martedì 11 novembre 2014

Metropolis, di Thea von Harbou

Salve a tutti è Il Moro che vi parla!

Qual è il film di fantascienza più importante di sempre? Guerre stellari? Matrix? Blade Runner? Terminator? 2001 Odissea nello spazio? Balle spaziali?
Ma per favore, il film più importante è Metropolis, di Fritz Lang.

Film muto, uscito nel 1927, fu tra i primi film di fantascienza vera e propria (probabilmente il primo vero "kolossal") e ispirò con le sue tematiche e le sue scenografie buona parte della fantascienza che venne, praticamente inventando il cyberpunk.
La sceneggiatura fu scritta a quattro mani dal regista Fritz Lang e dalla moglie Thea Von Harbou, attrice.

Non credo di avere le competenze tecniche e storiche per fare un'analisi seria di questo film, roba che comunque è stata già fatta e strafatta. L'unica cosa che mi viene da dire è: poderoso (anche "spacca di brutto",ma non vorrei addentrarmi troppo in termini tecnici). 
Ma tanto non è del film che voglio parlarvi oggi.



Ma voi sapevate che il film è tratto da un libro? Nemmeno io, prima di trovarlo su una bancarella.
Uscì nel 1912 (almeno secondo la quarta di  copertina, per Wikipedia era il 1926), e l'autrice è proprio quella Thea Von Harbou che anni dopo affiancherà il marito nella stesura della sceneggiatura del film. E andiamo a parlare proprio di questo.


L'immagine trovata su internet è pessima, comunque è lui.
La mai abbastanza lodata collana "Il fantastico economico cllassico"...
Considerando che usato l'ho pagato un euro e nuovo costava 1500 lire, non sono sicuro di aver fatto un affare.
La copertina non ho ancora capito cosa c'entra.
La storia segue la vicenda di Freder, giovane e ribelle figlio di Joh Fredersen, signore della città, cervello di Metropolis, dominatore delle macchine.
Freder è insoddisfatto della condizione sua ma soprattutto di quella degli operai che lavorano per suo padre, operai trattati come le macchine che utilizzano, e che Joh Fredersen vorrebbe addirittura sostituire definitivamente con altre macchine. Libera dalla sua condizione un operaio, aiuta il segretario del padre appena licenziato, ma soprattutto si mette alla ricerca della donna che ha incontrato una volta sola, che ha parlato di fronte ai pari di suo padre in favore dei poveri e dei diseredati e della quale si è immediatamente innamorato. Verremo anche a sapere degli intrighi di Joh Fredersen e dell'esistenza di Rotwang, scienziato geniale che appare anche versato in pratiche occulte, impegnato a costruire per Fredersen un prototipo di donna meccanica...



Sembra incredibile, ma dopo più di cento anni in cui la fantascienza ci ha presentato un numero enorme di città incredibili, dalla metropoli piovosa di Blade Runner (evidentemente ripresa proprio da Metropolis) alla città su ruote di Christopher Priest, dalle città vive di Greg Egan alla città tra le nuvole di Guerre stellari, dalla città delle navi di Mieville a quella subacquea di Bioshock, Metropolis risulta ancora impressionante.
Le macchine ciclopiche che ricordano divinità antiche e malevole e gli uomini che le controllano e nel contempo ne sono schiave. Gli immani palazzi che dominano con le loro forme geometriche, cupe e incombenti come lapidi, le folle sottostanti che si muovono con fretta incomprensibile sui loro veicoli sfreccianti. Su tutto, una sensazione di pressione incombente, nella quale l'essere umano viene annullato.

Questo libro soffre di alcune stranezze stilistiche, quali numerose ripetizioni che sembrano fatte apposta, ma che non sempre ci stanno bene, e un stile nelle descrizioni un po' "disordinato". Cerco di spiegarmi meglio: quando descrivo qualcosa io cerco di mantenere un ordine, tipo dal basso verso l'alto o dal piccolo al grande, qui invece si salta di qua e di là e si torna indietro apparentemente a caso. Non ho ancora capito se è fatto apposta o meno. Ma non dà fastidio più di tanto, solo a volte è un po' difficile seguire.



Purtroppo, dopo la splendida parte iniziale con la descrizione della città, il libro diventa meno interessante, andando ad assomigliare sempre più a un testo teatrale. I personaggi si lasciano spesso andare a monologhi lunghissimi e roboanti, e le loro azioni sono sempre più spinte da motivazioni da romanzo d'appendice, quali un amore folle e consumante nato all'improvviso da un colpo di fulmine da WTF, o una lealtà cieca e assoluta rivolta verso una persona che, per quanto degna, si è appena conosciuta.
Si risolleva verso la fine, con le belle sequenze della rivolta.

Non sprechiamo troppe parole sulle accuse mosse dall'autrice alla rivoluzione industriale, che spersonalizza gli uomini rendendoli schiavi delle macchine che dovrebbero controllare. Sono già stati scritti fiumi di trattati su quest'aspetto riguardo al film. Mi limito a dire che si tratta di un bel libro, interessante non solo per il suo valore storico. Da leggere.

Il Moro

4 commenti:

  1. Metropolis è uno dei film che ho studiato a Psicologia dell'Arte e dalla Letteratura insieme al "Settimo Sigillo" e "Sogni".
    Quella visione mi ha migliorato la vita cinematografica.

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    1. Quindi almeno tu lo sapevi che c'era un libro dietro!
      Il Moro

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  2. "Metropolis" è un mio film cult... ho addirittura un VHS d'antologia (e mi è sempre piaciuto il video "Radio Ga Ga" dei Queen).
    Non sapevo fosse tratto da un libro, credevo fosse una sceneggiatura originale... ma non ho mai fatto indagini a riguardo.
    Grazie dell'info, anche se dubito che leggerò il testo originale... difficile che capiti nelle mie mani una rara copia da 1 euro. ;)

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    Risposte
    1. Eh, bisogna mettere il naso nelle bancarelle... :-)

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