lunedì 3 giugno 2013

E gli editori italiani continuano a prenderci per il ...

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Ieri passeggiavo per Torino, e stranamente, forse in occasione della festa del 2 giugno, forse perché ormai i negozianti come tutti gli altri non sanno più da che parte tirare fuori i soldi, c'erano molti negozi aperti.

Preso da un insano desiderio di arrabbiarmi, decido allora di farmi un giro in una libreria. E ovviamente non sono stato smentito.

Mi cade l'occhio su questo libro, sepolto in mezzo alle boiate fantasy young-adult (l'unico scaffale dedicato al fantastico).






Mi ha attirato perché l'autore è lo stesso di questi due libri, da tempo sullo scaffale della mia libreria: li ho comprati perché hanno un'interessante ambientazione steampunk, ma non li ho ancora letti:




sono i primi di una quadrilogia, gli altri ovviamente mai tradotti.

Ora, nell'immagine che ho postato non si vede bene, quindi vado a riportarvi quanto scritto in copertina di The hungry city:

Dopo lo straordinario successo di Hunger Games i vampiri e gli angeli caduti devono fare spazio a una nuova ondata di romanzi distopici. Oltre a Suzanne collins, tra gli altri grandi nomi c'è l'inglese Philip Reeve.

E già con una presentazione del genere io non lo comprerei mai, e l'accenno all'"ondata" mi sa proprio di minaccia. Tra l'altro, ho anche recensito Hunger Games, non era così brutto ma non metterei lo stesso Suzanne Collins tra i "grandi nomi".

Oltre al paragone in copertina, è evidente anche la somiglianza grafica con le copertine della serie della collins:



Però sono ancora incuriosito, quindi apro il libro e vado a leggere la trama in seconda di copertina:


Futuro remoto. In seguito a un olocausto nucleare che ha causato terribili sconvolgimenti geologici, le città sono diventate enormi ingranaggi a caccia di altre città di cui cibarsi per sopravvivere.
Tom, giovane Apprendista Storico di Terza Classe, lavora nel museo di Londra, una delle città più potenti. Un caso fortuito porta il ragazzo a sventare il piano omicida di Hester, una giovane orribilmente sfigurata che attenta alla vita del capo della Corporazione degli Storici, l'archeologo Valentine. Prima che la misteriosa ragazza precipiti nel nulla del selvaggio Territorio Esterno, Tom riesce a farsi rivelare la sua identità.
Ma, da quel momento, da eroe si trasforma in preda.

Eppure... mi sembra di averla già sentita!
E infatti scopro che questo libro è la ristampa del primo libro della già citata serie di Philip Reeve, Macchine mortali. Ristampa non in edizione economica, ma cartonata e semplicemente con copertina e titolo nuovi. Tra l'altro, non è scritto da nessuna parte che questo libro è il primo di una saga (nè che faccia parte di una saga, in effetti), e infatti io, che sul momento non mi ricordavo bene la trama del primo, per un attimo avevo pensato di comprarlo, credendo che fosse il terzo della saga che ancora mi manca.

Sono andato anche a guardare, come faccio sempre, il titolo originale: Mortal Engines, appunto, macchine mortali. The Hungry City Chronichles è, scopro poi cercando su internet, il nome dato all'edizione americana non del libro ma dell'intera saga (nell'originale inglese è Predator city quartet).

Quindi, i geni della casa editrice, quando hanno scoperto il nome della saga in America, e notando l'assonanza con Hunger Games, hanno ben pensato di ristampare un libro già in loro possesso modificandone titolo e copertina, per attirare le ragazzine isteriche che leggono le boiate vampiriche. Probabilmente nemmeno l'hanno letto.

Bella strategia editoriale, complimenti.

Tra l'altro, guardate la copertina della nuova edizione italiana al confronto con quella vecchia, e con quelle delle varie edizioni inglesi e statunitensi, e ditemi un po' quale vi sembra meglio:






E' proprio ora che impari a leggere in inglese.

Il Moro

8 commenti:

  1. Poi mi chiedono perché mi sta così sulle balle Mondadori... avevo già notato - e adeguatamente perculato - il titolo, ma ignoravo che fosse una ristampa gonfiata.

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    1. Scelte editoriali da cerebrolesi, per cerebrolesi. Peccato che comandino loro.
      Mi piacerebbe sapere se alla fine questo tipo di scelte paga.
      Il Moro

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  2. Come ala solito fanno le cose con il culo...
    Ci sono passato pur'io nella tua esperienza. Ti capisco

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  3. Sbaglio o leggo "Mondadori"? Ecco, non sono l'unico ad averlo notato. Io credo che questo genere di scelte paghi, sul momento. Del resto moltissimo leggono "sul momento", quindi non mi stupirebbe se ci fosse una precisa strategia - e probabilmente c'è, a giudicare dalla copertina.
    Davvero, inizia a leggere in inglese. Un po' e un po'.
    È una scelta che paga (te).

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    1. Dovrei farmi consigliare qualche libro semplice per iniziare a farmi le ossa... :-)
      Lo capisco abbastanza, a volte leggo fumetti in inglese, ma un libro intero un pò mi spaventa.
      Il Moro

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  4. Uhm... siamo sicuri che in paesi anglofoni questi scherzi non te li tirano mai?

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    1. Immagino che queste cose succedano dappertutto, ma in questo caso si tratta di una furbata dell'editore italiano. Nelle copertine in lingua originale non si fa nessun riferimento a Hunger Games.
      Il Moro

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