domenica 29 gennaio 2017

Arrival, recensione

Arrival recensioneSalve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Forse ricorderete che vi ho già parlato in questo post del racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, dal quale è tratto il film Arrival.
Magari ricorderete anche che, mentre il racconto viene definito da più parti come il più bel racconto di fantascienza di sempre, a me non è piaciuto granché.

Ecco, anche con il film è andata più o meno allo stesso modo. la stragrande maggioranza delle recensioni ne parlano come di un capolavoro. Io, invece, dico MAH.

Recensori più esperti di me nella materia "cinema", persone che l'hanno vissuto come percorso di studi o ne hanno approfondito le tecniche per passione, vi diranno che questo film ha una regia perfetta, pulita, funzionale, che sceglie un modo di raccontare una storia per immagini che si differenzia dalle mode del momento. Il rifiuto dell'ostentazione dell'effetto speciale, che forse per la prima volta risulta talmente integrato alla visione da essere quasi invisibile, seppur presente. Un montaggio che ti fa capire le cose senza bisogno degli spiegoni che affliggono il cinema moderno. Tutto vero.
Ma a me non basta che un film non segua la moda del momento per diventare un capolavoro.
Non ci sono inseguimenti e sparatorie, e vabbè: non è mica il primo film di fantascienza in cui non si sparano.


Arrival porta un evidente messaggio di pace fra i popoli, che può essere raggiunto solo attraverso la comunicazione. Apertura, condivisione, questo è il tema portante: perché il mondo possa evolvere, bisogna trovare non tanto il modo, quanto la forza di comunicare. Bisogna scendere a compromessi, accettare di dare qualcosa in cambio di qualcosa. La parte più importante del film, in effetti, non è il rapporto con gli alieni, quanto piuttosto quello tra le potenze economiche e politiche del pianeta.
Un tema importante, eppure io preferisco quando al messaggio del film ci devo arrivare, piuttosto che mi venga sbandierato ai quattro venti. Gusti miei.

Arrival recensione


Musiche splendide e impressionanti al primo incontro con gli alieni, e una protagonista in splendida forma, con un'espressività fantastica, e speriamo che prima o poi un oscar lo diano pure a lei.

Però.
E da qui in avanti fioccano gli SPOILER, sapevatelo.

Arrival recensione
Attenta, gli spoiler cattivi!


Ho già parlato nel mio post precedente delle differenze con il racconto di Ted Chiang, mi sono sbagliato solo sulla figlia, che dal trailer mi sembrava già nata al momento dell'arrivo degli alieni. Confermo che la storia ci guadagna dall'aggiunta delle tensioni internazionali e dalla sottrazione di tutte le parti più "tecniche" sulla traduzione di un linguaggio alieno. D'altro canto, quelle parti erano quelle che più potevano essere apprezzate da un amante della fantascienza "hard", che quindi potrebbe pensarla in modo opposto al mio.
Però proprio la questione della figlia poteva essere secondo me giocata molto meglio. Nel racconto tutta la parte dove lei racconta alla figlia la sua vita futura, un lungo monologo in cui si rivolge a una bambina che non è ancora nata, si alterna con la storia principale, ed è molto più lunga e ricca di quanto visto nel film, oltre ad essere distribuita per tutta la sua lunghezza. Traduzione: non ti  butta già lì nei primi due minuti che la figlia poi muore. Forse una gestione dei flasforward più diluita avrebbe giovato alla narrazione.
Arrival recensione
Il Zinefilo nella rece di Arrival sul suo blog mette in evidenza i punti di contatto tra questo film e il filmaccio Epoch, del 2001, somiglianze che potrebbero anche essere dovute a un'influenza del racconto Storia della tua vita anche su quest'altro film (e ricordo che anche degli alieni che possono vedere i ricordi anche al futuro e che trasmettono questa capacità anche al protagonista è presa di peso da Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut). Io dal canto mio ho trovato la parte del dialogo con gli alieni visivamente (e se non ricordo male anche musicalmente) moooolto simile a quella vista nella terza stagione di Torchwood: Children of Earth.


Torchwood Children of earth aliens
Decisamente più inquietanti, questi.


Mi ha dato un po' fastidio tutta la storia del corridoio. Una sequenza e un'ambientazione che hanno uno scopo puramente estetico, e non ha nulla a che vedere con la storia se non per poter inserire la sequenza della bomba, della quale si sarebbe anche potuto fare a meno. Nel racconto le astronavi rimanevano in orbita e inviavano al suolo dei videocitofoni giganti, scelta molto più pratica. Ma anche incontrare gli alieni in una stanza più vicina al punto dove si apre il portellone avrebbe avuto più senso. Questa storia della gravità piegata di 90 gradi sembra più un'ostentazione di potere degli alieni fine a sè stessa.

La parte in cui lei sale sull'astronave da sola, poi, è davvero terribile.
Abbiamo appena detto che l'atmosfera che respirano gli alieni è talmente diversa dalla nostra che servono 18 ore per riequlibrarla dopo aver fatto entrare quella terrestre per un paio d'ore, in una camera stagna oltretutto. Poi lei va lì e respira dopo giusto due colpi di tosse. Inoltre sono due ore che tentiamo di capire qualcosa della lingua scritta di 'sta gente, e si presume loro della nostra. E invece lei parla e i seppioni la capiscono come se niente fosse. Ci hanno preso per il culo fino adesso?

Arrival recensione
Io mi sbatto e voi mi capivate già dall'inizio?

Ho apprezzato il voler dare una spiegazione alla domanda che campeggia sul poster, e che nel racconto non trovava soluzione (anche se forse ci si sarebbe potuti arrivare, quantomeno a intuire qualcosa del genere).

Ma davvero non riesco a capire come cavolo si faccia a dormire in una casa con vetrate enormi su tutte le pareti, camera da letto compresa! XD

Insomma, il film per me è un grosso MAH, con cose azzeccate e altre molto meno.

Il Moro

6 commenti:

  1. Il regista sottolinea che la camera (vetrata) della protagonista somiglia alla stanza degli alieni, certo che due tendine per dormire la notte, brutto? ;-) Anche io ci ho visto parecchio Mattatoio n. 5 e non solo, non è l'originalità la vera forza del film ecco ;-) Cheers

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    1. Mah, mi pare un po' forzato, ma sarà così! :-)

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  2. Grazie della citazione e confermo: le tensioni internazionali sono prese di netto da "Epoch" ;-)
    "Arrival" è tutto tranne che contro-tendenza: io lo vedo come assolutamente modaiolo. Nel Duemila l'immagine è il contenuto e questo film non ha una sola scena originale ma è visivamente perfetto: a quanto pare tanto basta. Ricopia "Interstellar" quasi ossessivamente - a partire dalla colonna sonora, quasi plagiata! - e da quel film di Nolan si è capito che la fantascienza piace al grande pubblico quando fa piangere: non a caso "Passengers" è un fanta-harmony.
    Quindi Arrival sta sul pezzo ed è modaiolo scena per scena: non ci sono sparatorie o effetti speciali perché il budget è basso e non si possono buttare soldi. Mica c'è Tom Cruise o Matt Demon a garantire grandi incassi :-P

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  3. Ammetto che mi è piaciuto tanto perchè non mi aspettavo nulla davvero... Pensavo fosse il solito film di fantascienza degli ultimi anni. Cose carine, ma che non mi entusiasmo. Mi sono ricreduto.

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  4. Moro, scusa se non centruncazzo, ma...
    sono rincoglionito io o qui ho letto (e commentato) un post sulle copertine/confenzioni di un celebre videogame?
    Non lo trovo più :o

    Moz-

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    1. non sbagli, ma quel post l'avevo pubblicato per sbaglio, ho semplicemente sbagliato a schiacciare il pulsante come un rimbambito... :-(
      Prima del post delle copertine era programmato quello sulla serie di videogiochi stessa! per l'esattezza, domani il post su Golden Axe e martedì quello sulle copertine. E non finisce qui... :-)

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