cui i limiti morali sembrano molto semplici da superare; abbiamo perfino delle sezioni quasi fanta-horror, con tutta la sottotrama di Quinn Dexter e degli adoratori del Fratello di Dio.
Hamilton non ci fa mancare nulla, rendendo quasi il suo mastodonte una specie di enciclopedia della fantascienza.

Interpretazione artistica delle "vespe da combattimento" di cui sono armate le astronavi


Possiamo dividere in parti anche il giudizio su quest'opera: grossomodo, i primi due libri delle Edizioni Urania di La crisi della realtà sono introduzione; in pratica abbastanza  pallosi. In particolar modo tutto quello che riguarda Joshua Calvert, il figo della situazione, che va in giro a fare cose vedere gente (e "farsi" gente, principalmente), e buona parte di questo senza poi conseguenze successivamente nel libro. È inutile che mi riempi pagine e pagine con i commerci di questo tizio, se poi tanto gli affari saltano tutti e non se ne sente mai più parlare.
Poi la storia prende un'accelerata decisa, con dei volumi che non si stanca mai di leggere perché pieni d'azione, senza dilungamenti, con alcuni episodi che danno un po' l'idea di essere fini a se stessi ma comunque si fanno leggere con piacere. Poi, più o meno dalla metà del terzo libro dell'edizione Urania di L'Alchimista delle stelle, diventa di nuovo un po' pesante da leggere. Il problema è che a questo punto sono stati introdotti talmente tanti personaggi che può capitare che alcuni non si vedano per un intero volume dell'edizione Urania. Diventa complicato inquadrarli nelle loro situazioni, ricordarsi dove diavolo li avevamo lasciati.
Questa sensazione sparisce con l'ultimo libro, quando ormai i personaggi sono talmente entrati nella testa che ritrovarli è come tornare a parlare di vecchi amici. Risulta ancora molto spesso difficile capire di chi diavolo si sta parlando nelle prime dieci-venti righe di ogni paragrafo, ma poi l'autore riesce sempre a mettere qualche elemento che aiuta a fare le giuste associazioni, utile soprattutto quando si parla di luoghi o personaggi con nomi complicati e poco memorizzabili.

Interpretazione artistica della Lady Macbeth, l'astronave di Joshua Calvert


Inutile stare a girarci intorno: la caratteristica principale di questa storia è la lunghezza.
Esistono saghe di fantascienza anche più lunghe, ma per tutte (almeno, tutte quelle che conosco io) si tratta di molti volumi ma leggibili ognuno per conto suo, ognuno con un inizio e una fine. Qui, invece, si tratta di qualcosa come tremila e più pagine di una sola storia.
Inoltre la lettura non è scorrevole come capita in altre opere: per capirci, in molte infinite saghe fantasy (ma, per rimanere nella fantascienza, succedeva la stessa cosa anche in Ready Player One, per esempio) ci sono lunghi paragrafi con descrizioni o dialoghi, roba che fa andare avanti la trama lentamente e scorrevolmente e che magari non è necessario ricordare più che a grandi linee per proseguire, così che non risulta mai faticoso anche leggere una quarantina di pagine di fila. Qui, invece, le pagine sono piene di avvenimenti. E' facile stancarsi della lettura dopo un paio di capitoli, non perché sia noiosa, ma perché succede un mucchio di roba che oltretutto sarebbe anche meglio tenere bene a mente. Ovviamente questo è un parere personale e ognuno di noi ha un metodo e dei ritmi di lettura diversi, ma per me è così: è difficile che sia riuscito a leggere più di due o tre capitoli per volta, e spesso mi sono fermato a uno. Per questo la lettura della saga mi è durata mesi. Può essere stancante, ma in realtà è stato anche appassionante. Ad alcuni di questi personaggi mi sono davvero affezionato, su tutti Louise Canavagh, della quale si innamorano tutti quelli che la conoscono e un po' anche io.

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Interpretazione artistica delle navi edeniste


In tutta questa lunghezza però, anche se pare assurdo, ci sono delle cose che sono state inserite ma forse non sviluppate adeguatamente. Su tutte la questione morale, già accennata, del fatto che si viene a sapere con certezza che abbiamo un'anima immortale; ma anche alcune situazioni e personaggi sono così secondari che avrebbero anche potuto non esserci. Il personaggio di Liol, per esempio, è assolutamente inutile, così come l'episodio dell'esorcismo. Ma anche tutta la sottorazza umana degli edenisti, su cui altri avrebbero basato libri interi, è in realtà meno presente e importante di quanto si potrebbe pensare.

Interpretazione artistica di un habitat edenista.

Io poi ho trovato abbastanza odioso l'eroe figaccione Joshua, incrocio tra Han Solo e James Kirk e quindi tamarro spaziale invincibile, troppo per essere simpatico.

C'è da fare un discorso sul finale, perché sbagliare il finale dopo quasi quattromila pagine di romanzo è un problema, dato che sarà una delle cose che rimarranno più impresse nel lettore. Ma ne parliamo sotto spoiler.


E' difficile a questo punto dare un giudizio sintetico su questo romanzone, del tipo: "dovete leggerlo o potete risparmiare tempo e denaro?"
Proviamoci lo stesso.
Allora, quest'opera monumentale è bella. Ma è abbastanza bella da giustificare tutto il tempo e l'impegno che ci vuole per leggerla?
Per quanto riguarda il mio gusto personale, devo dire: forse no. Non mi sono pentito di averlo letto, ma penso a quanti romanzi più corti e altrettanto belli avrei potuto leggere nello stesso tempo, e il dubbio mi viene. Soprattutto per la delusione del finale.

Il Moro

2 commenti:

  1. Molto interessante, il tuo post mi ha stregato! Proverò a recuperarlo anche se il numero di pagine mi spaventa un po', magari con l'edizione Urania essendo più contenuti si scorre più facilmente.

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    1. In realtà gli urania essendo più volumi più piccoli occupano ancora più spazio in libreria... :-D

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