venerdì 10 ottobre 2014

Il ciclo del nuovo sole, Gene Wolfe - Recensione

Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Il ciclo del nuovo sole è formato da cinque romanzi: L'ombra del torturatore, L'artiglio del conciliatore, La spada del littore, La cittadella dell'Autarca e Urth del nuovo sole (usciti uno all'anno dall'80 all'83, poi l'ultimo nell'87).

Il mondo è alla fine dei suoi giorni: siamo in un futuro lontanissimo, talmente lontano che il sole si sta ormai spegnendo. Come nella famosa saga della Terra Morente di Jack Vance, che ha dato il nome al sottogenere, si tratta di un'ambientazione cupa e malinconica, tipicamente fantasy ma con l'inserimento di tecnologie avanzate, che spesso non vengono comprese da chi ne fa uso in quanto risalenti a epoche passate. Niente magia, quindi, ma c'è una tecnologia talmente avanzata che può facilmente essere scambiata per magia. Nonostante ciò è un fantasy in tutto e per tutto.

L'ombra del torturatore (The shadow of the torturer, 1980) ci introduce la figura di Severian, apprendista della corporazione dei torturatori, narrandoci la sua giovinezza, i primi anni nella corporazione e la sua assegnazione a una lontana sezione distaccata, quando contravverrà ai precetti della corporazione donando la morte a una "cliente" prima di quanto stabilito, per amore.

Il suo viaggio per raggiungere la sua nuova destinazione lo porterà a scoprire questo strano, cupo mondo, affrontando l'odio che la gente comune prova per la sua professione.



Questi sono manuali di come dovrebbe essere scritto un fantasy perfetto. I personaggi sono credibili, l'ambientazione è misteriosa e affascinante, e non ci sono spiegoni. Non sottovalutiamo questa caratteristica in questi tempi di fantasy per ragazzini fatti con lo stampino.
In questo romanzo incontrerete molte parole inventate, nomi per oggetti, veicoli, piante o quant'altro, che non sarete in grado di riconoscere. E nessuno vi spiegherà cosa sono, perché il protagonista lo sa e sta raccontando la storia a gente che lo sa.
Il più delle volte la natura di ciò che ci si presenta si può intuire (gli zooantropi, per esempio, dal nome si può capire cosa siano), altre no (che diavolo sarà mai un alzabo?), ma questo non sarà mai d'intralcio per la comprensione della trama. Ed ecco come si costruisce un'ambientazione. Questo è stile.


E anche la vicenda è piena di fascino, avventurosa e carica di una magica malinconia. Si sviluppa apparentemente senza una direzione precisa, narrando le vicende in cui viene coinvolto suo malgrado il giovane Severian, in una sorta di autobiografia.


Solo nel terzo libro Severian giungerà finalmente al luogo ove era stato destinato, la città di Thrax, dove avrebbe dovuto esercitare il suo mestiere ma la sua permanenza non durerà a lungo. Inutile soffermarci sui motivi che spingono Severian a continuare il viaggio, basta sapere che è successo e, come è evidente a lui che subisce il dono e la condanna di una memoria perfetta, ogni sua scelta, ogni suo incontro, ogni minimo avvenimento è fondamentale per determinare il suo futuro.


Le copertine di un'edizione giapponese illustrate da Yoshikata Amano (character designer noto soprattutto per il suo lavoro sui vari Final Fantasy)

Il ciclo iniziale di quattro volumi è stato completato da un quinto libro, Urth del nuovo sole (Urth of  the new sun), uscito nel 1987, quattro anni dopo l'ultimo del ciclo. L'azione si sposta nello spazio, e forse è il libro che mi è piaciuto di meno, per un semplice motivo: diventa davvero difficilissimo seguire le vicende di Severian se non si sta più che attenti. L'autore non perdona la minima disattenzione, facendo a volte riferimenti a cose avvenute due o tre volumi prima. A Severian capitano un mucchio di cose strane, spesso surreali. Il più delle volte lui capisce cosa sta succedendo (non sempre), ma di rado si degna di spiegarlo... e quando lo fa usa dei riferimenti culturali suoi, che noi non possiamo seguire.
Pretende una grande attenzione, ma è comunque molto bello.

Un'altra edizione giapponese stavolta illustrata da Takeshi Obata (Death Note)
Consiglio per la lettura: i romanzi possono essere un pochino "pesanti", quindi io li ho intramezzati leggendo tra uno e l'altro dei romanzi brevi e semplici. Ecco, meglio non farlo. Un po' perché Gene Wolfe non si prende la briga di spiegarci niente, un po' perché la memoria perfetta del protagonista, lungi dall'essere un mero espediente per spiegare come possa scrivere la sua storia così nei dettagli, è parte integrante della trama, e spesso Severian tornerà con la mente a momenti precedenti, a volte di parecchio. Si rischia davvero di perdere il filo.

I personaggi del ciclo in versione Adventure Time
Concludendo, una saga poetica, maestosa, profonda, scritta da dio. Leggete questo capolavoro, e basta.
E, un consiglio: non leggete le quarte di copertina (io ho quelli dell'edizione Fantacollana Nord), sono piene di fastidiosissimi spoiler.

Un'ultima considerazione. Nel quarto libro, durante una contesa tra due personaggi per chi racconta la storia migliore, i due contendenti affermano:

"[...] non devi giudicare dal contenuto delle storie ma dal modo in cui ciascuna di esse è narrata."
"Io non sono d'accordo! - ruggì Hallvard - Gli ascoltatori si stancano presto dei trucchi dei narratori. Il modo migliore di narrare è il più semplice."

Fortunatamente Gene Wolfe pare non essere dalla parte di Hallvard.


Il Moro

10 commenti:

  1. Mi tentano... Sono pubblicati solo dalla Nord o li trovano anche in qualche altra collana?

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    1. La più recente è una ristampa della Fanucci con copertine da fighetti, che richiamano nello stile le ristampe di Game of Thrones con le foto dei protagonisti dei telefilm.
      http://www.fanucci.it/products/9788834719312-lombra-del-torturatore
      Il Moro

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  2. L'alzabo lo descriverei come una specie di cagnaccio, o di plantigrado, sia pure con delle doti sorprendenti...
    Bella recensione, complimenti.

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    1. Ma lo scopri solo dopo, forse addirittura nel libro successivo a quello dove c'è il banchetto... lì per lì devi prenderlo com'è.
      Grazie!

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  3. Quest'estate mi hanno parlato di questa saga!
    Pensavo che fosse sconosciuta, invece noto che c'è molto.
    Direi che è il caso che mi metta ad approfondire di più.

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  4. Indiscutibilmente una delle più grandi saghe mai scritte. Non per niente la sua lettura è difficile, richiede impegno, il lettore non può essere distratto, e soprattutto non può essere letta un poco alla volta, nei ritagli di tempo. Ci si entra un po' alla volta, come in Erikson, poi se ci entri davvero è difficile uscirne. In ogni caso ottima recensione.

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