giovedì 17 ottobre 2013

Dune, di Frank Herbert - recensione

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Io non dovrei mettermi a fare la recensione di Dune. E' un libro troppo importante, maestoso, profondo, e temo di non essere in grado di coglierne tutte le sfumatre, le riflessioni filosofiche, i molteplici livelli di lettura.
Provo a buttare giù qualcosa lo stesso, che ne dite?

La trama: L'imperatore affida al duca Leto Atreides il compito di governare Arrakis, un pianeta tremendamente arido ma sul quale si trova la sostanza più pericolosa dell'universo: la Spezia, in grado di prolungare la vita umana e di donare una limitata prescienza, necessaria per i piloti di navi spaziali da quando un editto imperiale ha vietato lo sviluppo di intelligenze artificiali.
Questo incarico però è frutto di un complicato complotto del barone Harkonnen, della famiglia rivale degli Atreides, per distruggere gli Atreides insieme al loro buon nome.
Il giovane Paul, il protagonista della storia, scampa all'attentato insieme alla madre Jessica, membro del corpo delle Bene Gesserit, un'organizzazione politico-religiosa di importanza cruciale nell'universo. Accolto malvolentieri dai Fremen, gli abitanti oppressi di Arrakis, Paul scoprirà di essere il prescelto per realizzare un destino terribile...



Dune viene spesso associato ad altri capolavori riconoscuti nella narrativa fantastica, come il ciclo della Fondazione di Asimov o Il signore degli anelli, di Tolkien.
Come per le due opere citate, il punto di forza di Dune è la perizia con cui viene creata l'ambientazione.
Herbert ci descrive un mondo futuro complesso e sfaccettato, eppur coerente in ogni sua parte. Una società galattica vagamente arabeggiante, di tipo medievale (abbiamo un imperatore, dei ducati, dei "feudi", persone divise sulla base di titoli nobiliari ereditari...), affascinante per i molti particolari su cui l'autore pone l'accento, come le Bene Gesserit o i Sardaukar. Per non parlare della profonda caratterizzazione dei Fremen, gli abitanti del pianeta Arrakis/Dune, una società tribale (a momenti anche troppo retrograda, al punto che diviene capo della tribù chi riesce a sconfiggere il precedente) basata sulla continua ricerca e conservazione dell'acqua, elemento rarissimo su questo pianeta desertico.


Vi interessa sapere da cosa state per essere mangiati?

Come dicevamo, l'opera ha diversi livelli di lettura, e un lettore ha di che sbizzarrirsi a trovare tutti i risvolti filosofici, religiosi e sociologici che comporta questo universo dove la tecnologia più avanzata è sempre prettamente in mano all'uomo - si vedano ad esempio i mentat, computer-umani, o i già citati piloti delle navi spaziali, o le Bene Gesserit in possesso di capacità quasi soprannaturali. Non si vede tecnologia avanzata, qui: quello che è avanzato è l'uomo stesso.

Anche l'introspezione psicologica dei personaggi è molto curata, soprattutto del protagonista Paul, che intraprende un vero percorso di formazione, da rampollo di un nobile casato a fuggitivo, da ribelle a messia.

O magari volete sapere dove morirete di sete, se non verrete mangiati prima?

C'è da dire che forse non è il libro più adatto per gli amanti dell'azione. Qui sono i dialoghi a farla da padrone, occupando la maggior parte delle pagine.
Una caratteristica che lascia un po' spaesati in quest'epoca di manuali di scrittura, dove vige la religione del POV, è il continuo cambio di punto di vista durante i dialoghi. Quasi a ogni frase segue il pensiero di chi l'ha pronunciata (che di solito rivela che non pensa quello che ha detto ma sta macchinando tutto un suo complotto, oppure si interroga sul reale significato delle parole dette dall'interlocutore... cose così). Per questo, i dialoghi sono a volte un po' faticosi da seguire se non si mantiene l'attenzione, anche perché spesso sono lunghissimi.

Nel '76 uscì anche un wargame da tavolo, molto amato dagli appassionati.

Insomma, Dune è uscito nel 1965 (vincendo sia il premio Nebula che il premio Hugo, i massimi riconoscimenti della fantascienza) eppure è ancora perfettamente godibile, a meno che non siate troppo sensibili ale mode. Mi sento di consigliarlo a chiunque ami la fantascienza.
Sappiate comunque che, sebbene la storia si concluda, c'è ancora qualcosa lasciato in sospeso, per cui sarete praticamente obbligati a leggere anche i libri successivi: Herbert ha scritto altri 5 libri di questa saga.
Non appena li leggerò seguirà puntuale recensione!
Brian Herbert, figlio di Frank, e Kevin J. Anderson, hanno scritto 3 romanzi prequel di Dune (di cui i primi 2 in Italia sono magicamente diventati 4, e il 3o è inedito) e due seguiti inediti in italiano.
Oltre al famoso film di David Lynch dell'84, sono state realizzate anche due miniserie televisive: Dune - il destino dell'universo, de 2000, e il suo seguito I figli di Dune, che combina le trame dei due romanzi Messia di Dune e I figli di Dune. Ma non le ho mai viste.

Il Moro


9 commenti:

  1. Sono ossessionato dalla convinzione che il POV sia la più grande e riuscita frode mai praticata al mondo della creatività e della ragione.
    Ho parafrasato una frase di Hnery James in merito all'identità di Shakespeare, ma lo credo veramente

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    1. Io credo che non si debba dare retta ai manuali che impongono al POV una rigidità degna della signorina Rottenmeier. Allo stesso tempo, però, non bisogna essere nemmeno troppo lassisti. Il giusto sta nel mezzo. L'importante è non ingenerare confusione nel lettore. In questo libro non si perde mai il filo su di chi sia il POV al momento, questo però è dovuto al fatto che viene sempre citato il nome di chi sta pensando cosa... il che rende la lettura un po' pesante.
      Il Moro

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  2. Allora, leggiti subito "Il Messia di Dune", che è un po' un complemento di questo splendido romanzo. È molto breve ed è come se fosse una quarta parte di "Dune". Insieme al terzo libro, formano una specie di trilogia. Il quarto libro e gli ultimi due, invece, sono più distanti e cambiano nei temi e nei modi, pur restando saldamente ancorati all'immaginario di Dune. Questi sono i libri da leggere. I romanzi del figlio e di quell'altro non li ho letti, a eccezione dei due che idealmente compongono quel "Dune 7" mai scritto da Herbert padre. Perché, sì, il sesto libro non conclude l'esalogia ma ha un dannatissimo cliffangher. Però sappi che i libri di figlio e socio non sono all'altezza di quelli dell'esalogia.
    Le due miniserie sono carine, soprattutto la seconda. Hanno il pregio di svincolare Dune dall'ingombrante visione di Lynch (pur essendo il suo un film che adoro), anche se non sono perfette. Nella prima miniserie, ti stupirà vedere chi interpreta l'imperatore! ^^

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    1. Nel frattempo, prima di pubblicare la recensione, ho letto "Messia di Dune" e non mi è dispiaciuto, ma mi è sembrato che avesse ancora più dialoghi lunghissimi, quindi l'ho trovato un po' pesante. Il terzo lo leggrò prossimamente.
      Ovviamente sono subito andato a sbirciare su Wikipedia chi intepretasse l'imperatore nella miniserie... :-D
      Forse l'unico attore italiano che è riuscito davvero ad avere un certo successo negli states.
      Il Moro

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    2. Il terzo è più avventuroso, se ricordo bene. ^^

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  3. Hey Moro!

    sai cosa mi è venuto in mente?
    Che il continuo cambio del POV (praticamente in ogni parte del dialogo) è una caratteristica delle opere di fantascienza che leggeva mio padre da ragazzo, ossia quelle datate '60 e prettamente americane.
    E più o meno mi ero abituato a una cosa del genere.
    Però non ho mai letto Dune :(

    Saludos!

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    1. Di roba datata anni '60 ne ho letta, ma un POV così ballerino francamente non me lo ricordo. Comunque Dune è da leggere, è uno di quei classici che "devono" far parte del bagaglio culturale di un appassionato di fatascienza. Anche se poi magari non ti piace.
      Il Moro

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  4. La tua recensione mi ha convinto! Sono mesi che cerco questo libro e presto lo troverò...
    Ciao Gianmarco

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    1. sono contento di averti convinto, allora!

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