martedì 4 maggio 2021

Marvels: l'occhio della fotocamera, e due parole su Ruins

Marvels: l'occhio della fotocamera recensione
Salve a tutti, È il moro che vi parla! 

Marvels: l'occhio della fotocamera è il seguito della famosa Marvels, del 1994, di Kurt Busiek e Alex Ross.

Marvels era una celebrazione delle "meraviglie", cioè dei supereroi nella loro epoca d'oro, però visti dal basso, attraverso gli occhi e l'obiettivo di un fotografo di New York, città dove ad ogni angolo sembrano esserci supereroi e supercriminali che combattono e dove non è raro vedersi sfrecciare sopra la testa gente avvolta in mantelli svolazzanti. Tutto questo però non risulta mai "normale", anzi: i supereroi hanno restituito ai newyorkesi la capacità di stupirsi. 

Questo seguito, uscito nel 2008, si svolge qualche anno dopo, e segue più da vicino la vicenda del fotografo, ormai invecchiato, che scopre di avere un cancro e quindi poco tempo da vivere. È ancora famoso per il suo primo libro fotografico sui supereroi, e vorrebbe sfruttare il tempo che gli resta per realizzare qualcos'altro, un'opera da lasciare in eredità alle sue figlie. I tempi sono cambiati però, e i supereroi non suscitano più la stessa meraviglia. La Golden Age è finita, è il tempo dei supereroi cupi e violenti, il tempo di Wolverine, del Punitore, di Ghost Rider. I supereroi generano in uguale misura attrazione e repulsione, gli X-Men vengono osteggiati e odiati nonostante il loro prodigarsi in difesa della gente, il pubblico sembra aver perso ogni "sense of wonder" nei confronti delle "meraviglie" e i giornali sono più interessati a raccontare i gossip e gli scandali degli eroi, come se fossero dei vip qualsiasi. 

Marvels: l'occhio della fotocamera recensione

Phil Sheldon vive quindi i suoi ultimi mesi in un'altalena di emozioni che lo trascinano da una parte all'altra, dall'esaltazione in quei momenti in cui i supereroi fanno qualcosa che li riporta ai fasti della Golden Age, alla depressione quando invece gli eroi mostrano i loro lati più cupi.

Marvels: l'occhio della fotocamera recensione

Ritorna Kurt Busiek ai testi, e infatti lo stile è lo stesso del predecessore, ma non c'è più Alex Ross ai disegni e, diciamo la verità, l'assenza si sente. Se la storia di Marvels era di per sé intrigante, era lo stile pittorico e iperrealistico di Alex Ross a darle quell'"in più" che le ha permesso di entrare nell'olimpo delle storie Marvel più amate di sempre. Il suo successore, Jay Anacleto, adotta a sua volta uno stile pittorico ma, semplicemente, non è altrettanto bravo (per quanto sia maledettamente bravo).
A ciò aggiungiamo che le tavole di Ross erano aperte, luminose, con campi lunghi che permettevano vedute magnifiche. Quelle di Anacleto sono più intime, ravvicinate, con colori cupi e pastosi. L'effetto è sicuramente voluto perché si adatta alla storia raccontata ma, laddove Marvels trasmetteva anche al lettore il senso di meraviglia provato dal protagonista, qui quello che cerca di trasmettere è il suo senso di cupa disperazione.
E ci riesce, ci riesce bene. Ma questo rende L'occhio della fotocamera meno piacevole da leggere di Marvels, perché è più bello essere meravigliati che depressi.

Rimane comunque un seguito assolutamente valido e che merita una lettura, ma purtroppo non ai livelli dell'originale.

ruins recensione

Nel 1995 uscì anche un altro sequel/remake di Marvels intitolato Ruins, che era ambientato in un universo parallelo in cui tutte le trasformazioni/mutazioni dei supereroi erano andate storte. Del tipo che Matt Murdock è morto quando è stato investito dal camion con le sostanze radioattive, e chi viene morso da ragni radioattivi o sottoposto a raggi gamma muore soffrendo dopo orribili mutazioni, alcune delle quali hanno come effetti collaterali veri e propri cataclismi.

ruins recensione

Scritto da Warren Ellis e disegnato, sempre con stile pittorico, da Terese e Cliff Nielsen e Chris Moeller, risulta essere talmente cupo, triste, senza speranza da rendere la lettura indigesta e semplicemente troppo pesante da sopportare, anche perché la storia si limita a una specie di "carrellata degli orrori" che mostra una dietro l'altra tutta una serie di svariate brutture, senza una vera trama a legarle. L'unica cosa degna di nota è lo spunto quasi metanarrativo che vede diversi personaggi chiedersi come mai "tutto stia andando storto", come se si rendessero conto di essere in una specie di versione distorta di una realtà dove questi incidenti hanno creato meraviglie invece che mostri.
Della trilogia di Marvels, se così vogliamo considerarla, è sicuramente l'episodio più debole.

Il Moro

6 commenti:

  1. Non hai idea di quante volte io abbia letto e riletto "Marvels", ecco perché avevo un minimo d'attesa per "l'occhio della fotocamera" (ero giovane) che ovviamente non è all'altezza e non ho mai più avuto voglia di rileggere. "Ruins" invece lo vedevo pubblicizzato ai tempi, nella mia testa l'ho mitizzato, anche se ho potuto leggerlo davvero solo lo scorso anno. Tanta voglia di anarchia per Warren Ellis, ma non è certo il suo lavoro migliore. Cheers!

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    1. Ruins ha un'idea che è già cupissima in partenza e continua diventando sempre più cupa, ma alla fine è solo un susseguirsi di sfighe per il quale dopo un po' si perde d'interesse.

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  2. Concordo sul troppo distacco tra Ross e Anacleto (forse dovuto anche ad affetto nei confronti della prima miniserie). La seconda miniserie la ritenni la degna conclusione della storia originaria. Che poi conclusione... spin-off di Marvels vengono pubblicati ancora oggi :)

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    1. Ah sì? Io non li conosco...

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    2. L'ultimo è proprio recentissimo, si intitola THE MARVELS e la Panini Comics dovrebbe pubblicarlo a breve (sempre Busiek come autore, ora non ricordo il disegnatore purtroppo).

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    3. Ah ecco, è proprio nuovissima allora.

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