lunedì 2 dicembre 2013

Greystorm, recensione

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Greystorm è una miniserie della Sergio Bonelli Editore pubblicata in 12 numeri, tra il 2009 e il 2010, ideata e sceneggiata da Antonio Serra, già autore di Nathan Never.

Siamo alla fine del 19esimo secolo, in Inghilterra. Il nobile, ricco e geniale Robert Greystorm costruisce, grazie anche al finanziamento del suo ingenuo amico Jason Howard, una fantascientifica macchina volante simile a un dirigibile, con il quale farà una spedizione in Antartide. Qui scoprirà fortuitamente un luogo dove con condizioni ambientali simili a quelle dell'era glaciale, e rinverrà il corpo mummificato di un uomo preistorico, che si rivelerà essere infettato da un misterioso parassita.
Quando torneranno in Inghilterra, Greystorm avrà ormai disceso la china della follia, sempre più ossessionato da sogni di conquista.
Oltre al suo genio, che gli consente di creare armi e veicoli fantascientifici per l'epoca, il parassita da cui è infettato, e che rivela avere a sua volta un'intelligenza altrettanto malvagia, gli dona misteriosi poteri mentali.


La serie è evidentemente un omaggio ai romanzi di Jules Verne, che vengono anche citati più volte. Si tratta di un fumetto dichiaratamente steampunk, ben reso dagli ottimi disegni di cui è corredata l'intera serie.
Lo steampunk viene qui trattato per la prima volta all'interno di una serie Bonelli. Purtroppo è limitato alle invenzioni di Greystorm: non si tratta di un mondo totalmente steampunk, ma solo di alcune macchine e congegni che si vedono quindi in un numero limitato di vignette.


Per la prima volta abbiamo anche un cattivo nel ruolo di protagonista. Elemento di una certa originalità.
Pensateci un attimo: quante volte avete letto/visto una storia dove il protagonista è il cattivo?
Non cattivo, ma il cattivo. Di protagonisti cattivi ce n'è a bizzeffe, ad esempio nei film di gangster, ma solitamente si scontrano con altri più cattivi di loro. Di cattivi e basta ce ne sono (American Psycho, le varie riduzioni della storia di Bonnie e Clyde...) ma di certo non sono molti.


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Anche questo, purtroppo, in Greystorm arriva solo fino a un certo punto: se fino oltre la metà il focus è effettivamente su Greystorm e sulla sua discesa nell'ossessione, verso la fine, quando ormai è al di là di ogni possibilità di redenzione, l'attenzione si sposta sui suoi antagonisti, che quindi sono i "buoni". Avrei preferito rimanere concentrato su Greystorm per l'intera serie.


Insomma, nonostante le buone premesse, Greystorm non riesce ad essere appassionante quanto vorrebbe, e peggiora negli ultimi numeri.
Sempre buoni i disegni, che purtroppo non mostrano abbastanza "steampunk" come mi sarebbe piaciuto.

Nel complesso, comunque, non è malaccio. Si lascia leggere e ti fa venire voglia di andare avanti. Rimane comunque il rammarico per un'occasione che avrebbe potuto essere utilizzata meglio.

Il Moro

2 commenti:

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