venerdì 21 marzo 2014

Gilgamesh, di Robin Wood

Salve a tutti, è Il moro che vi parla!

Avevo pensato a un post per parlare delle varie opere tratte o ispirate a Gilgamesh (vi rimando al mio precedente articolo per sapere di chi sto parlando), poi mi sono reso conto che si trattava di nient'altro che di un mero elenco con descrizioni scopiazzate da internet, visto che non ne avevo mai letta nessuna. Se volete l'elenco, potete trovare più o meno tutto nelle apposite sezioni su Wikipedia italiana e americana.

Vi segnalo solo Gilgamesh, opera lirica teatrale di Franco Battiato del 1992 (della quale non sono ancora riuscito a recuperare il cd), ma soprattutto ghilgameS: qualche psicopatico ha tradotto tutta l'opera in klingon. Sì, avete letto bene.

Detto questo, torniamo a parlare di Gilgamesh, il fumetto, da molti (me compreso) considerato il capolavoro di Robin Wood.

Robin Wood è un autore argentino (o meglio, scrive in Argentina, ma è nato in Paraguay) con all'attivo un mucchio di personaggi, il più famoso dei quali è probabilmente Dago, pubblicato in Italia dall'Eura editoriale.
Ai disegni troviamo Lucho Oliveira, argentino anch'egli, qui non sempre al suo massimo.
A quanto pare, questo Gilgamesh è in realtà un "reboot-remake" del 1980 di un fumetto del '69 a opera dello stesso Lucho Olivera, lì sia ai testi che ai disegni.


Uscito originalmente su Skorpio nel classico formato a episodi di 12 pagine, quello in cui Wood si trova più a suo agio, è stato poi raccolto dall'Eura prima in 12 grandi volumi a colori, il classico formato Euracomix, poi in 12 volumi di formato bonelliano in bianco e nero, che sono quelli che ho io.

C'è qualche SPOILER, ma credo non abbastanza da rovinare la lettura dell'opera.

In questa storia Gilgamesh, re di Uruk, come nell'originale è ossessionato dall propria mortalità (ma qui manca completamente la figura di Enkidu). Non riesce a generare figli, e i suoi oracoli gli hanno predetto che la sua stirpe si perpetuerà nella sua stessa carne. Confuso, disperato, inizierà a fare lunghe peregrinazioni nel deserto, finché non assisterà al naufragio di uin vascello spaziale. Accorso sul pusto aiuterà Utnapishtim a uscire dai rottami, diventando poi suo amico. In questa versione Utnapishtim è un abitante del pianeta Marte. Venuto a conoscenza del cruccio che affligge Gilgamesh Utnapishtim gli offre quello che per la tecnologia marziana è una prassi comune: l'immortalità. Lo avverte però che questa può essere anche una maledizione: priva di stimoli, la società marziana è ormai stagnante da migliaia di anni, al punto che molti scelgono di rinunciare al'immortalità e darsi volontariamente la morte, portando il popolo di  Marte sull'orlo dell'estinzione.
Ma Gilgamesh accetta comunque il rischio e il dono che gli viene offerto.
La "diversità" di Gilgamesh lo renderà però odiato sia dai suoi sudditi che dai suoi cari, fino a costringerlo all'esilio.
Inizierà allora il suo peregrinare nei secoli, testimone silenzioso della storia umana, soldato in tutte le guerre.


Ci saranno numerosi episodi commoventi tra quelli che Gilgamesh vivrà nel suo attraversamento della storia. Ricordo particolarmente Gilgamesh ai piedi della croce, o arruolato nell'esercito cosacco. Sempre, in ogni epoca, la miseria e la crudeltà umana lo colpiranno al punto da strappargli il cuore, ma non gli verrà mai data la possibilità di scappare: Gilgamesh ormai è eterno, e Utnapishtim, l'unico che potrebbe restituirgli la sua mortalità, ha lasciato da tempo il pianeta.

Curiosamente arriveremo ai giorni nostri già al quarto numero, nel quale Gilgamesh assisterà, impotente, alla fine di tutto il genere umano per via di un'arma spaventosa.
Gilgamesh prenderà allora a girovagare per un mondo morto, completamente solo, roso dal rimpianto per i tempi andati, sprofondando sempre più nella follia.
Fortunatamente troverà una base dell'aeronautica, con i resti di un progetto "arca di Noè": un'astronave incredibilmente avanzata, con un cervello elettronico dotato autocoscienza e in grado di viaggiare tra le stelle. Al suo interno, congelati, embrioni umani, in numero sufficiente a creare una piccola comunità, ma che con il tempo potrebbe svilupparsi al punto di colonizzare un pianeta.
La Terra è ormai inabitabile per chiunque non sia immortale. Inizia allora il viaggio di Gilgamesh nello spazio, alla ricerca di un pianeta adatto alla vita umana nel quale risvegliare i suoi "bambini".

Gilgamesh scende quindi nuovamente a patti con la sua immortalità, che ormai da tempo considerava una maledizione: solo grazie al suo dono l'umanità può avere una nuova possibilità.

Numerose saranno le avventure vissute nello spazio, sconvolto una spaventosa guerra intergalattica. Pirati spaziali, strani esseri, misteriosi fenomeni naturali: Gilgamesh supererà ogni minaccia fino a trovare un pianeta adatto, sul quale fonderà la sua colonia dandole il nome della sua terra natale: Sumer.


Ma, per difendere la sua gente rinata, Gilgamesh dovrà accettare di intraprendere un ruolo attivo nella terribile guerra spaziale.
Fino a che le sfere celesti, esseri apparentemente divini che vivono in un diverso strato della realtà, non gli riconosceranno il diritto di sedere tra loro, trascendendo così la vita terrena.

Il segno grafico di Oliveira è barocco, a volte eccessivamente carico e surreale, eppure è un perfetto contorno alla meravigliosa prosa di Wood.

Peccato per la seconda parte, dalla partenza dell'astronave alla fondazione della colonia: qui i testi di Wood sono un po' sottotono, ricordano quei film di fantascienza alla Buck Rogers, ma soprattutto i disegni non sono all'altezza della prima parte della serie. Oliveira con astronavi e alieni non se la cava tanto bene. Ma anche la superastronave di Gilgamesh risulta essere talmente potente da sfidare ogni regola di buon senso o di sospensione dell'incredulità. Per non parlare degli alieni, belli-buoni o brutti-cattivi, non si scappa.

Nonostante il calo di tono, la saga fumettistica di Gilgamesh rimane a tutti gli effetti una saga epica, pregna della grande forza della prosa di Wood. Un'epopea lirica, in grado di far venire le lacrime agli occhi per la commozione o l'esaltazione più di una volta.

Al giorno d'oggi potrebbe non piacere a qualcuno, viste le diverse ingenuità dal punto di vista "fantascientifico" e lo stile comunque poco attuale. Ma io mi sento comunque di consigliarne la lettura a chiunque, poi al massimo tornerete qui a riempirmi di insulti. :-D
Credo che si possa reperire abbastanza facilmente nel mercato dell'usato.

Il Moro


8 commenti:

  1. Vado a recuperare anche il precedente articolo!
    Decisamente interessante!

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  2. Io ho la raccolta degli inserti di lanciostory, è stato ed è ancora uno dei miei fumetti preferiti. Sono d'accordo con la tua analisi, la prima parte è decisamente migliore, trovo che Wood sia magico nel rielaborare eventi storici, meno nella scenari fantascientifici. Comunque lo ho già passato ai miei figli! <3

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    1. bravo! così si educano le nuove generazioni!

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    2. Ciao,mi chiamo Manuela. Mi piacerebbe acquistare la serie completa (anche usata) possibilmente non a colori. Mi sai dare qualche indicazione?

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    3. Guarda non saprei proprio dirti, io l'ho preso da un rivenditore di fumetti usati nella mia zona... prova su ebay per l'usato, altrimenti sul sito dell'editoriale Aurea dovresti poter comprare gli arretrati:
      http://www.editorialeaurea.it/?EDITORE=EDITORIALE%20AUREA&COLLANA=GILGAMESH

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    4. Anche io ritengo Wood un fantastico autore di storia, tanto da pensare che Gilgamesh, scritto in prima persona, sia autobiografico! :)

      Anche il fatto che nella fantascienza si sia perso acuisce il dubbio.. ;)

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  3. Io ho la raccolta degli inserti di lanciostory, è stato ed è ancora uno dei miei fumetti preferiti. Sono d'accordo con la tua analisi, la prima parte è decisamente migliore, trovo che Wood sia magico nel rielaborare eventi storici, meno nella scenari fantascientifici. Comunque lo ho già passato ai miei figli! <3

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