Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!
Stavolta parliamo di tre film di fantascienza. Quello che ho messo per primo è in realtà l'ultimo che ho visto, e l'unico che ho visto al cinema.
L'ultima missione - Project Hail Mary (2026)
Sì, il titolo italiano è quanto di più anonimo si possa immaginare.
Avendo letto il libro (o meglio ascoltato l'audiolibro) e anche abbastanza di recente, non riesco a non fare un confronto diretto, e mi riesce anche abbastanza difficile mettermi nei panni di chi il libro non l'ha letto. Ho idea che alcuni cenni e passaggi possano risultare un po' oscuri, non nel senso che non si capisca la storia, ma piuttosto come quando in un film Marvel vedi una cosa che capisci che è una citazione ma non riconosci cosa stia citando.
La trama è IDENTICA al libro. Ma è tutto rapidissimo. Nel libro il protagonista smemorato doveva scoprire cosa gli stava succedendo prima e come risolvere la situazione poi, a furia di esperimenti scientifici uno dietro l'altro. La maggior parte mandavano avanti la trama, alcuni no, dal canto mio alla fine avevo la sensazione che qualcosa in questi esperimenti potesse pure essere saltata: mi è sembrato che l'autore avesse voluto "mostrare i muscoli" facendo vedere a tutti quanto era preparato. Ciò non toglie che gli esperimenti fossero di per sé interessanti, soprattutto per gli amanti della scienza, quelli come me che pur non avendo la testa per farla in prima persona amano leggere saggi e guardare i documentari e i video dei divulgatori.
Nel film gli esperimenti spariscono. Non proprio tutti, ma quei pochi che ci sono sono resi molto alla veloce e senza approfondire la scienza, per alcuni bisogna accontentarsi di Grace che guarda nel microscopio e poi dice "ho trovato!".
Questo in realtà non è un male. Già la trama è una riproposizione 1:1 di quella del libro, mettere anche tutti gli esperimenti e le spiegazioni avrebbe significato un film lungo più o meno come l'audiolibro, 17 ore. Invece abbiamo 156 minuti, non pochi ma che scorrono benissimo.
La mia sensazione, quindi, è stata che il film corresse velocissimo, tanto da lasciarmi affannato.
Non ci sono comunque passaggi oscuri e tutto risulta perfettamente godibile, ma ho la sensazione che alcuni passaggi perdano di pathos, ridotti come sono a poche battute.
Insomma, il libro mi è piaciuto di più, ma ciò non toglie che sia un film molto bello da vedere, grazie anche alla bravura di Ryan Gosling, un attore che una volta non mi piaceva, ma che in questo film dimostra un'incredibile bravura. Non mancano alcune scene degne della maestosità di una sala cinematografica, citazioni a Kubrik, astronavi rotanti e quant'altro. Una fantascienza "hard", attenta alla verosimiglianza, anche se non sono in grado di dire quanto effettivamente vicina alla realtà (ad esempio ho qualche dubbio sulla gravità ottenuta con la rotazione, che secondo me dovrebbe essere bassissima e con un forte effetto di Coriolis. Aspetto qualche video del tipo "la scienza di Project Hail Mary" per dissipare i miei dubbi).
Al netto della straniante sensazione di aver visto un film che va troppo di corsa, quindi, film che vi consiglio di guardare se ancora non l'avete fatto. Il libro era meglio, ma non è quasi sempre così?
I am Mother (2019)
Film australiano, diretto da un regista il cui nome avrà sicuramente già generato una discreta quantità di battute, quindi eviterò di farne altre: Grant Stupore. I am Mother è il suo primo e per ora unico film, ma sappiamo che ora sta facendo la regia del prossimo Godzilla x Kong: Supernova. Un film solo, che oltretutto pare essere stato un floppone epocale al botteghino dato che da IMDB risulta un budget di 5 milioni per un guadagno di 644.000 $, e ti ritrovi a dirigere un filmone ad alto budget appartenente a un importante franchise americano: bella botta di culo, direi. Credo che abbia guadagnato parecchio dalla distribuzione tramite Netflix, comunque.
Tutto o quasi ambientato in un bunker, è la storia di una ragazzina che viene fatta nascere e cresciuta da un robot, mentre altri embrioni sono in attesa, in vista di una successiva ripopolazione della Terra che è stata resa una landa sterile da qualche disastro.
Dubbi però si insinuano nella testa della ragazzina, quando scopre che sua "madre" le ha tenuto nascosto qualcosa.
Un continuo ribaltamento di situazioni e colpi di scena. Chi dice la verità? E la sta dicendo tutta? Nuove rivelazioni aprono la strada a nuovi scenari, fanno nascere nuove speranze mentre ne fanno morire altre. Ribaltamenti che ci fanno perdonare la banalità dello spunto iniziale, che come dice Lucius è preso in parte da Alien: Covenant e in parte dalle altre mille storie che abbiamo visto con la gente chiusa nel bunker che crede che il resto del mondo sia tutto distrutto e invece non è vero. E non ditemi che è spoiler. Ma qui uno sbugiarda l'altro che poi sbugiarda l'altro che poi sbugiarda l'altro e la povera ragazzina non sa più che pesci pigliare e ci credo che poi va fuori di testa.
Un film dal ritmo volutamente lento, ma che sa menare qualche colpo spostandosi spesso nel territorio del thriller, in grado di mantenere alto il livello di tensione e di interesse, e che non disdegna di porci qualche quesito filosofico. Un ottimo lavoro, ci vorrebbero più film di fantascienza fatti così, col cuore e col cervello, invece di mostrare solo muscoli (che sarà probabilmente quello che verrà chiesto a Sputore per dirigere il prossimo Godzilla, quindi mi trovate confuso come la protagonista del film).
The Running Man (2025)
Ci sono tre motivi che mi spingono a guardare questo film a prescindere. Il primo è che è tratto da un bel racconto di Stephen King, lo scrittore che TUTTI amano (o almeno, tutti amavano, perché è da un po' che non azzecca un libro, ma The running man appartiene al suo periodo d'oro, che comunque è stato bello lungo). Il secondo è il primo film che è stato tratto dallo stesso racconto: L'implacabile è stato uno di quei film che mi hanno accompagnato nella mia giovinezza, facendomi amare l'action e la fantascienza, e Schwarzenegger. Perché, in caso qualche giovane d'oggi non lo sapesse, tra gli anni '80 e gli anni '90 tutto quello che faceva Schwarzenegger era puro oro misto a dinamite, tanto da farlo assurgere a simbolo di un modo di fare cinema che ha caratterizzato quegli anni. Non importa che non fosse il migliore dei film: era fantascienza e c'era Schwarzy, per il me dell'epoca era più che sufficiente a farsi amare. E il terzo è il regista di questo nuovo film è Edward Wright, un altro che non ne sbaglia una, anche i suoi film minori sono comunque da guardare, e con la Trilogia del Cornetto ci ha regalato dei veri capolavori.
Con i tempi che corrono, suona quasi come un disastro annunciato.
E invece sono stato piacevolmente sorpreso. Chiaro che è inutile confrontarlo con il film di Schwarzy, che pur partendo dallo stesso canovaccio si sviluppa in modo totalmente diverso. E francamente ho letto il racconto (o era un romanzo breve?) troppo tempo fa per ricordarmelo. Non fatemi calcolare quanto tempo o rischio di sentirmi male. Da quel poco che mi ricordo, comunque, questa nuova versione è molto più fedele all'originale.
Il protagonista non vincerà un oscar, ma recita comunque meglio di Schwarzenegger. Più che altro ha un viso talmente riconoscibile che quando prova a travestirsi risulta ridicolo. E c'è qualche problema di sceneggiatura a cui sicuramente non avrei fatto caso all'epoca di Schwarzy o del King dei tempi d'oro, ma che ora che sono diventato un vecchio rompiballe mi salta subito all'occhio. E' interessante che si sia deciso di ambientarlo in un futuro "vecchio" (non esistono i cellulari, usano le videocassette...), ma manca qualcosa di "figo" nell'ambientazione fantascientifica, che risulta visivamente piatta e già vista. Le cassette postali che partono coi razzi ogni volta che imbuchi una lettera e i nastri per registrare i messaggi non sono abbastanza per creare un'iconografia sufficiente a farsi ricordare.
Niente che impedisca comunque di godersi la visione di un buon film di fantascienza action come quelli che facevano ai miei tempi (a ogni paragrafo di questo articolo mi spunta un nuovo ciuffo di capelli bianchi). Azione caciarona, ritmo indiavolato, metafore facili, begli effetti visivi, niente di nuovo ma ben realizzato.
C'è da dire che il futuro distopico ipotizzato da Stephen King nel 1982 (sotto lo pseudonimo di Richard Bachman) oggi sembra sempre più vicino. Senza andarci ad addentrare in riflessioni sulla politica, o sui video fake che all'epoca di Schwarzy erano fantascienza mentre oggi sono realtà di tutti i giorni, vado semplicemente a citare uno show televisivo che mio figlio segue ogni tanto.
Conoscete lo Youtuber MrBeast? Probabilmente sì, visto che il suo è il canale con più iscritti al mondo. Alcuni dei suoi video piaccono anche a me. MrBeast fa video in cui mostra quanto è spaventosamente ricco. Non so come abbia fatto a diventare così ricco, lui dice che ha iniziato come uno youtuber qualunque per poi crescere pian piano, ma la cosa non mi convince molto. Nei suoi video fa vedere cose come gli alberghi o i ristoranti più costosi del mondo o altre robe da super ricchi (roba che presumo sarà offerta dai locali stessi per la pubblicità), oppure fa assurdità come far passare un carro armato sopra quattro Lamborghini in fila o abbattere una per una le giostre di un luna park abbandonato utilizzando dell'esplosivo, cose così. Ma quello su cui mi voglio concentrare sono i suoi video in cui organizza sfide tra gente comune promettendo un premio in denaro. Ultimamente è riuscito a portare questo format anche su Prime Video: il premio finale per questo è 10 milioni di dollari, il più alto mai visto in un reality.
I video con le sfide (o le "challenge", come dicono i presentatori televisivi di oggi, perché usare l'italiano ci fa schifo) di MrBeast mi fanno venire il voltastomaco. Persone adulte che accettano di umiliarsi davanti a milioni di spettatori per vincere quattro soldi. Oltretutto il format è preso di peso da Squid Game, al quale copia anche le tute date ai concorrenti e alle "guardie". E vi ricordo che da quel telefilm è stato tratto anche un "vero" reality con lo stesso nome, nel 2023, che io però non ho mai visto e non guarderò nemmeno se mi pagano. Non so se siano nati prima i giochi di MrBeast o questo reality, ma non mancano gli illustri predecessori, quali Takeshi's Castle che essendo del 1986 potrebbe essere l'antesignano, ai vari Survivor o roba da noi meno conosciuta come Fear Factor o The Challenge. In particolare, ho scoperto dell'esistenza di un reality chiamato Run for the money , giapponese ma il cui format è già stato esportato, in cui l'unica differenza con The Running Game, a parte che se ti prendono non ti ammazzano, è che si svolge in ambienti vasti ma chiusi. Oppure il russo The Interception, in cui davano al concorrente una macchina con la quale doveva riuscire a scappare dalla polizia per 30 minuti, seppur sempre seguendo le regole della strada.
Quindi, anche il più vecchio degli esempi che ho trovato è successivo al romanzo (o racconto che fosse) L'uomo in fuga. King ha anticipato i tempi? Ha intercettato una tendenza della società capendo che avrebbe portato alla creazione di questo tipo di show? O si è ispirato a qualche altro predecessore televisivo che non ho trovato? Lui ha dichiarato di essersi ispirato a show televisivi dell'epoca come Ok il prezzo è giusto, ma non dimentichiamoci che prima di lui è arrivato Robert Sheckley con La settima vittima nel 1953 (da cui è stato tratto un film con Mastroianni nel 1965), che parlava di un gioco simile ma non televisivo. Pare che la deriva della società fosse ampiamente prevedibile da tempo.
Il Moro







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